per avere informazioni sulle foto delle stampe contattare ligustro.italia(AT)gmail.com
TITOLO: Stampa Pesci L'Aragosta e Oneglia (oggi Imperia)
Xilografia policroma a 113 colori, anno 1997
Tirature: 4 con colori e carte diverse
Tecniche impiegate in uso nel periodo EDO in Giappone:
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Nishiki-E |
Dipinti broccato, termine con il quale si prese ad indicare le xilografie policrome diffusesi a partire dal 1765 (incisioni su legno di pero o di ciliegio). |
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Bokashi |
Stampa a colori sfumati |
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Kindei |
Colore dato da polvere d’oro per coprire minime parti della superficie della stampa con motivi decorativi. |
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Kinpaku |
Impiego di foglia d’oro al fine di ricoprire superfici anche estese sulla stampa. |
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Urushi-E |
Parti coperte con lacca per renderle lucide e brillanti |
NOTA BENE: Faccio presente che anche le molte olive che si vedono sono state, ad una ad una, laccate con l’antica tecnica dell’ Urushi-E giapponese.
Legno: Le incisioni per i contorni e per i cliché sono state eseguite su legno di ciliegio (Sakura)
Carta: Carta pregiata Giapponese
Misura della stampa: cm 71 x cm 52
Firma : Firma in basso a destra LIGUSTRO
NOTA:
Ise-ebi (aragosta, Palinurus vulgaris)
Aragoste e gamberi sono simboli di longevità (il nome ebi può essere scritto con due ideogrammi che, letteralmente, significano “vecchio del mare”). Alle persone si augura che la loro schiena possa curvarsi, sotto il peso degli anni, come il dorso di un’aragosta.
Da appunti di Ligustro presenti nella sala LIGUSTRO presso la Biblioteca Civica Lagorio Imperia. Intervista a Ligustro per una pubblicazione.
In questa stampa molto particolare ho voluto rappresentare il complesso mondo del commercio oleario, anche attraverso il logo dell’aragosta che richiama la storica ditta Isnardi di Imperia, la quale ha proprio il disegno di questo crostaceo sulle etichette delle bottiglie di olio, e con l’occasione ho voluto presentare un lavoro per la molitura delle olive: nell’angolo sinistro si vede una mola per le olive, c’è un grande albero d’ulivo e il tutto è posizionato sul porto di Imperia, con il suo faro utilizzato dalla moltitudine di barche che allora erano continue per l’intenso commercio oleario; il grezzo arrivava da molti luoghi nel bacino del Mediterraneo, ad Imperia veniva lavorato con l’aggiunta di una percentuale del nostro olio e in seguito veniva riesportato.
La costruzione in fondo sulla destra rappresenta la casa dell’ulivo: ho voluto raffigurare tante forme emblematiche che nell’insieme danno l’idea di quello che fosse l’importante commercio dell’olio in quegli anni (dal 1910 al 1960), prima che il commercio iniziasse a diminuire.
Oggi abbiamo “l’olio extra vergine di oliva”, ma un tempo si chiamava “lampante” (da lampada) perché la maggior parte dell’olio della Liguria andava alla flotta inglese e francese per l’illuminazione sulle navi.
Questo è stato un periodo molto florido per Oneglia (oggi Imperia) e si stima che i commercianti fossero circa 600, mentre oggi non rimane nulla. Io, che ho lavorato per anni in questo settore, conosco ancora bene tutte le fasi della lavorazione, della raffinazione, le tecniche e i sistemi.
Questa stampa ha delle caratteristiche molto particolari, nell’insieme, come ad esempio le diverse tonalità dei verdi dell’albero di oliva e come le diverse pietre per la ruota utilizzata nei frantoi (ho mantenuto il colore originale che combacia benissimo con il colore dell’aragosta, con il verde dell’olivo e l’azzurro del mare).
NOTA BENE: Faccio presente che anche le molte olive che si vedono nella stampa sono state laccate, una ad una, con l’antica tecnica dell’Urushi-E giapponese.
Ligustro
F.B.
Imperia 1997
per avere informazioni sulle foto delle stampe contattare ligustro.italia(AT)gmail.com
TITOLO: Stampa Oneglia nel segno dello zen
Xilografia policroma a 173 colori, anno 1999
Tirature: 4 con colori e carte diverse
Tecniche impiegate in uso nel periodo EDO in Giappone:
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Nishiki-E |
Dipinti broccato, termine con il quale si prese ad indicare le xilografie policrome diffusesi a partire dal 1765 (incisioni su legno di pero o di ciliegio). |
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Bokashi |
Stampa a colori sfumati |
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Karazuri |
Stampa con parti realizzate con la sola pressione, senza colore, per ottenere il rilievo ed effetti tridimensionali. |
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Kimekomi |
Stampa con effetto inverso del “karazuri” e con effetto di incisione, avallamento. |
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Kindei |
Colore dato da polvere d’oro per coprire minime parti della superficie della stampa con motivi decorativi. |
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Kinpaku |
Impiego di foglia d’oro al fine di ricoprire superfici anche estese sulla stampa. |
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Kirazuri |
Stampa a mica consistente nell’applicare particelle di polvere di perla e mica al fine di ottenere effetto argentato e brillante. Per la stampa dell’oro e argento. |
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Sabi-Bori |
Metodo di incisione per ottenere nella stampa della calligrafia Giapponese l’effetto del pennello. |
Legno: Le incisioni per i contorni e per i cliché sono state eseguite su legno di ciliegio (Sakura)
Carta: Carta pregiata Giapponese
Misura della stampa: cm 52 x cm 74
Sigilli in cinabro cinese
Traduzione Versi: Ne il drappo sventola
Ne il vento soffia
Se non nella mente (Versi di Yone Naguchi)
Dondola la vela
Accanto si esibisce
La farfalla (Versi di Ligustro)
La poesia di Ligustro è stata tradotta, in metrica Giapponese, dalla calligrafa: Jimbo Keiko
Firma : Sigillo in basso a destra LIGUSTRO, sigillo in basso a sinistra CHO-RAKU INCIDE LA GIOIA LIGUSTRO
NOTA: NELLA STAMPA SI NOTA IL CERCHIO DELLO ZEN…
La ripresa dei traffici con la Cina, che sotto i Ming (1368 – 1644) assisteva allora a un meraviglioso rinnovamento della sua cultura, portò in Giappone fermenti e stimoli che impressero un nuovo volto e una nuova vitalità all'arte.
Elemento fondamentale in questo fervore di trasformazioni è lo zen, che ormai tutto ispira e pervade.
Al suo influsso si debbono le caratteristiche essenziali dell’arte di questo periodo; grande sobrietà e composta eleganza congiunte a mirabile freschezza…
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LIGUSTROGRAFIA XILOPOLICROMA
TITOLO: Orientalismi – ONEGLIA CON I PALLONCINI variante 2 – Immagini Poetiche
Xilografia policroma a 101 colori, Anno 2012
Tirature: 3 con colori e carte diverse
Tecniche impiegate in uso nel periodo EDO in Giappone:
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Nishiki-E |
Dipinti broccato, termine con il quale si prese ad indicare le xilografie policrome diffusesi a partire dal 1765 (incisioni su legno di pero o di ciliegio). |
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Bokashi |
Stampa a colori sfumati |
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Karazuri |
Stampa con parti realizzate con la sola pressione, senza colore, per ottenere il rilievo ed effetti tridimensionali. |
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Kinpaku |
Impiego di foglia d’oro al fine di ricoprire superfici anche estese sulla stampa. |
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Kirazuri |
Stampa a mica consistente nell’applicare particelle di polvere di perla e mica al fine di ottenere effetto argentato e brillante. Per la stampa dell’oro e argento. |
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Sabi-Bori |
Metodo di incisione per ottenere nella stampa della calligrafia Giapponese l’effetto del pennello. |
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Ginpaku |
Stampa su foglio d’argento |
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Ichimai-E |
Stampa a foglio singolo |
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Yoko-E |
Stampa in senso orizzontale |
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Fukei-E |
Stampa di paesaggio |
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Maki-E |
Stampa con polvere d’oro spruzzata |
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Urushi-E |
Parti coperte con lacca per renderle lucide e brillanti |
Legno: Le incisioni per i contorni e per i cliché sono state eseguite su legno di ciliegio (Sakura)
Carta a mano Giapponese: Hodomura 110 gr.
Misura della stampa AIBAN: cm. 31 x cm 25
Traduzione Versi: “Pioggia di Poesie” Non posso dimenticare / La tua visione / per un momento / anche se il percorso / è disseminato / di convolvoli in fiore
Firma: Firma in basso a destra LIGUSTRO
Nella poesia giapponese ricorre spesso, (vedi anche Bashō e Ligustro) il fiore di convolvolo per la sua valenza simbolica: si spalanca alla luce del mattino e si richiude la sera.
DOCUMENTAZIONE ANCHE PRESSO Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia
Apertura della sala dedicata al Maestro Ligustro
presso la Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia
Piazza Edmondo De Amicis, 7 - Imperia
In data 9 maggio 2015 si è svolta, presso la sala convegni della Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia, con il patrocinio della
Fondazione Italia Giappone e della Fondazione Mario Novaro, l’apertura della sala dedicata al Maestro Giovanni Berio in arte
LIGUSTRO quale traguardo successivo dopo l’importante donazione (legni incisi, corrispondenza, calligrafie giapponesi, libri ed opere
d’arte personali e di altri autori, l'archivio completo di una vita artistica) del Maestro alla Città di Imperia. La sala è fruibile pubblicamente,
come punto di riferimento di eccellenza, per consultare tutto il materiale donato per approfondimenti personali ed eventi divulgativi.
TITOLO: Stampa Corvi nella neve
Xilografia policroma a 20 colori, anno del drago 1988
Tirature: 4 con colori e carte diverse
Tecniche impiegate in uso nel periodo EDO in Giappone:
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Nishiki-E |
Dipinti broccato, termine con il quale si prese ad indicare le xilografie policrome diffusesi a partire dal 1765 (incisioni su legno di pero o di ciliegio). |
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Bokashi |
Stampa a colori sfumati |
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Gindei |
Impiego di polvere d’argento per dare rilievo a particolari finemente ricavati nella stampa. |
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Gin-Sunago |
Scaglie e polvere d’argento cosparso sulla superficie al fine di ottenere effetti di luminosità su particolari cliché in modo da ricavare stampe perfettamente simili. |
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Karazuri |
Stampa con parti realizzate con la sola pressione, senza colore, per ottenere il rilievo ed effetti tridimensionali. |
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Kimekomi |
Stampa con effetto inverso del “karazuri” e con effetto di incisione, avvallamento. |
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Kirazuri |
Stampa a mica consistente nell’applicare particelle di polvere di perla e mica al fine di ottenere effetto argentato e brillante. Per la stampa dell’oro e argento. |
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Sabi-Bori |
Metodo di incisione per ottenere nella stampa della calligrafia Giapponese l’effetto del pennello. |
Legno: Le incisioni per i contorni e per i cliché sono state eseguite su legno di ciliegio (Sakura)
Carta: Carta pregiata Giapponese
Misura della stampa: cm 16 x cm 35
Sigilli in cinabro cinese
Traduzione versi, dell’haiku scritto da Norio, insegnante giapponese abitante a Genova:
Sulla montagna la neve
un canto di uccelli
solo
si espande
Yukiyamani
tada tori nocoe
shi mi wataru
Firma: Sigillo in basso a destra RI-GU Ligustro, sigillo in basso a sinistra Anno del drago.
Da appunti di Ligustro presenti nella sala LIGUSTRO presso la Biblioteca Civica Lagorio Imperia
NOTE:
Nella mitologia giapponese il corvo, è considerato un messaggero della dea del Sole Amaterasu, compare in antichi documenti giapponesi come il Kojiki, in cui si narra anche che abbia combattuto e ucciso una bestia intenzionata a divorare il Sole, e che sia altresì il protettore del primo imperatore nipponico Jimmu Tosei avendolo aiutato a fuggire da un bosco circondato da un esercito ostile.
In molte occasioni, nell'arte giapponese questa creatura viene rappresentata con tre zampe, sebbene nel Kojiki non venga mai affermato che lo Yatagarasu (corvo imperiale o un corvo indiano) ne abbia più di due. Oggi, la versione a tre zampe dello Yatagarasu è utilizzata come simbolo della federazione calcistica del Giappone.
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Matsuo Basho – Haiku
Anche i corvi
sono belli
nel mattino di neve.
Su un ramo spoglio
si posa un corvo
nel crepuscolo d’autunno.
La neve e noi due
soli a vederla:
quest’anno pure
tornerà a fioccare?
I versi che abbiamo appena letti ci fanno ben vedere come la stagione, presente nell'haiku con il termine stagionale (kigo) d'obbligo, non sia affatto un elemento esterno, decorativo, bensì in profonda sintonia con quanto il poeta vuole esprimere. Bashō stesso ci spiega nell'antologia «Sanzōshi», compilata dall'allievo Dōhō nel 1702-1704, quali sono i criteri per dar vita a un haiku:
«Comporre un haiku vuol dire esprimere con parole la luce in cui le cose o il mondo vi appaiono. Questo va fatto prima che quella luce si spenga nella nostra mente e nel vostro cuore.
Nel creare un haiku, vi sono poemi che si fanno da soli, altri invece richiedono di esser plasmati. Se vi concentrate su quel che prova la vostra sensibilità interna ponendola in armonia con le cose esterne, l'essenza del vostro spirito, allora, diverrà haiku. Se invece non terrete in nessun conto la vostra sensibilità interiore, l'haiku non nascerà. Potrete solo produrre versi frutto della vostra costruzione mentale».
Sono parole che fanno davvero riflettere. In effetti, componimenti che non vengono plasmati da una «costruzione mentale», come auspicava Bashō, sono tutti — haiku del periodo classico o a noi contemporanei — componimenti singolarmente aperti a più letture, in quanto secondo l'haijin (poeta di haiku) Nakamura Kusatao, un buon haiku vive di un «mondo doppio» (nijusei no sekai) ove altre immagini, in più rispetto a quelle offerte dalla prima lettura dei versi, si sovrappongono grazie alla sensibilità e alla cultura di quel secondo autore che è il lettore…….
A coloro che volevano dedicarsi alla poesia raccomandava quattro cose: Wa, la pace, l'armonia con tutti gli esseri, animati e inanimati; Kei, il rispetto profondo; Sei, il corpo e lo spirito liberi dal desiderio di possesso; Jaku, la tranquillità e il distacco affettivo dalle creature per un'indispensabile calma interiore. A partire da questa ascesi si può giungere ad uno stato di estasi che solo la contemplazione della vera bellezza può suscitare. E' a quel punto che lo haiku scaturisce.
…Bellezza sobria e calma…
Bashō visse in epoca Tokugawa, era un viaggiatore e imprimeva sulla carta le sensazioni che lo avevano coinvolto durante i suoi vagabondaggi.
Il ruolo centrale spetta alla natura, insieme alle sensazioni che essa trasmette all’animo.
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Anche i corvi come son belli nel mattino di neve!
La prima neve! appena da piegare le foglie dell’asfodelo
Ah! nel mattino di neve anche i cavalli attirano gli occhi |
Su un ramo spoglio ai posa un corvo crepuscolo d’autunno
Amico, accendi il fuoco ti mostrerò una cosa graziosa, una palla di neve
Verrà quest’anno la neve che insieme a te contemplai? |
TITOLO: Stampa Omaggio agli attori Danjūrō del Kabuki variante 1
Xilografia policroma a 48 colori, anno 1992
Tirature: 8 con colori e carte diverse
Tecniche impiegate in uso nel periodo EDO in Giappone:
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Nishiki-E |
Dipinti broccato, termine con il quale si prese ad indicare le xilografie policrome diffusesi a partire dal 1765 (incisioni su legno di pero o di ciliegio). |
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Bokashi |
Stampa a colori sfumati |
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Gindei |
Impiego di polvere d’argento per dare rilievo a particolari finemente ricavati nella stampa. |
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Karazuri |
Stampa con parti realizzate con la sola pressione, senza colore, per ottenere il rilievo ed effetti tridimensionali. |
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Kindei |
Colore dato da polvere d’oro per coprire minime parti della superficie della stampa con motivi decorativi. |
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Kinpaku |
Impiego di foglia d’oro al fine di ricoprire superfici anche estese sulla stampa. |
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Kirazuri |
Stampa a mica consistente nell’applicare particelle di polvere di perla e mica al fine di ottenere effetto argentato e brillante. Per la stampa dell’oro e argento. |
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Sabi-Bori |
Metodo di incisione per ottenere nella stampa della calligrafia Giapponese l’effetto del pennello. |
Legno: Le incisioni per i contorni e per i cliché sono state eseguite su legno di ciliegio (Sakura)
Carta: Carta pregiata Giapponese
Misura della stampa: cm 36 x cm 47
Sigilli in cinabro cinese
Traduzione Versi: Omaggio all’illustre discendenza Danjūrō del teatro Kabuki.
NOTA: Ho copiato la mano da una stampa di Sharaku perché vale la pena approfondire la conoscenza di questo importante personaggio. Ligustro.
Firma : Sigillo in alto a sinistra LIGUSTRO, altri sigilli dei censori
NOTA:
Da appunti di Ligustro presenti presso la Sala Ligustro che si trova nella Biblioteca Civica Lagorio ad Imperia.
Ichikawa Danjūrō è il nome d'arte utilizzato da una serie di attori kabuki appartenenti alla famiglia Ichikawa. Sebbene la maggior parte di essi avesse diretti legami di sangue, diversi Danjūrō erano in realtà stati adottati dal predecessore.
La linea dei Danjūrō è specializzata nell'interpretazione di un certo numero di ruoli rappresentati in una serie di opere chiamata Kabuki jūhachiban ("Le diciotto migliori opere kabuki"), che rappresenta una vera e propria mostra delle specialità della famiglia Ichikawa.
Nell'ambiente del teatro kabuki, il nome Danjūrō è molto famoso ed importante e riceverlo è considerato uno dei massimi onori. Per questo, così come accade per altri nomi di scena, esso è formalmente concesso in una cerimonia chiamata shūmei in cui diversi attori cambiano formalmente il proprio nome. Prima di prendere il nome di Danjūrō, che generalmente viene dato all'attore scelto quando questi si trova all'apice della carriera, infatti, un attore ha di solito già avuto altri nomi di scena quali Matsumoto Kōshirō, Ichikawa Shinnosuke o Ichikawa Ebizō (quest'ultimo è utilizzato a volte successivamente a quello di Danjūrō).
Il simbolo della famiglia Ichikawa, ossa il loro mon, è composto da tre quadrati inseriti l'uno dentro l'altro ed è chiamato mimasu o sanshō. Per questo, alcuni degli attori facenti parte della successione degli Ichikawa Danjūrō hanno utilizzato "Sanshō" come loro haimyō, ossia come soprannome o alias da utilizzare nei circoli poetici.
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kabuki Una delle principali forme drammatiche giapponesi, sorta all’inizio del 17° secolo. Erede di molti generi di spettacoli popolari basati su danza, recitazione e canto, secondo la tradizione ha avuto origine dalle rappresentazioni elaborate da una danzatrice, Okuni, ed eseguite con altre compagne sul greto del fiume Kamo a Kyōto nel 1603. L’iniziativa ebbe un immediato successo, ma ben presto il governo proibì alle donne di prendere parte allo spettacolo e, a partire dal 1652, tutti i ruoli del kabuki furono interpretati da soli attori maschi, convenzione che si è mantenuta fino ai giorni nostri. Nel suo sviluppo, il kabuki accolse elementi del nō e soprattutto del jōruri (teatro delle marionette giapponesi), portando sulla scena, come quest’ultimo, problemi, ideali e drammi della società urbana. Ōsaka ed Edo furono i centri principali.
I soggetti trattati spaziano dal leggendario al soprannaturale, da avvenimenti storico-militari a episodi di vita contemporanea. Nel kabuki condizione essenziale e imprescindibile è l’abilità dell’attore d’imporre a tutto il dramma il peso del proprio stile e della propria personalità.
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Come reazione al tradizionale teatro nō, genere nobile che prende ispirazione dallo stesso repertorio classico fin dal XVI secolo, il teatro kabuki si impose a Edo come genere anticonformista e popolare, che conosce la sua epoca d’oro nella seconda metà del XVIII secolo.
Basato su una recitazione eccessiva, privilegia l’azione drammatica e l’esaltazione delle passioni. Le maschere, che coprono il volto degli attori nel teatro nō, vengono abbandonate per rivelare le espressioni dei volti. Programmi illustrati, manifesti, ritratti commissionati dagli attori o dai proprietari delle sale: il teatro kabuki diventa un genere privilegiato dagli artisti di stampe.
NOTA:
Da appunti di Ligustro presenti presso la Sala Ligustro che si trova nella Biblioteca Civica Lagorio ad Imperia.
CENNI GENERALI ottobre 2001
TOSHUSAI SHARAKU
Autore di ukiyoe del periodo Edo, alcuni lo identificano con Saito Jurobei, attore No residente in Hacchobori (Edo, l'attuale Tokyo), alle dipendenze del clan degli Awa. In circa dieci mesi, dal maggio 1794 al febbraio 1795, Sharaku produsse più di centoquaranta opere, la maggior parte delle quali è costituita da ritratti di personaggi kabuki o kyogen, oltre a lottatori di sumo e guerrieri. Ventotto grandi primi piani di attori dai colori sgargianti su sfondo grigio sono tra i suoi lavori più apprezzati. A differenza della precedente produzione pittorica di volti o mezzobusti, come i ritratti della scuola Katsukawa o le figure muliebri di Utamaro, Sharaku si impadronì delle caratteristiche di ciascun soggetto, rendendole al pubblico arricchite di acume e realismo. Lungo il breve arco della sua carriera, l'artista passò abilmente da uno stile all'altro, da ritratti a figura intera a opere dallo sfondo elaborato, fino alle serie: è innegabile che la pittura dinamica del debutto fu presto abbandonata a favore dello statico stile successivo. La letteratura coeva, in particolare lo Ukiyoe Ruiko (Riflessioni sulle tipologie ukiyoe), fa riferimento a Sharaku in un unico passo: "Sharaku, sebbene si sia dedicato quasi esclusivamente a ritratti di attori kabuki, dipinse in maniera tanto realistica da turbare la suscettibilità di alcuni; le sue opere furono pertanto invise al pubblico per lungo tempo. La sua popolarità sorse e giunse a termine nell'arco di uno o due anni". Le menzioni successive sono rarissime. Nel 1910, con la pubblicazione di Sharaku, lo studioso tedesco Julius Kurth creò una sorta di boom di Sharaku in Occidente, al quale corrispose un ritorno di notorietà in patria: il misterioso autore venne in tal modo saldamente confermato nella rosa dei migliori artisti ukiyoe al mondo. Con l'aumentare della fama, il mistero intorno all'identità di Sharaku si infittì ulteriormente; egli apparve all'improvviso e all'improvviso scomparve, mutando sensibilmente stile in un breve lasso di tempo. La teoria dell'«altra identità», viva in Giappone, sostiene che Sharaku sia lo pseudonimo temporaneo di un artista affermato. I nomi più ricorrenti sono quelli di Maruyama Okyo, Utamaro e Hokusai, ma nessuna ipotesi è stata confermata scientificamente, sebbene tutte abbiano contribuito ad alimentare l'alone di leggenda che avvolge il personaggio. Le opere di Sharaku sono presenti in tutto il mondo presso, tra gli altri, il British Museum di Londra, lo Art Institute di Chicago e il Metropolitan Museum of Art di New York. Pochi lavori sono ancora in Giappone e, tra questi, ventisette ritratti custoditi presso il Tokyo National Museum sono stati dichiarati Importanti Beni Culturali. Tutte le xilografie di Sharaku sono state pubblicate dall'editore Tsutaya Juzaburo.
"Sharaku fu un sognatore che, novello Edipo, osò affrontare lo sguardo umano della passionale Sfinge. Una forza misteriosa si cela nelle pieghe grottesche del viso e nelle smorfie demoniache delle sue maschere No; nelle sue opere non vi è cupezza, ma un'imponente logica allegorica".
trad. da Sharaku, di Julius Kurth
Toshusai Sharaku, geniale artista ukiyoe nato a Edo, le prove del cui talento sono innegabilmente presenti nei ventotto ritratti risalenti al primo periodo della sua carriera: si tratta di stampe policrome, sebbene la gamma dei colori sia relativamente ristretta e la composizione, fatta esclusivamente dei quattro elementi di viso, mani, busto e sfondo grigio, sia molto lineare. Eppure, dopo un primo incontro, i ritratti restano scolpiti nella memoria, con il loro fascino indescrivibile e misterioso.
Credo che Sharaku abbia presentato la realtà in una forma che supera il realismo. Egli non ha ritratto fedelmente gli attori; li ha piuttosto rappresentati in maniera impressionistica, come se il ruolo da essi interpretato fosse subordinato alla loro vera identità, nascosta sotto il pesante trucco. Osserviamo Matsurnoto Koshiro IV nel ruolo di Gorobei, venditore di pesce a Sanya. Il personaggio, che aiuta due sorelle nella vendetta contro gli assassini del padre, è un uomo franco e con un alto senso dell'onore: le stesse qualità sono attribuibili, secondo le fonti, anche all'attore Matsumoto. Anche Onoe Matsusuke al pari del suo ruolo di vittima, Matsushita Mikinoshin, veniva spesso tacciato di fragilità e inconsistenza, presaghe dell'infausta sorte di entrambi.
L'espressiva interiorità dei soggetti rivela le qualità pionieristiche dell'artista Sharaku, di gran lunga superiore al mero artigiano xilografo. In un'epoca in cui le stampe di attori erano semplici ritratti miranti all'acquisizione del consenso del pubblico, Sharaku rappresentò la novità. I volti deformati e le espressioni caricaturali sono frutto del suo sguardo impietoso, della sua capacità di cristallizzare l'istante. Qual è dunque il senso di tale visuale gelida, apparentemente proiettata oltre, nello spazio? E' il primo sintomo della nebulosità di un'epoca che inizia a mostrare le debolezze del sistema politico shogunale? Oppure, è il riflesso delle tenebre aleggianti nell'animo di Sharaku?
………
Toshusai Sharaku scomparve dalla scena artistica del suo tempo dopo soli dieci mesi di attività, nei quali realizzò 140 opere. Ignorato per più di un secolo, questo pregevole ma presto dimenticato genio dell'ukiyoe fu riscoperto dal tedesco Julius Kurth: la giusta considerazione della sua opera fu dunque reintrodotta in Giappone dall'Occidente.
Masanobu Ito Dipartimento delle Arti, The japan Foundation
La caricatura di una caricatura
L’intralcio maggiore all'apprezzamento di un'opera d'arte è la seccante esistenza dell’”artista". E' paradossale: l'artista sta, visibile, di fronte alla propria creatura e sembra interferire con il nostro pieno godimento di essa, sebbene egli non dovrebbe più avere controllo sul lavoro finito. Eppure il pubblico cerca l'autore all'interno dell'opera; l’”artista" si sovrappone gradualmente all'idea che ne abbiamo. La vita, la morte, i tanti episodi di cui è protagonista: questi elementi finiscono con il controllare la nostra immaginazione. L'autore dovrebbe essere un buco, una cavità da cui nasce l'opera. E' naturale che la persona che noi collochiamo in quel buco secondo il nostro istinto e colui che definiamo artista e ancora, costui non sarà mai lo stesso, ma apparirà diverso a seconda della nostra immaginazione, tempo e circostanze.
In questa accezione, Sharaku è un artista ideale che dovrebbe essere avvicinato a Shakespeare. Si è a lungo tentato di rintracciarne la vera identità, ma ciò ha soltanto contribuito a infittire il mistero. Le ipotesi sono state molteplici, dall'idea che fosse un attore di teatro No a eventuali connessioni con Hokusai; gli studiosi non riescono a riempire il vuoto infinito di cui essi semplicemente rappresentano la conferma.
Sharaku, sulla cui vita nessun aneddoto rimane. Sharaku, del quale resta soltanto l'opera. Considerato il periodo, tardo Edo (fine XVIII), ciò e sicuramente insolito, ed e questo che consente a Sharaku di essere il sovrano del regno dell'immaginazione. …….
In altre parole, il classico mistero di nome Sharaku può funzionare come cartina al tornasole della ricettività della nostra epoca.
Qual è dunque la forma dello Sharaku nostro contemporaneo riflessa negli occhi del pubblico straniero? Credo che non sarà semplicemente un'entità esotica. ………
A pensarci bene, fu uno storico dell'arte tedesco, Julius Kurth, a riscoprire Sharaku all'inizio del XX secolo: egli riteneva giusto considerarlo alla pari di Velasquez e Rembrandt. Come dimostrano le sue opere, Yasumasa Morimura condivide pienamente lo spirito di tale affermazione. Sharaku è tema immanente a sostegno del dialogo "oltre tempo e spazio" tra il Giappone e le altre culture.
Akira Tatehata Critico d’arte, docente presso l’Università d’Arte di Tama
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