PREMIO ALBERO DELLA FRATELLANZA 
A GIOVANNI BERIO "LIGUSTRO"

il 28 gennaio 2007. presso la sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso a Imperia, al nostro cittadino è stato consegnato il premio in oggetto. Riporto la motivazione per la scelta del premiato.

 

"AI NOSTRI CONCITTADINI CHE HANNO SAPUTO LASCIARE TRACCIA IN ITALIA E NEL MONDO DEL LORO SAPERE, DEL LORO LAVORO, DEL LORO IMPEGNO CULTURALE, CIVILE, MORALE"

 

Dopo un'introduzione veramente sentita del Presidente Sig. Languasco, la parola è passata al Sig. Franco Carli che ha tenuto viva l'attenzione del numeroso pubblico tanta era la chiarezza, la proprietà di linguaggio, il tono pacato senza punte elevate usati per descrivere l'arte del nostro concittadino.

Eccovi alcuni stralci del suo discorso:

"Mi sono chiesto molte volte per quali ragioni mi sento così affascinato dai lavori di Ligustro. Ho cercato di darmi delle risposte Prima di tutto gioca a favore di questo fascino l'elemento così insolito, per noi quanto meno, che anima i suoi lavori.
Quello che più mi affascina di Ligustro è proprio l 'aspetto tecnico non tanto le evocazioni che hanno a che fare col nostro immaginario. E' una tecnica così, per noi appunto, insolita e così poco frequentata da altri e ne fa un caso unico non soltanto un nostro concittadino, di cui possiamo essere fieri, ma anche un esponente a tutto campo di una attività figurativa che ha delle connotazioni particolarissime. Ora questa tecnica mi fa venire in mente una cosa, che più è forte l'impatto tecnico e più, molto spesso, è alto il valore delle cose fatte.
Altra cosa che mi affascina in Ligustro è la capacità di stare dentro la bottega dove si costruisce in virtù di tecnica un fatto d'arte. Aggiungerò ancora una breve cosa , che in questi casi la tecnica non è mai una cosa fuori di sé, asettica, s'imparenta inevitabilmente col proprio vissuto, diventa anche strumento per capire il mondo non soltanto per fare un certo oggetto. Se esaminiamo quali siano stati i grandi fatti d'arte della nostra storia, vedremo che tutti hanno alle spalle una grande e altissima bottega artigiana.
Ed è per questo che Ligustro non è soltanto il portatore di una tecnica più visibile di altre perché più insolita, ma è anche lui persona tutto questo."

Dopo altri interventi molto chiarificativi, la parola è passata alla Dott.ssa Donatella Failla del Museo Chiossone di Genova.
La Dottoressa era visibilmente commossa per il tributo di affetto che tutti i presenti dimostravano al premiato.
Riporto una piccola ma significativa parte del discorso:

"Le cose che ho ascoltato mi hanno trovato concorde. Tutti gli aspetti delle prolusioni che mi hanno preceduto hanno presentato degli stimoli interessantissimi. Il Dr. Carli ha dato una rappresentazione del lavoro dell'artista come la rappresentazione di un uomo che si trovi in un avamposto della civiltà, in una particolare solitudine e questo a volte è vero.
Naturalmente si parla di autenticità di ispirazione e penso che questa autenticità senz'altro riguardi molto il lavoro di Ligustro.
Ci sono altri aspetti che sono già stati sfiorati nella realtà circa le vie misteriose per le quali alcune tecniche artistiche che sono d'accordo sul fatto che una padronanza notevole del mezzo espressivo sia fondamentale naturalmente per rendere quella che è l'ispirazione e l'idea originaria dell'artista. Questa padronanza che il maestro Ligustro esprime nella sua arte, nel suo lavoro è veramente sorprendente."

Infine Ligustro, calmo, posato anche se in fondo ai suoi occhi luccicava la commozione, ci ha deliziato con una gustosa dissertazione.

Un grande applauso e un ottimo brindisi hanno chiuso gioiosamente un incontro di notevole importanza dove l'arte, ancora una volta, ha aperto le sue grandi ali ed è volata in cielo.

CELESTINA

Domenica, 28 gennaio 2007 ore 10,30

SURIMONO Eseguito da Ligustro per il ricevimento del premio (dell’albero della fratellanza)
Xilografia policroma a 10 colori, anno 2007
Tecniche impiegate in uso nel periodo EDO in Giappone:

Versi: Un uomo può perire nel nulla senza lasciare un nome distinto che si tramandi per sempre?

di “Yamanoue-No-Okura” il nobile principe che nel VII° secolo è la “Tanka che in punto di morte lasciò ai posteri”

 

NOTA: Questa stampa di tipo Surimono è stata eseguita per gli amici intimi. Nel Giappone del tardo periodo Edo, c’era l’uso di produrre uno speciale surimono per festeggiare particolari ricorrenze nell’attività di circoli culturali o eventi simili di livello. Questi oggetti, da qualcuno definiti kubarimono (stampe omaggio pregiate) erano xilografie a tiratura molto limitata, come i nostri esemplari numerati, eseguite su cara pregiata ed arricchite con le più preziose raffinatezze incisorie; fuori commercio, venivano distribuite a membri e sostenitori di circoli o a famigliari. Ligustro riprende con questa sua insuperabile abilità che gli è propria, la simpatica usanza giapponese.

(Estratto relazione Prof. Adriano Vantaggi, nato a Genova nel 1949 dove vive e lavora. Ha vissuto in Giappone dal 1973 al 1975 con borsa di studio del Ministero della Pubblica Istruzione. Si è laureato in lingue e civiltà orientali presso l’Istituto Orientale di Napoli e tra i migliori allievi del Prof. Adolfo Tamburello. E’ un “Yamatologo” molto quotato. Già consulente del Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova, autore di numerose pubblicazioni e traduzioni dal giapponese. Accanto ad altri studi, si dedica da anni allo studio della storia dell’antica xilografia giapponese. Collabora inoltre con associazioni culturali dedite all’insegnamento delle arti, della storia e della letteratura orientali)

 

Da alcuni anni la SOMS (Società Operaia di Mutuo Soccorso) ha istituito un premio biennale che conferisce ai concittadini che hanno saputo lasciare traccia in Italia e nel mondo del loro sapere, del loro lavoro, del loro impegno culturale, civile, morale, nonché di aver operato per l'affermarsi di quei valori quali la fratellanza e la solidarietà che sono propri delle Società di Mutuo Soccorso.

Soci onorari ai quali è stato assegnato l'Albero della Fratellanza sono ad esempio Mons. Ismaele Castellano, il maestro Luciano Berio ed il premio Nobel Renato Dulbecco. Ognuno di loro, pur nella diversità del loro impegno e delle loro attività, ha manifestamente dimostrato la validità degli ideali della solidarietà, del mutuo soccorso, della fratellanza, ma soprattutto li ha messi in pratica. Mons. Ismaele Castellano, Vescovo di Siena, indubbiamente sostenuto e ispirato dalla sua vocazione di fede e di servizio, si è costantemente prodigato nell'opera di soccorso verso le genti del Terzo Mondo.

Il Maestro Luciano Berio, percorrendo la via dell'arte ha concorso alla diffusione di quei valori culturali che sono essenziali alla crescita ed all'affermazione della solidarietà del vivere civile; non pago di ciò egli ha altresì donato la propria casa alla SOMS, affinché venisse destinata a fini culturali e didattici.

Ultimo tra essi, ma solo in ordine di tempo il premio Nobel Renato Dulbecco ha portato avanti con impegno di uomo e di scienziato la silente ma dura battaglia per sconfiggere il male del secolo, e quindi far dono all'intero genere umano di conquiste utili a migliorare la qualità della vita.

Con l'Albero della Fratellanza non si è certo pensato di istituire un premio di fama altisonante: semplicemente si è voluto dare consistenza ad un gesto, ad un momento di incontro attraverso il quale esprimere consenso, solidarietà, amicizia ed ammirazione a delle persone che per la SOMS, ma non solo per essa, sono l'espressione più alta dell'impegno civile, morale e culturale che appunto ha le sue radici e la sua linfa vitale nei principi della solidarietà e della fratellanza.

 

 

9 OTTOBRE 2018

A 3 ANNI DALLA SCOMPARSA DELL'ARTISTA IMPERIESE. LE INIZIATIVE

 

Il ricordo di Ligustro sulla rivista "Cantarena"

 

STEFANO DELFINO IMPERIA

   Un numero speciale della rivista culturale «Cantarena» (e un altro già in preparazione con gli atti del convegno dello scorso aprile all'Università di Genova) e due capitoli di un libro dedicati a lui e alla sua arte: a quasi tre anni dalla scomparsa, Giovanni Berio, conosciuto come Ligustro, resta un personaggio ai centro dell'attenzione, e non solo a Imperia, di quanti lo hanno frequentato, e ne hanno apprezzato l'inesauribile attività di studio e di recupero delle antiche, tecniche giapponesi di stampa e di incisione, ormai dimenticate.

   Intitolato «Le opere di Ligustro Berio: uno studio sulla composizione», il secondo volume di «Cantarena» fa parte di un progetto che riguarda il Premo Ligustro, patrocinato da Città di Imperia, Fondazione Italia-Giappone, Centro Internazionale Antinoo per l'Arte Centro documentazione Marguerite Yourcenar e Fondazione Mario Novaro, e in oltre 200 pagine raccoglie decine di riproduzioni di stampe, xilografie policrome a più colori (anche 150), surimono, biglietti augurali, ed ex libris realizzati dal Maestro.

   Spiega il figlio Francesco Berio, che sta catalogando i documenti del padre: «Questa pubblicazione può essere un valido supporto per studiare le tecniche usate da Ligustro, la moltitudine dei colori e le matrici incise, dare una lettura critica sulle possibilità espressive della xilografia policroma contemporanea in relazione alle innovazioni da lui introdotte, e analizzare la poesia giapponese e cinese racchiusa nelle sue opere, oltre ai molteplici significati simbolici e filosofici».

   Il momento di studio e di ricerca sarà incentivato dalla possibilità di accedere al materiale presente nella sala Ligustro della Civica Biblioteca Lagorio, alla quale l'artista ha donato 4.000 legni incisi, 2.000 libri e 20 faldoni di corrispondenza, il suo archivio completo, e disponibile anche in formato digitale. Lo scopo del premio è quello di far conoscere ai giovani studenti l'antica tecnica nishiki-e riscoperta da Ligustro, «evidenziandone la complessità e la perfezione».

   A Ligustro si è interessata Angelina Merlo di Loano, che nel suo libro «Domeniche nel Ponente ligure» (Edizioni del Delfino Moro di Albenga), ne parla in due capitoli: «Ottobre: Oriente-Occidente», dove racconta affascinata la visita all'atelier del Maestro, «un mondo magico» che si affacciava in via Des Geneys a Oneglia, e che ora non esiste più; e «Comunicazione», in cui ricorda Ligustro al lavoro «nel suo regno di pace», diventato anche un luogo di incontro di tanti amici e intellettuali. —

RELAZIONE SULL’IMPORTANZA E SULLA BELLEZZA DEL LAVORI DI LIGUSTRO

NISHIKI-E: stampe broccato. Con questo termine i Giapponesi indicarono le xilografie policrome, comparse intorno al 1762. L’Ukiyo-e, il “mondo fugace” della stampa nipponica, entrava così nell’età dell’oro; i nomi – ben noti anche all’Occidente – di Harunobu (1725-1770), Sharaku (attivo nel 1794-1795), Utamaro (1753-1806), Hokusai (1760–1849), Hiroshige (1797-1858), appartengono ad artisti del periodo della piena policromia.

Giovanni Berio, in arte Ligustro – Rigu (Strumento – utile) secondo la trascrizione ideografica visibile nel sigillo conchiliforme sulle sue opere – ha introdotto le “nishiki-e” nella nostra grafica, con tecnica ad un tempo fedele ed innovata e con assoluta originalità compositiva: gli elementi orientali, pur dominanti, non sono mai fredde riproduzioni, facili “japoneries”, ma si fondono perfettamente nell’insieme, un insieme impensabile senza quelli.

Vi è una sorta di predisposizione innata a fianco de “il lungo studio e il grande amore” che fa avvicinare le culture dell’Oriente; Ligustro certo la possiede, ed ecco spiegate le intuizioni - come nel caso de La rana, caso in cui la scoperta della vicenda Ono-no-Tōfū (894 - 966), persuaso a rimanere a corte dalla perseveranza di un batrace, giunse ad incisione terminata – o la subitanea recezione di motivi lontani dalla comune visuale. Si aggiunga che l’artista è un autodidatta, partito da una lettura analitica delle “nishiki-e” sperimentando i diversi tipi di carta e di legno, ricercando e talora creando gli attrezzi di lavoro più acconci.

Ma vediamo in breve come nascono le “stampe di broccato”.

Si procede eseguendo il disegno su carta “mino” (gr/mq 10). Tale disegno preparatorio – in giapponese è detto “shita-e” (sotto – disegno) – viene incollato, sul “recto”, sopra una tavola di legno tagliato di filo. I legni sono quelli impiegati tradizionalmente nella xilografia europea: il pero, il sorbo, il bosso, mentre i Giapponesi utilizzavano il ciliegio selvatico, tagliato di testa. Quando la carta ha ben aderito – Ligustro passa dell’olio perché il legno assorba meglio il disegno – seguendo i contorni dell’immagine, visibili in trasparenza, si incide la tavola, provvedendo a scavare ed a scalzare, mediante mazzuolo, scalpello, lancette e bulini le parti inservibili, si da lasciare in rilievo le sole linee del contorno. Abbiamo ora la matrice di base, da cui trarre stampe monocrome.

Il lavoro per ottenere le “nishiki-e” è però soltanto agli inizi. Sarebbe infatti necessario incidere altrettante matrici quanti sono i colori voluti, Ligustro invece ha apportato delle modifiche, tese a semplificare e a sveltire l’impresa, così come, nelle fasi operative precedenti, aveva pure introdotto delle innovazioni rispetto al procedimento antico. L’esecuzione e l’impiego dello “shita-e”, ad esempio, sono stati accelerati; lo spessore della matrice è stato ridotto, provvedendo ad incollare la tavoletta su un blocco di truciolato – in tal modo, viene assicurato il risparmio di legno e, quindi, il contenimento delle spese – ed anziché i pennelli di vario tipo, nell’inchiostratura viene usato, almeno per superfici abbastanza estese, il rullo.

Grazie poi ad una messa a registro – che ha i suoi cardini nelle tradizionali “kentō” (marginatori) – ed a nuovi accorgimenti, l’intaglio dei successivi “clichès” per i colori – uno per tinta, come già detto – può essere limitato alle sole parti volute: non è necessario, perciò, inciderne per intero degli altri. La stampa è ottenuta collocando il foglio sulla matrice inchiostrata ed esercitando una pressione con moto ad un tempo circolare ed ascendente – discendente usando il “baren”, un tampone di corda che Ligustro fabbrica in proprio ed in formato diverso. Particolare attenzione e cura viene messa in questa fase, dall’artista considerata come la più delicata del processo: la stampa, non il disegno, né l’intaglio.

Quello finora sommariamente descritto è il procedimento generico per ogni incisione. Ma il maestro Rigu, che ha sperimentato tutte le carte – dalla “masa” (gr/mq 40, composta in prevalenza da gesso, nonché da bambù ed altre fibre), la più comune, alla “hōsho” (carta per diplomi, senza rigatura, gr/mq 90), la più pregiata – che sperimentato tutti i formati – dallo “shikishiban” (formato quadrato, cm 21 x 18 circa), il più usato nei “surimono”, al “tanzakuban” (formato cartiglio per poesie, cm 34 x 7) allo “hashira-e” (formato pilastro, cm 66 x 12), il più giapponese, al consueto “ ōban” (formato grande, cm 38 x 25,5 circa), ai politici – che già ha portato la policromia a livelli insperati – fino a 100 e più impressioni – si è impadronito – ed anche in tali casi la via di apprendimento è stata quella sperimentale – delle raffinatezze estreme dell’Ukiyo-e: “kohonzuri” (stampe su seta), “boskashi” (gradazioni del colore), “kirazuri” (uso della mica), “karazuri” (goffratura in rilievo), “kimekomi” (goffratura in cavo) – queste ultime ottenute, ancora una volta, con innovazioni personali, per quanto il nostro non abbia esitato ad usare il gomito, “more japonico - suni-nagashi” (effetto dell’inchiostro corrente, conseguito immergendo il foglio in una soluzione di acqua ed inchiostro).

I colori ed i relativi abbinamenti, mescolanza e composizione, sono già nel pensiero, secondo il metodo di far sbocciare il bambù dentro di se, prima ancora di tracciarlo; ciò non toglie che, come anche i Giapponesi, Ligustro possa apportare delle modifiche di colore nelle tirature successive: ecco dunque l’alternarsi di prima sera, sera inoltrata, notte profonda su tre esemplari di una medesima incisione. La stampa ispirata ad una poesia di Mario Novaro (1868 – 1944) esiste in triplice versione.

Non meraviglia che il genere più congeniale all’artista imperiese sia quello dei “surimono”, lo stesso dei preziosismi xilografi del Ukiyo-e. Nati nell’era Meiwa (1764 – 1772), i “surimono” (lett. “cose stampate”) erano stampe a tiratura limitata, eseguite su carta pregiata, dietro ordinazione, il più delle volte con aggiunta di goffrature e di polvere mica, nonché di poesie più o meno connesse con l’immagine. Tali caratteristiche, committenze a parte – finora relegate nell’ambito degli “ex libris” – si ritrovano nei lavori di Ligustro.

Genere strettamente legato ai “surimono” era quello degli “e-goyomi” (calendari illustrati). Benché l’origine di questi ultimi risalga alla fine del 1600, il loro periodo di fioritura corrisponde a quello dei “surimono”: 1765 1840. Il computo del tempo era affare governativo e le autorità provvedevano ad informare il popolo delle varie ricorrenze, ma con scarso preavviso. Così nel 1765 alcuni ricchi mercanti decisero la pubblicazione di stampe calendario – di stampe cioè, con indicazione dei mesi – da distribuire ai sottoscrittori. Data l’importanza e la rarità della cosa, le stampe furono realizzate nella neonata tecnica policroma – subito diffusi a tutti i generi della xilografia giapponese – la varietà dei colori ben figurando in opere per la loro natura raffinate quali “surimono e e-goyomi”.

Ligustro ha composto una serie di dodici stampe – una per ogni mese dell’anno – diverse, “stricto sensu”, dalle stampe calendario giapponese di un tempo; gli è che la situazione è oggi completamente differente; l’alternarsi di mesi lunghi e brevi – così come avveniva nell’antico lunario cinese – non ha presso di noi alcun valore, tranne che per gli orientalisti e gli studiosi di astronomia. Scomparsa la funzione pratica, la serie mantiene quella di calendario artistico, partecipando degli “e-gojomi” e delle figurazioni medioevali dei Mesi.

La stampa dedicata a Novembre è forse la più europea d'impostazione, le altre presentano una simbiosi di Oriente e Occidente: Gennaio, ove compare un tsuitate (paravento rigido) in un interno occidentale; Marzo, Luglio, Agosto col richiamo alla hotaru-gari (caccia alle lucciole), passatempo nelle serate estive. Detta simbiosi – appieno realizzata, o suggerita, o vagamente intuita, o inconscia - forma del resto il leitmotiv della produzione di Ligustro.

Simpatica iniziativa è quella di dedicare un'incisione, per l'inizio di ogni nuovo anno, all'animale corrispondente secondo lo zodiaco cinese. Sono apparsi finora: Serpente (1989), Cavallo (1990); dovranno seguire Capro, Scimmia, Gallo, Cane, Cinghiale, Topo, Bove, Tigre, Lepre, Drago.

De: Il mio mondo, Arcobaleno di luce e Arcobaleno di farfalle, la già ricordata Rana, Yin e Yang (o Festa del mare) - della quale va evidenziato il motivo umoristico: Hotei non giungerà in tempo per salvare il vaso dai due gatti rissosi - ho avuto modo di scrivere altrove (cfr. lneja 89); i lavori sono tali e tanti da esimermi dalle ripetizioni.

Potrei citare la xilografia di Ligustro da me per prima veduta Malinconica attesa, ove nere figure di un passato medioevale si ergono sulla banchina; alle loro spalle, umi no sachi, le spoglie del mare. Potrei citare Procella ligure, le cui onde richiamano Hokusai prima ancora di Munch che, del resto, aveva guardato al vecchio "pazzo per il disegno"; oppure Il gatto sognatore, forse adombrante un qualche sogno di Kuniyoshi (1797-1861); o La rotta del pescatore, con il primo piano del rematore, come in una stampa di Hiroshige ed in una di Kiyochika (1847-1915). Potrei citare ancora Le bagnanti, dai solidi corpi, ripetute - delicatezza filatelica - in formato ridotto sul libro in basso.

Le logge di S. Chiara. La serie di arcate che s'aprono su Porto Maurizio, visibile in lontananza, traccia il confine del silente mondo delle Clarisse; un grillo, una rana, un ragno sulla tela bevono i raggi solari pioventi tra i pilastri. La visione è serena, luminosa, estiva.

Il sogno di Chuang Tzu (369?-286) è l'ultima opera in ordine di tempo, ispirata al celebre passo del filosofo: "Io Chuang Tzu sognai di essere una farfalla…Ora, non so se ero allora un uomo che sognava di essere una farfalla o se sono adesso una farfalla che sogna di essere un uomo". Qual è la realtà? Ed è reale - si passi il bisticcio - la realtà? Col tempo, dice Chuang Tzuy viene il Grande Risveglio e scopriamo che questa vita è un grande sogno.

Non per nulla le stampe giapponesi, alle quali vogliono ricollegarsi le nishiki-e di Ligustro sono ukiyo-e, immagini di un mondo fugace.

Adriano Vantaggi, Orientalista

Genova, 1990 The Bamboo Art Studio,

 (Prefazione libro Palloncini di Ligustro

Prof. Adriano Vantaggi, nato a Genova nel 1949 dove vive e lavora. Ha vissuto in Giappone dal 1973 al 1975 con borsa di studio del Ministero della Pubblica Istruzione. Si è laureato in lingue e civiltà orientali presso l’Istituto Orientale di Napoli e tra i migliori allievi del Prof. Adolfo Tamburello. E’ un “Yamatologo” molto quotato. Già consulente del Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova, autore di numerose pubblicazioni e traduzioni dal giapponese. Accanto ad altri studi, si dedica da anni allo studio della storia dell’antica xilografia giapponese. Collabora inoltre con associazioni culturali dedite all’insegnamento delle arti, della storia e della letteratura orientali)

IL NOSTRO IMPORTANTE MAESTRO LIGUSTRO

 

Come gli studiosi di xilografia giapponese sanno, l’espressione nishiki-e (stampe di broccato) non ha alcuna relazione con i tessuti, tranne il fatto che, al loro apparire nella prima metà del decennio 1760, le stampe policrome - questo è il significato ultimo di nishiki-e - richiamavano agli occhi della gente la ricca varietà di colore dei broccati.

Orbene, esiste una produzione di nishiki-e, di incisioni policrome su matrici lignee, nata sulla Riviera Ligure. Il singolare artista che ha dato origine ad una tale produzione è Giovanni Berio, o Ligustro, secondo il geimei (nome d'arte) che egli stesso ha scelto e che compare nella trascrizione ideografica di Rigu (Strumento-utile) a margine delle sue stampe .

Un acuto spirito di osservazione è alla base dell'esperienza artistica di Ligustro: guardando le stampe giapponesi e non fermandosi al solo lato estetico, egli ha ricercato, letto, analizzato le varie fasi di riproduzione, indi ha compiuto non facili studi su carta, legni, attrezzi di lavoro - ridotti a pochi essenziali, talora creati ex novo - e tecniche. La sperimentazione ha, infine, sopperito alle tante zone d’ombra lasciata dai libri sull’Ukiyo-e, libri che poco o punto trattano degli aspetti tecnici.

All'attività artistica il nostro ha affiancato, da due anni a questa parte, una attività didattica, per cui si può ormai affermare l’esistenza, in Italia, di una scuola di xilografia policroma. Avendo avuto modo di assistere ad alcune lezioni, ho percepito l’entusiasmo da Ligustro profuso nell'insegnamento, ho visto lavori prender forma e completarsi, ho seguito le fasi operative attraverso le quali passa la produzione di una stampa. Eccole in breve.

Si procede eseguendo il disegno su carta mino (gr/mq 10). Tale disegno preparatorio - in giapponese è detto shita-e (sotto-disegno) - viene incollato, sul recto, sopra una tavola di legno tagliato di filo; i legni sono quelli tradizionalmente impiegati nella xilografia europea: il pero, il sorbo e il bosso, mentre i Giapponesi utilizzavano il ciliegio selvatico, tagliato di testa.

Quando la carta ha ben aderito - Ligustro passa dell’olio perché il legno assorba meglio il disegno - seguendo i contorni dell'immagine, visibili in trasparenza, si incide la tavola, provvedendo a scavare ed a scalzare, mediante mazzuolo, scalpello, lancette e bulini, le parti inservibili, si da lasciare in rilievo le sole linee del contorno. Si ottiene così la matrice di base, da cui trarre stampe monocrome.

Ma il lavoro per avere le nishiki-e è soltanto all’l’inizio. Sarebbe necessario incidere altrettante matrici quanti sono i colori voluti, però Ligustro ha apportato delle modifiche tese a semplificare ed a sveltire l’impresa, così come, nelle fasi operative precedenti, aveva pure introdotto delle innovazioni rispetto al procedimento antico. Infatti, ad esempio, lo spessore della matrice era stato ridotto, provvedendo ad incollare la tavoletta su un blocco di truciolato - in tal modo, viene assicurato il risparmio di legno e, quindi, il contenimento delle spese - ed anziché i pennelli di vario tipo, nell'inchiostratura viene usato, almeno per superfici abbastanza estese, il rullo. Grazie dunque ad una precisa messa a registro ed a nuovi accorgimenti, l'intaglio dei successivi clichés per i colori - uno per tinta, come già detto - può essere limitato alle parti volute, non è necessario, perciò, inciderne per intero degli altri.

La stampa è ottenuta collocando il foglio sulla matrice inchiostrata ed esercitando una pressione con moto ad un tempo circolare ed ascendente-discendente usando il baren, un tampone di corda che Ligustro fabbrica da sé, in formati diversi. Particolare attenzione e cura viene messa in questa fase che l'artista considera come la più delicata del processo: la stampa, non il disegno, né l'intaglio.

Questo sommariamente descritto è il procedimento generico per ogni incisione.

Ma Ligustro, che ha sperimentato tutte le carte – dalla masa (gr/mq 40, composta in prevalenza da gelso e pure da bambù e da altre fibre), la più comune, alla hōsho (gr/mq 90, carta per diplomi, senza rigatura), la più pregiata - che ha sperimentato tutti i formati - dallo shikishiban (quadrato, cm. 21 x 18), il più usato nei surimono, al tanzakuban (cartiglio per poesie, cm. 34 x 7), allo hashira-e (pilastro, cm. 66 x 12), il più giapponese, ai polittici - che già ha portato la policromia a livelli insperati - fino a cento e più impressioni - si è impadronito - ed anche in tali casi la via dell’'apprendimento è stata quella. della sperimentazione - delle raffinatezze estreme dell'Ukiyo-e: kōhonzuri (stampa su seta), bokashi (gradazione del colore), kirazuri (uso della mica), karazuri (goffratura in rilievo), kimekomi. (goffratura in cavo) – queste ultime ottenute, ancora una volta, con innovazioni personali, per quanto il nostro non abbia esitato ad usare il gomito, more japonicosumi-nagashi (effetto dell'inchiostro corrente, conseguito immergendo il foglio in una soluzione di acqua ed inchiostro).

Colori e relativi abbinamenti, mescolanza e composizione, sono già nel pensiero, secondo il metodo di far sbocciare il bambù dentro di sé, prima ancora di tracciarlo; ciò non toglie che, come anche i Giapponesi, Ligustro possa apportare delle modifiche di colore nelle tirature successive: ecco dunque l'alternarsi di prima sera, sera inoltrata, notte profonda, su tre esemplari di una medesima incisione. E' il caso, ad esempio, della stampa ispirata ad una poesia di Mario Novaro (1868-1944), stampa di cui sono state tirate tre edizioni diverse.

Non meraviglia che il genere più congeniale all'artista imperiese sia quello dei surimono, lo stesso dei preziosismi xilografici nipponici. Nati nell'era Meiwa (1764-1772), i surimono (lett."cose stampate") erano stampe a tiratura limitata, eseguite su carta pregiata, dietro ordinazione, il più delle volte con aggiunta di goffrature e di polvere di mica, nonché di poesie più o meno connesse con l’immagine. Tali caratteristiche, committenze a parte - finora relegate nell'ambito degli ex libris - si ritrovano nei lavori di Ligustro. Osserviamone alcuni.

La giuliva rivoluzione terrestre de Il mio mondo testimonia una simpatia per le forme tondeggianti - si vedano, su altre incisioni, palloncini, dischi solari, lune, etc. - forme sempre tracciate a mano, senza l'ausilio di compasso. Esse tornano, facendo cornice, in Yin e Yang - o Festa del mare - ove l'alternanza dei due principi fondamentali si trova sparsa per tutta la stampa: pioggia e sereno, sole e luna, mattino e sera, rabbia e calma, etc.

Prodotto di sicura intuizione è La rana, poiché soltanto in un secondo tempo, ad incisione terminata, Ligustro scoprì l'episodio di Orno-no-Tōfū, il nobile convinto a rimanere a corte dalla perseveranza di un batrace. E, per rimanere nel campo faunistico, una miriade di variopinte farfalle svolazza da foglio a foglio. Tra le raffigurazioni di paesaggi è la xilografia più laboriosa ed elaborata: Le logge di S. Chiara.

Genere strettamente legato ai surimono era quello degli e-goyomi (calendari illustrati). Benché l'origine di questi ultimi risalga alla fine del 1600, il loro periodo di fioritura corrisponde a quello dei surimono: 1765-1840. Il computo del tempo era affare governativo e le autorità provvedevano ad informare il popolo delle varie ricorrenze, ma con scarso preavviso. Cosi, nel 1765, alcuni ricchi mercanti decisero la pubblicazione di stampe-calendario - di stampe, cioè, con le indicazioni dei mesi - da distribuire ai sottoscrittori. Data l'importanza e la rarità della cosa, le stampe furono realizzate nella neonata tecnica policroma - subito diffusasi a tutti i generi della xilografia giapponese - la varietà dei colori ben figurando in opere per loro natura raffinate, quali surimono ed e-goyomi.

Ligustro ha composto una serie in dodici stampe - una per ogni mese dell'anno - diverse, stricto sensu, dalle stampe-calendario giapponesi di un tempo, ma gli è che la situazione è oggi completamente diversa: l'alternanza di mesi lunghi e brevi - cosi come avveniva nell'antico lunario cinese - non ha presso di noi alcun valore, tranne che per gli orientalisti e gli studiosi di astronomia. Scomparsa la funzione pratica, la serie mantiene quella di calendario artistico, partecipando degli e-goyomi e delle figurazioni medioevali dei Mesi. La stampa dedicata a Novembre, qui riprodotta è forse quella di impostazione più europea, mentre nelle altre la simbiosi di Oriente ed Occidente si compie con effetti piacevoli: la stampa di Gennaio - ove appare un tsuitate (paravento rigido) in un interno occidentale - le stampe di Marzo, Luglio, Agosto - con il richiamo alla hotaru-gari (caccia alle lucciole), passatempo nelle serate estive - e Ottobre. Del resto, detta simbiosi - appieno realizzata, o suggerita, o vagamente intuita, o inconscia - forma il Leitmotiv della produzione di Ligustro.

Mi piace concludere citando Arcobaleno di luce e Arcobaleno di farfalle, incisione che prende lo spunto da un haiku (epigramma in diciassette sillabe) di Uchida Sono; in essa l'artista tende fra la cultura nostra e la cultura giapponese il "Ponte fluttuante del cielo" – Amë nö uki-pasi - secondo i canoni di un nuovo mito.

Adriano Vantaggi

Genova, Febbraio 1990

RICERCHE CULTURALI INTERNAZIONALI, sal. S.Caterina 4

(Prof. Adriano Vantaggi, nato a Genova nel 1949 dove vive e lavora. Ha vissuto in Giappone dal 1973 al 1975 con borsa di studio del Ministero della Pubblica Istruzione. Si è laureato in lingue e civiltà orientali presso l’Istituto Orientale di Napoli e tra i migliori allievi del Prof. Adolfo Tamburello. E’ un “Yamatologo” molto quotato. Già consulente del Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova, autore di numerose pubblicazioni e traduzioni dal giapponese. Accanto ad altri studi, si dedica da anni allo studio della storia dell’antica xilografia giapponese. Collabora inoltre con associazioni culturali dedite all’insegnamento delle arti, della storia e della letteratura orientali)

DOMENICHE NEL PONENTE LIGURE

Di Angela Merlo

 

Ottobre: Oriente-Occidente

Oneglia. Via Des Geneys. Una via come tante con porte che si aprono sulla strada. Una di queste porte si schiude su un mondo magico. Come si può definire il luogo dove lavora Ligustro?

Studio? No, troppo sussiegoso.

Bottega artigiana? No, perché qui si crea arte.

Biblioteca? No, ci sono moltissimi libri ma non è una biblioteca.

Magazzino? Neanche perché, pur essendoci accatastate scatole e cartelle, non è un magazzino. Cos'è allora?

Io lo definisco un antro dove dimora la creatività, la bellezza, la cultura e sovrintende a tutto questo uno spirito indipendente, libero che è appunto Ligustro.

Finalmente oggi ci sono venuta in questo luogo e per due ore, tanto ci sono rimasta, ho attraversato mondi lontani: il Giappone, l'Asia, la loro storia, la loro filosofia, il loro modo di concepire la vita, il tempo.

Si è parlato anche del nostro tempo deteriorato, così poco incline alla quiete, alla bellezza.

Quest'anno ricorre il centesimo anniversario del movimento futurista che inizia col manifesto di Marinetti pubblicato sul Figaro nel 1909.

Si proponeva la rottura col tradizionalismo e si prendeva come simbolo la macchina .

Che fa Ligustro per questo anniversario? Ispirandosi alla "quiete" di Bashō, a una poesia del poeta persiano Hafez nato a Ciraz "la rosa" e ad un'altra poesia dedicata alla donna, compone un'incisione dal titolo "La quiete di un futurismo luminoso".

Veramente tutto è luminoso in questa incisione: la donna, le rose, le farfalle e bellissimi sono i colori con le lacche che danno corposità al disegno. Questa è la poesia sulla rosa del poeta Hafez:

Ero perso con lo sguardo verso il mare Ero perso con lo sguardo nell'orizzonte tutto e tutto appariva come uguale; poi ho scoperto una rosa in un angolo di mondo ho scoperto i suoi colori e la sua disperazione di essere imprigionata fra le spine, non l'ho colta ma l'ho protetta con le mie mani, non l'ho colta ma con lei ho condiviso e il profumo e le spine. Tutte quante. Ah, stenderei il mio cuore come un tappeto sotto i suoi passi, ma temo per i tuoi piedi le spine di cui lo trafissi.

Un sua incisione, esposta a Berlino, in occasione del crollo del muro, è stata ora esposta all'Archivio Centrale di Stato di Roma.

Sullo sfondo in azzurro ci sono i contorni delle nazioni coperte da un elmo greco-romano, uno austro-ungarico e uno islamico e dietro le ossa che in alto ben definite mentre scendono diventano sempre più bianche fino a sbiadire in un bianco polveroso.

Un'idea geniale per far capire cos'è il potere. Sta facendo anche copie identiche a quelle di Hiroshige - le campanule. La sua arte continuerà attraverso Edhèra pittrice e sua allieva. Ho visto una sua incisione molto significativa. È raffigurato Ligustro, vestito di un kimono e voltato all’indietro come uno che se ne va, ma lascia dietro di sé la bellezza. C'è un grande sole con strisce più scure che lo attraversano. Anche in questo lavoro bellissimi colori e lacche. Questa incisione è stata ispirata da uno scritto di un poeta inglese Swinburne che stanco del giapponesismo imperante in una sua poesia scrive: "Vattene, farfalla, torna in Giappone".

Il titolo dell'incisione di Edhèra è significativo: "il ritorno delle farfalle".

La bellezza non può scomparire, ci sarà sempre qualcuno che ce la farà amare.

Con lo stesso titolo ha fatto un'incisione anche Ligustro, di forma ovale e un'altra più semplice e insolita: "lui che se ne va".

Tornando in treno guardavo il mare; questo mare Mediterraneo intorno al quale sono fiorite splendide civiltà, ricchezza per il mondo di cultura e di bellezza. L'uomo fa grandi progressi nella scienza, ma meno si cura dell'arte e della poesia.

Giuseppe Conte in un articolo sul poeta arabo Adonis scrive: "Bellezza, vino, eros, poesia (e io aggiungo bellezza).

Ecco le risposte alla barbarie, alla violenza cieca dei potenti.

La poesia (e la bellezza) resiste e rivive, ritorna con una sua nuova energia confondendo i confini tra oriente ed occidente, in nome di quanto c'è di più umano (e più divino) “nell'uomo".

In Ligustro Oriente e Occidente si incontrano in un "Futurismo luminoso".

 

Comunicazione

Se questa è l'era della comunicazione come vorrei tornare indietro di secoli quando la parola aveva un preciso significato e un uso limitato e pensato. Penso ai tempi della posta portata da una diligenza.

Immaginate la gioia nel ricevere una lettera, aprirla con trepidazione, leggerla, rileggerla in attesa di riceverne un'altra!

Non era meglio leggere le notizie di quello che succedeva nel mondo su un giornale?

C'era tempo di esaminarle e approfondirle con la propria ragione e le proprie idee.

Che ne dite delle migliaia di notizie che ci sommergono dal video?

Per scuoterci oramai devono esserci almeno migliaia di morti o toccarti nelle nostre sicurezze. Di quelli che non conosciamo o sono di paesi poveri che ce ne importa?

Le notizie scivolano su di noi come acqua che scorre su un vetro o come dicono i francesi "Comme une auguille qui glisse sur la roche". Orbene, viviamo nel 2000 e si comunica con tutto: posta, computer, televisione, video e soprattutto con il telefonino - portable per i francesi ­ infatti si porta appresso come una parte di noi stessi; ci sono cinture con annesso portatelefonino, tipo cintura da cow-boy con porta pistola, ce n'è un altro che attraversa il petto, un po' come le madri dell'Africa o dell'Asia che si portano il bambino sul petto o sulla schiena e molti altri modelli che sapete anche voi meglio di me che non sono molto ferrata sulle mode.

Direte: "Questa ha certamente un'età avanzata, per questo ce l'ha col telefonino".

E’ vero ho un'età avanzata ma non ce l'ho con questa invenzione che, come tutte le invenzioni, è molto utile se usata bene.

Ce l'ho con l'uso sconsiderato che se ne fa.

Vi spiego perché, ma per spiegarvelo dovrò riferire alcune mie esperienze.

Se volete capire perché ce l'ho col telefonino andate su un mezzo pubblico.

La mia esperienza l'ho fatta in treno. Mese di luglio.

Parto un pomeriggio per Mondovì. Fa caldo, treno stracolmo tanto da non poter quasi salire, infatti rimango in piedi addossata alla porta dei servizi con la valigia stretta tra le caviglie perché in quell'ammasso non si volatilizzi.

Vicino a me c'è un giovanotto col telefonino pressochè costantemente all'orecchio.

Ogni tanto parla, ogni tanto ascolta, ogni tanto maledice, qualche volta bestemmia perché nelle gallerie cade la linea.

Rifà il numero, parla, cade la linea, maledice e questo fino a Mondovì dove, fortunatamente, scendo e ad accogliermi c'è una piazza alberata e un taxi che mi porta a Fiamenga tra campagne e boschi.

Resterò tre giorni e potrò godermi il silenzio, le voci della campagna, la compagnia di amiche, anch'esse col telefonino che però usano pochissimo e con discrezione lontano dagli altri.

Mese di agosto.

Ho ospiti in casa mia.

Tre ragazze, due giovani, una un po' meno.

La più giovane è dotata di telefonino che usa abbondantemente ad ogni ora del giorno.

Lo usa anche per messaggini con l'amica che abita di fronte e con la quale può parlare anche dal terrazzo.

lo taccio facendomene una ragione: è giovane! L'ha appena comprato ed è ancora nel momento euforico dell'acquisto!

Passano i giorni ed il suono di un complesso inglese aleggia per casa fino a un fatidico mezzogiorno in cui i miei nervi cedono e intimo alla ragazza di spegnere quell'aggeggio almeno a tavola.

Sapete perché? Non tanto per il telefonino in sé, quanto per la banalità dei messaggi.

Sentite: "hai dormito stanotte?" - "non ho dormito" - "chissà cos'hai fatto".

Oppure: "com'è il tempo?" - "bello" - "beata te qui piove".

O ancora: "sono partita da Finale, tra poco arrivo" e dalla stazione di Loano, che dista da casa trecento metri altra telefonata "sono arrivata" e così via...ma quella che mi ha fatto crollare è stata la telefonata, all'ora di pranzo, dell'amica di Como che doveva partire da Genova col traghetto per andare in Sardegna.

Sul tavolo c'è la pastasciutta fumante, suona il solito motivetto del complesso inglese; è l'amica che chiede com'è il mare a Loano.

Sono sbottata buttando fuori tutta la sopportazione delle settimane precedenti.

Dì alla tua amica - le ho detto - che da Loano a Genova ci sono 75 km e il mare qui può essere calmo e a Genova burrascoso o viceversa.

Da quel giorno, almeno a tavola, siamo stati in pace.

Mese di settembre.

Mese dolcissimo. Il sole ha dei bagliori d'oro antico; la campagna, dopo l'aridità estiva, ritrova colori vivi e freschi; i greti dei torrenti dispiegano siepi di topinambur, astri e settembrine colorano i giardini; tolte le cabine il mare si mostra in tutta la sua grandiosità e sembra respirare insieme alla terra.

Colma di queste bellezze parto per Porto Maurizio.

Vado a vedere una mostra collettiva di pittura; alcuni pittori li conosco. Già mi pregusto il viaggio; troverò un posto vicino al finestrino, guarderò il paesaggio, forse mi verrà anche l'ispirazione per una poesia!

Salgo sul treno, trovo il posto accanto al finestrino vicino ad una signora bionda dall'aspetto gentile.

Suona il telefonino, risponde, chiama lei, la richiamano.

Dapprima non capisco il perché di tanto furore, poi, dalle sue parole, dalla conversazione, capisco che sta andando ad un funerale e si sta mettendo d'accordo con la parentela su orari, mezzi di trasporto per andare a Ventimiglia, per andare a prendere la zia anziana, per dirlo alla nonna che, poverina è vecchia, e potrebbe risentirne.

In poco tempo so moltissimo della famiglia; del morto niente, né il nome, né l'età, né di cosa è morto.

È veramente morto; i vivi invece si danno un gran daffare.

Il paesaggio l'ho guardato, ma come potevo gustarlo col sottofondo sonoro dell'organizzazione di un funerale?

Non parliamo poi di poesia! Anche la mostra mi delude un po'.

Ma come non uscire un po' delusi quando il tema della mostra è addirittura preso da S. Agostino: "Tardi ti ho amato bellezza antica e nuova"?

Solo alcune sculture in legno e qualche dipinto mi hanno fatto sentire la bellezza, altri mi sembrano banali e neanche tanto inerenti al tema.

Forse - vi dico - sono io che non capisco e pretendo troppo.

Fine settembre.

Devo andare ancora ad Oneglia.

Come la volta precedente mi preparo a guardare il mare, le colline, ad osservare i colori dell'autunno, a godere della quiete dopo la ressa estiva. Il vagone è quasi vuoto, trovo un buon posto, mi siedo.

Che succede?

Il giovanotto seduto qualche fila davanti a me e che mi sembrava straniero tiene tra le mani un telefonino, segno evidente che l'ha già usato, chiama.

È italianissimo e parla, lo capisco dal discorso, con un altro giovane.

È un susseguirsi di chiamate da parte sua agli amici e dagli amici a lui; deve averne moltissimi. Parlano dell'università di Genova, di amici comuni, di programmi, di alloggi, sono edotta sui prezzi degli appartamenti.

E’ un intercalare continuo di okey, okey, okey. Siamo quasi a Diano Marina e dice al telefono: "sto arrivando"; respiro di sollievo.

Da Diano Marina a Oneglia il percorso è breve ma potrò ancora godermi uno scorcio di viaggio. Illusione! Dietro di me un uomo - non vedo il suo viso - sta parlando al telefono di conti da pagare, di pratiche da evadere.

Credo sia un ragioniere impiegato in qualche ditta.

Pazienza...

non ho potuto gustare il paesaggio, non mi è venuta l’ispirazione per una poesia, mi è venuto solo lo spunto per raccontare queste esperienze. Arrivata ad Oneglia vado a trovare un Maestro. Questo era lo scopo del mio viaggio.

Entro nel suo studio che non conoscevo. E’ al tavolo da lavoro.

Silenzio, dipinti appesi ovunque, centinaia di libri di poesia, di pittura, d'arte, un tavolo coperto di attrezzi, di colori.

Il Maestro fa delle Xilografie con un antichissimo metodo giapponese, il Nishiki - E.

Non posso descrivere com'è questo metodo tanto è complesso; posso solo dire che per fare una xilografia deve incidere centinaia di tavolette di legno di ciliegio da fiore, preparare i colori con conchiglie, perle, lacche, oro, argento.

È un lavoro che può protrarsi per mesi per una sola opera.

Sono entrata in un regno di pace dove il Maestro, lavorando nel silenzio, ha il tempo di pensare ed applicare alla vita una antica saggezza. Un luogo dove il lavoro, la pazienza, la bellezza hanno ancora un significato profondo.

Quando arrivano gli amici - poiché la porta è sempre aperta - e si parla, la parola è misurata sul reale ma correlata a qualcosa che supera la quotidianità e diventa spazio, tempo umano, universale .

È comunicazione vera.

Ritorno a casa in treno.

Sta scendendo la sera, una dolce sera di autunno. Quieta, nel respiro del mare e del profilo dei monti.

Meraviglia!

C'è poca gente e non squilla nessun telefonino.

Ma è vero o forse sono io che non li ho sentiti persa com'ero nel ricordo della bellezza e della saggezza che un lontano popolo, attraverso il Maestro, mi ha comunicato?

 

Estratto dal libro

Finito di stampare

nel mese di settembre 2018 nella Tipolitografia Ciuni snc

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17031 Albenga (Sv)

per conto delle

EDIZIONI DEL DELFINO MORO

di Diego Delfino

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