TITOLO: LIGUSTRO Surimono (Mitate) per fine anno 1987 e per nuovo anno 1988

(MITATE: Stampa di fantasia, parodia, trasposizione di temi iconografici classici. Print of fantasy, parody, transposition of classical iconographic subjects. – Definizione dal Libro: HON di Pietro Gobbi - L’angolo Manzoni Editrice)

Xilografia policroma a 34 colori

Tirature: 4 con colori e carte diverse

Tecniche impiegate in uso nel periodo EDO in Giappone:

Nishiki-E

Dipinti broccato, termine con il quale si prese ad indicare le xilografie policrome diffusesi a partire dal 1765 (incisioni su legno di pero o di ciliegio).

Bokashi

Stampa a colori sfumati

Gindei

Impiego di polvere d’argento per dare rilievo a particolari finemente ricavati nella stampa.

Gin-Sunago

Scaglie e polvere d’argento cosparso sulla superficie al fine di ottenere effetti di luminosità su particolari cliché in modo da ricavare stampe perfettamente simili.

Karazuri

Stampa con parti realizzate con la sola pressione, senza colore, per ottenere il rilievo ed effetti tridimensionali.

Kindei

Colore dato da polvere d’oro per coprire minime parti della superficie della stampa con motivi decorativi.

Kirazuri

Stampa a mica consistente nell’applicare particelle di polvere di perla e mica al fine di ottenere effetto argentato e brillante. Per la stampa dell’oro e argento.

Sabi-Bori

Metodo di incisione per ottenere nella stampa della calligrafia Giapponese l’effetto del pennello.

Urushi-E

Parti coperte con lacca per renderle lucide e brillanti

Gofun

Polvere di madreperla: Utilizzo del pregiatissimo ed antichissimo smalto in uso dal 1751

Legno: Le incisioni per i contorni e per i cliché sono state eseguite su legno di ciliegio (Sakura);

Carte: Pregiate Giapponesi

Misura della stampa: cm 24 x 28

Sigilli in cinabro cinese

NOTA: Ligustro, per tutti i suoi amici, chiede (alle divinità Shichifukujin o Divinità della Fortuna che compongono questo “fortunato” gruppo di dei) le loro grazie affinché concedano:

Saggezza, Longevità, Abbondanza, Bellezza, Ricchezza e Fortuna.

Firma: Sigillo in basso a sinistra Ri-Gu Ligustro RI Il Signore dei ferri GU Il ferro utile


Surimono tipo Mitate

Tecnica di registro: Kento

Descrizione dei Blocchi:

I°       MATRICE (l'immagine del disegno viene ricavata tutta in rilievo)

II°     BLOCCHI per il colore                                                                     N° 34

III°    BLOCCHI Per sovrapposizioni                                                         N°  6

IV°     BLOCCHI Per i rialzi in oro o argento (Kirazuri)                              N° 15

V°      BLOCCHI Per la stampa ceca o goffratura (Karazuri)                     N°   5

VI°     BLOCCHI Per la stampa della mica (tecnica Urushi-e)                   N°   3

VII°   BLOCCHI Per la stampa della povere di conchiglia (Gofun)            N°   1

Per eseguire questa Stampa sono stati necessari N°65 Cliché, e, quindi anche i passaggi sono stati 65

Il lavoro è necessariamente stato fatto totalmente a mano e, la impressione dei colori, delle lacche, delle polveri, dei metalli si ottiene per frottage nella parte posteriore della carta che viene appoggiata sui legni con un apposito strumento chiamato "BAREN".

Questo strumento nei luoghi di origine, veniva costruito con un fondo in bambù, con dello spago di erba intrecciato il tutto ricoperto con foglie di bambù, ricavate da una certa altezza dalla pianta stessa.

Logicamente, non potendo usufruire degli stessi materiali, si è ricorso ad un facsimile, che dopo una infinità di esperimenti, come si vede, ha dato risultati accettabili.

Per concludere, il tempo che è stato impiegato in totale, è così suddiviso:

Squadratura dei blocchi                                                                      Ore    16

Lucidatura                                                                                           Ore      8

Incollatura delle immagini                                                                   Ore     8

Insieme delle incisioni                                                                        Ore    84

Stampa, compresa laccatura, colorazione, Karazuri, Kirazuri, Urushi-e       Ore    41

TOTALE                                                                                                                             Ore    157

NOTA:

  • …La stampa "Natale" è un altro intenso sforzo tecnico (tour de force)...Apprezzo particolarmente la coda della cometa di Haley che il topo ha rosicchiato.

23 dicembre 1987

 

Jack Hillier, Londra, può essere considerato uno dei maggiori esperti al mondo di Arte giapponese


TITOLO: Surimono (Mitate) per fine anno 1987 e per nuovo anno 1988

 

I surimono (lett. "cosa stampata") sono tra gli esempi più raffinati di silografia policroma apparsi dal primo decennio del Settecento. Di formato variabile, realizzati su piccoli fogli quadrati, piuttosto che in sottili strisce di carta verticali, o sviluppati orizzontalmente in grande dimensione (fino ai 57 cm), e dunque ripiegabili, erano perlopiù richiesti da committenze private, circoli letterari o poetici, case da tè, singoli individui. In comune avevano il fatto di essere pensati per un'occasione particolare, oltre che prevedere l'unione di pittura e calligrafia, spesso di versi poetici kyóka. Tuttavia la varietà di stili e soggetti rappresentati rispondeva all'utilizzo per cui erano concepiti, così che un surimono poteva divenire un semplice biglietto augurale, un invito a un concerto o a uno spettacolo teatrale, a un raduno poetico o a una cerimonia del tè, ma poteva anche essere un calendario illustrato, l'immagine da offrire al tempio o la commemorazione di un evento. In pratica una vera e propria forma d'arte grafica, spesso a scopo pubblicitario, a cui artisti come Hokusai si dedicarono con una vasta produzione che andò crescendo tra la fine del Settecento e gli anni sessanta dell'Ottocento, raggiungendo l'apice tra gli anni dieci e trenta dello stesso secolo. Come abbiamo già visto e scritto, Ligustro riprende questa sua insuperabile abilità che gli è propria, la simpatica usanza giapponese


NOTA: Questa rassegna presenta il meglio del lavoro di Ligustro Berio nella xilografia policroma, arte intricatissima e sopraffina nella quale gli incisori giapponesi del periodo Edo, a cominciare dal terzo quarto del secolo XVIII, raggiunsero un'indiscussa maestria. Si tratta di un procedimento denominato nishiki-e, letteralmente "pittura di broccato", consistente nell'incidere numerose matrici lignee, ciascuna corrispondente a una stesura di colore o ad un effetto di stampa: evidentemente la quantità delle matrici è tanto più alta quanto più numerosi sono i colori desiderati, ricercati gli effetti di gauffrage inciso (kimekomi) o a rilievo (karazuri), delicate e fini le sfumature (bokashi), inconsuete le screziature e marmorizzazioni delle tinte, sensibile il baluginio delle polveri di mica e di perla, soavi le lumeggiature di fiocchetti diseguali affioranti da sabbioline d'oro e d'argento. Ligustro profonde generosamente in ciascuna delle sue opere una tale bravura ed un livello talmente elevato. di raffinatezza tecnica da farci pensare a un inaudito accumulo di esperienze straordinarie - come se nella sua sola vita si fossero ricongiunti, per una rara evenienza combinatoria, gli orditi creativi, i talenti manuali e le invenzioni di molte generazioni di artisti lontani nel tempo e nello spazio. É perciò davvero sorprendente considerare che Ligustro si avvicinò alla "pittura di broccato" soltanto poco più di vent'anni addietro, dopo una malattia che plasmò in profondità i suoi sentimenti tramutando la sua sofferenza in uno slancio di energia espansiva e amorevole e guidandolo sempre più addentro a quel gagliardo e inesausto appetito d'illustrare il mondo e le sue immagini che il grande Hokusai chiamava “follia del disegno" - un'ispirazione intensa e pervasiva, una felice mania. Uno tra i massimi studiosi dell'arte della xilografia policroma e delle produzioni a stampa del Giappone, il compianto Jack Hillier, ebbe a dire che tra gli artisti occidentali che si sono cimentati con la xilografia nishiki-e Ligustro è quello che ha raggiunto il massimo livello di padronanza delle complicatissime tecniche di incisione e stampa.

Ligustro ha inoltre il merito di avere colto e meditato i significati di una particolare classe di opere a stampa, i surimono, squisiti fogli di piccolo formato tirati in numero limitatissimo, usati come biglietti d'auguri, d'invito o commemorazione: la delicata complessità dei surimono risiede nella qualità evocativa e allusiva dei soggetti rappresentati, che riuniscono temi figurativi, calligrafici e poetici in accordi ricchi di sottili richiami simbolici. Anche Edoardo Chiossone, fondatore del nostro museo, era incisore di straordinaria bravura e intraprendenza: come noto, Chiossone risiedette in Giappone per 23 anni tra il 1875 e il 1898 ricoprendo l'incarico di professore d'incisione e direttore dell'Officina Carte e Valori della Stamperia Imperiale di Tokyo presso il Ministero delle Finanze. Grazie alla sua competenza specifica ed alla sua posizione di prestigio egli fu in grado di formare la magnifica collezione d'arte giapponese oggi appartenente al Comune di Genova, che comprende una importante raccolta di stampe policrome nishiki-e. Questa occasione sembra perciò particolarmente felice e privilegiata per il Museo Chiossone, sia perché le opere bellissime di Ligustro rispondono alla principale vocazione artistica di Chiossone e ad una sua predilezione collezionistica, sia perché esse ci comunicano, con la loro vibrante complessità di forma e contenuto, un modo sincero, poetico e soave di guardare il mondo.

Donatella Failla Curatore del Museo d’Arte Orientale E. Chiossone Genova

Donatella Failla è direttrice del Museo d'Arte Orientale “Edoardo Chiossone” di Genova e professore di Storia dell'Arte dell'Asia Orientale presso la Facoltà di Lettere dell'Università di Genova. Nel 2014 ha ottenuto dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca l'Abilitazione Scientifica Nazionale come professore associato. Ha ricevuto due importanti affiliazioni di ricerca da parte della Japan Foundation, la prima nel 1995, la seconda nel 2012-2013 presso l'Art Research Center dell'Università Ritsumeikan di Kyōto.

Nel 2016 è stata nominata membro dell'Accademia Ambrosiana in Classe Asiatica. Le sue 180 pubblicazioni comprendono cataloghi di mostre, monografie e articoli in Italiano, Inglese, Francese, Spagnolo e Giapponese. Nel corso di questi ultimi vent'anni, in collaborazione con enti pubblici e fondazioni private giapponesi, tra cui il Tōkyō National Research Institute for Cultural Properties e la Sumitomo Foundation, ha varato un programma di conservazione e restauro del patrimonio artistico del Museo Chiossone che ha fruttato la riqualificazione di 76 dipinti e alcune centinaia di stampe. Partecipa regolarmente in qualità di relatrice alle conferenze internazionali di studi giapponesi. (Informazioni aggiornate al mese di Ottobre 2015)

 

 

 

NOTA: Questa stampa di tipo Surimono è stata eseguita per gli amici intimi. Nel Giappone del tardo periodo Edo, c’era l’uso di produrre uno speciale surimono per festeggiare particolari ricorrenze nell’attività di circoli culturali o eventi simili di livello. Questi oggetti, da qualcuno definiti kubarimono (stampe omaggio pregiate) erano xilografie a tiratura molto limitata, come i nostri esemplari numerati, eseguite su cara pregiata ed arricchite con le più preziose raffinatezze incisorie; fuori commercio, venivano distribuite a membri e sostenitori di circoli o a famigliari. Ligustro riprende con questa sua insuperabile abilità che gli è propria, la simpatica usanza giapponese.

(Estratto relazione Prof. Adriano Vantaggi, nato a Genova nel 1949 dove vive e lavora. Ha vissuto in Giappone dal 1973 al 1975 con borsa di studio del Ministero della Pubblica Istruzione. Si è laureato in lingue e civiltà orientali presso l’Istituto Orientale di Napoli e tra i migliori allievi del Prof. Adolfo Tamburello. E’ un “Yamatologo” molto quotato. Già consulente del Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova, autore di numerose pubblicazioni e traduzioni dal giapponese. Accanto ad altri studi, si dedica da anni allo studio della storia dell’antica xilografia giapponese. Collabora inoltre con associazioni culturali dedite all’insegnamento delle arti, della storia e della letteratura orientali)

NOTE:

 

  • …mi fa veramente piacere constatare che, grazie a voi e alle vostre opere, la tradizione del Giappone è salvaguardata in Italia, dirò di più, meravigliosamente trasformata

 

Daini Tsugahara direttore del Centro culturale e informazione dell’’Ambasciata del Giappone a Bruxelles

 

  • …attraverso le sue opere ritrovo il simbolo del gioioso connubio tra due grandi civiltà e culture, quella del Giappone e dell’Italia…

 

Atzuko Nishimura Ambasciatore del Giappone a Bruxelles

 

  • Ampia commistione di arti; quella ligure e quella orientale. Le tecniche sono puramente giapponesi ma anche con dei perfezionamenti assolutamente innovativi ed abbastanza strabilianti dal punto di vista del virtuosismo tecnico e poi c’è anche una commistione delle iconografie perché il mondo del Maestro Ligustro è sicuramente una sintesi del mondo ligure: il sole, il mare, i colori e le atmosfere caratteristiche della riviera ...prevalentemente anche i verdi del Maestro Ligustro sono particolarmente evocativi perché sono dei verdi squisitamente liguri”.

 

Dott.ssa Donatella Failla, direttrice del Museo d’Arte Orientale E. Chiossone - Genova

  • Il quadro di Ligustro presenta una ricca simbologia, la cui comprensione credo possa contribuire ad accrescere l’emozione immediata che suscita. Esso raffigura in maniera concentrata e potente quell’unità profonda degli esseri viventi tra di loro e con la natura che la ricerca filosofica tenta sempre, attraverso il discorso, di afferrare e giustificare. E’ una immagine del raro connubio tra arte e pensiero, tra ragione e sentimento, tra intuizione e riflessione che rende possibile cogliere, in un istante e con assoluta chiarezza, un momento della nostra storia che ci appare, forse perché vi siamo immersi, confuso e problematico

Silvio Zaghi professore di filosofia Liceo Classico De Amicis di Imperia

Presentazione la stampa di Ligustro “Migrazioni terzo millennio” presso Circolo ARCI

 

  • “Ligustro all’inizio ha “resuscitato” una tecnica che in Giappone era ormai desueta ed abbandonata. Così la sua mediazione ha attraversato i tempi, i secoli e la storia. La “stanza dell’Oriente”, nella quale Ligustro si è venuto introducendo, a passi lievi, è divenuta la sua casa, senza che per questo egli dovesse abbandonare la nativa Oneglia”.

Prof. Marzio Dall’Acqua, docente e storico

 

 

  • Ligustro, ha avuto il grande merito, con le sue opere, aldilà delle sue indubbie e straordinarie capacità di artista, di “zoomare”, se è concesso il termine, su questa dimensione sconosciuta e lontana. Di questa focalizzazione ne è testimone lo scrittore Basilio Cadoni, il quale scrive all’artista dicendo: “I suoi surimono mi dicono non soltanto come le sue realizzazioni implichino, in prima misura pazienza e passione, ma soprattutto mi inducono a riflettere sul senso degli infiniti mondi dell’arte. Mi inducono a riflettere, in particolare su una matrice di una antica, diversa, misteriosa civiltà e a confessare a me stesso quanto sia esile la mia cognizione della cultura dell’Estremo Oriente, della quale conosco qualche poeta. A me, e forse non soltanto a me, è certamente dato percepire la bellezza, la ricercatezza dei suoi surimono, ma non, con mio grande rammarico, il sub-stratum profondo, la segreta linfa concettuale-storico-filosofica che è il referente delle sue opere, e me ne dolgo. Perché se fossi più cognito potrei maggiormente onorare la sua arte. Tuttavia la bellezza delle sue stampe mi affascina, perché, anche se difetto degli strumenti di riscontro, ne sento tutto il segreto, luminoso, suadente incanto”

 

Basilio Cadoni scrittore - Margherita Faustini, intervista in Ex libris Rivista italiana di xilografia, ex libris e piccola grafica n.12, ottobre 1989 febbraio 1990

  • Questi anni trascorsi a stretto contatto con il mondo di Ligustro, respirando la sua arte, ascoltando attraverso i nostri colloqui ciò che pensava e viveva per poi vederlo realizzato nel suo linguaggio figurativo, mi permettono oggi di capire l’atteggiamento estremamente positivo e l’ottimismo che lo hanno sempre contraddistinto, qualità che gli hanno permesso di trasformare le sue aspettative in certezze e di vedere anche le speranze altrui potenzialmente realizzabili. Il segreto del successo e del raggiungimento di ogni suo obiettivo, sta proprio nella costante e incrollabile volontà di non discernere il pensare dall’agire, dove l’idea, il pensiero geniale, deve necessariamente portare attraverso la sperimentazione ai risultati positivi prefissati.

Tesi 110 e Lode Monica Ramò Imperia insegnante

 

  • Il Maestro Ligustro non è solo un maestro d’arte ma anche di vita, dolce, sereno e così delicato nella sua umanità…complimenti, questi sono i veri maestri… Io ho incontrato molti “maestri”, ma quelli davvero grandi sono pochi…

Fabiola Mercandetti Roma Artista e ricercatrice nel campo del non tossico per le incisioni

 

 

STRALCIO DI ALCUNE LETTERE DI JACK HILLIER A LIGUSTRO

Ligustro ha tenuto una fitta corrispondenza con l’amico Jack Hillier di Londra

  • La tua stampa è cosi incantevole, cosi squisitamente intagliata e stampata, che penso di non aver nulla da insegnarti …A giudicare dalla stampa che mi hai mandato, non hai bisogno di ulteriore istruzione…Penso che tu disponga di tutte le tecniche necessarie per il tipo di stampa riccamente ornato che il surimono” richiede.

10 luglio 1987

  • (Le stampe) sono molto cariche di simbolismo, e richiamano il "surimono" giapponese, una volta di più, nella compenetrazione fra la parte poetica e i motivi pittorici ……non mi hai spiegato una cosa: come ottieni un cosi perfetto allineamento dei blocchi? Ancora, come raggiungi una così meravigliosa fusione dei colori come, ad esempio nello sfondo di "Agosto" e nel cielo di "Luglio"? Essi paiono essere il risultato di un modo di stampare incredibilmente sofisticato.

8 settembre 1987

  • La stampa "Natale" è un altro intenso sforzo tecnico (tour de force)...Apprezzo particolarmente la coda della cometa di Haley che il topo ha rosicchiato.

23 dicembre 1987

  • Il tuo dono è un capolavoro, frutto d'un intenso sforzo tecnico. Devo congratularmi con te per la calligrafia, eccellente e leggibile, del testo poetico (haiku)

19 gennaio 1988

  • Il "tanzaku” di merli neri nella neve è la tua trasposizione della stampa di Seitei, come una trasposizione di Liszt d'un lied di Schubert. Apprezzo la perizia delle tre prove separate di "Alba e fiori di pruno", e non riesco ancora a comprendere come tu abbia raggiunto una tale abilità nell'intaglio dei blocchi…Non conosco alcun altro artista occidentale che possa rivaleggiare a tal punto con i giapponesi in questo particolare campo.

9 aprile 1988

  • …un vario assortimento di “hashira-e" e “shikishi", che mostrano tutte le tue tecniche sorprendenti. È sbalorditivo che tu, un italiano, abbia dovuto produrre uno ''shikishi" accompagnato da un "haiku". Tuttavia il risultato è assai armonioso e toccante.

24 settembre 1988

  • È delizioso trovare il motivo di "Hotei a cavallo di un asino" che ritorna di volta in volta…Esso è molto efficace sulla "marezzatura" (effetto marmoreo) della carta decorativa - un altro trionfo della tua tecnica. I due “hashirakake” sono eccezionali imprese di stampa …le stampe d'un artista che è come la reincarnazione d'un disegnatore di “surimono” del diciannovesimo secolo, ma che, a differenza del suo “antenato” giapponese, intaglia i blocchi e li stampa.

10 luglio 1989

  • L’“e-goyomi” per l'anno dei cavalli una delle tue stampe più riuscite…la colorazione è squisita, e mi ricorda certe miniature islamiche.

21 marzo 1990

  • Il mondo adesso è malato, e ci serve qualcosa di luminoso e speranzoso, come le sue stampe.

8 febbraio 1991

  • È affascinante vedere il tuo personale trattamento della poesia erotica…penso che la base dei tuoi disegni sia lo "shunga" di Hokusai, e tuttavia i tuoi ornamenti sono del tutto originali, e creano un genere interamente nuovo.

4 agosto 1993

Jack Hillier può essere considerato uno dei maggiori esperti al mondo di Arte giapponese

NOTA:

 

I preziosi biglietti “giapponesi” AUGURI SI DICE “SURIMONO”

 

Nulla di più esatto dell’affermare che i surimono sono i più bei biglietti d’auguri e di circostanza mai realizzati. Queste “cose stampate” (è la traduzione letterale) venivano prodotte in Giappone tra la metà del Sette e la metà dell’Ottocento in occasioni molto particolari e non per il mercato, ma per circolazione privata.

C'era a quei tempi una gran passione per i circoli letterari patrocinati da ricchi mercanti; samurai, editori. Ci si riuniva periodicamente e si facevano gare di poesia e calligrafia. In queste occasioni un pittore, a volte anche un poeta o un calligrafo, creavano una silografia a commemorazione dell'evento. In poche copie, impressa con tecnica raffinatissima e costosa, a molti colori, con aggiunta di polvere d'oro, argento, mica, a volte con l'inserzione di schegge di madreperla o altro materiale prezioso, era riservata alla diffusione fra i membri del circolo.

L'inizio dell'anno, corrispondente, secondo l'antico calendario lunare, al primo giorno di primavera e, grosso modo, alla metà di febbraio era il momento più propizio. Vi si facevano coincidere altre occasioni da immortalare coi surimono: la fondazione di un nuovo circolo, il mutamento di un nome d'arte, il passaggio di un attore a ruoli più importanti, secondo la rigida gerarchia teatrale di allora come di oggi, con l'assunzione di un nuovo nome-titolo.

I soggetti sono tutti impregnati di metafore e allusioni come le poesie che li accompagnano e i 'più .grandi artisti vi si sono cimentati. Alcuni, anzi, non hanno prodotto che surimono nella loro carriera grafica.

Pressoché ignorati dal grande collezionismo per molto tempo sono divenuti ormai uno degli argomenti di studio più appassionanti nel settore della silografia nipponica, anche per il gran numero di falsi d'epoca che sono stati individuati. In Italia hanno raggiunto l'apice della notorietà con la mostra che Helena Markus ha curato per il Centro Piemontese di Studi sul Medio ed Estremo Oriente a Torino due anni fa.

Roger Keyes è senz'altro lo studioso che, negli ultimi anni, ha maggiormente approfondito le ricerche su queste affascinanti opere dell'incisione. La pubblicazione, ora, per i tipi di Philip Wilson del monumentale The Art of Surimono costituisce un punto miliare non solo nella loro conoscenza in senso tecnico ma in rapporto ai vari ambienti letterari oltre che artistici e al peso esercitato nel mondo culturale in genere del Giappone proto-moderno.

The Art of Surimono è basato sullo studio della raccolta nella Chester Beatty Library di Dublino, una delle più importanti del settore non solo, per la rappresentatività, ma per la qualità e condizione delle prove. Sir Chester Beatty, che principiò la collezione nel 1954, affidandone la costituzione al massimo esperto vivente del settore, Jack Hillier, pose una condizione fondamentale e inderogabile: la perfetta condizione delle incisioni da acquisire.

Ma il lavoro di Roger Keyes non si limita, come del resto si può notare anche dall'altro volume di poco anteriore a questo: Surimono, a uno studio testuale delle singole opere. Lo storico dell'arte americano è invece preoccupato di fornire strumenti preziosi sull'intricato mondo dei circoli letterari, sulla loro implicazione con quello dei pittori e degli editori d'arte. Il libro contiene, oltre alla dettagliata catalogazione di centinaia di opere e alla lussuosa riproduzione di parte di esse, una appendice sui poeti (in alcuni casi sarebbe più equo dire scrittori di poesie) che iscrissero i loro versi, sul surimono.

Preziosissimo è l'accurato, specifico capitolo sulle copie d'epoca dei surimono quadrati di cui l'Autore ha ricostruito pazientemente i modi e i luoghi di provenienza sulla base di molta ricerca e di documenti rinvenuti in Giappone.        

prof. Gian Carlo Calza

Roger S. Keyes, The Art of Surimono. Privately published Japanese woodblock prints and books, 2 vv. Sotheby, sterline 150.oo

Idem, Surimono. Privately printed Japanese prints, pp. 199 ill. Kodansha. Internationa, US 50.oo.

Laureato all'Università di Pavia. Tesi: L'influenza dell'India nella formazione dell'Inghilterra moderna. Harkness Fellow del Commonwealth Fund of New York (1966-68). Vincitore della Fulbright scholarship del Governo americano (1966). Professore di Storia dell'arte dell'Asia Orientale presso l'Università di Venezia (dal 1971). Direttore dello Hokusai Centre for Japanese Arts dal 1990. Fellow della Japan Foundation (1975, 1995).Visiting Scholar - Columbia University (1989-90). Direttore dell'Hokusai Paintings Project - Università di Venezia e dell'Italian National Research Council (Catalogazione delle opere di Hokusai nelle collezioni europee). Consulente per la XIX Esposizione Internazionale Identità differenze, Triennale di Milano, 1996. Dal 1°novembre 2000 è membro del Senato Accademico dell'Università "Ca Foscari di Venezia", nonché Presidente del Corso di Diploma Universitario per Traduttori e Interpreti, sede di Treviso.

NOTA:

 

Le Sette Divinità della Fortuna “Shichifukujin” presenti nella mitologia e nel folclore giapponese sono un gruppo di divinità venerate per ricevere aiuto nella vita quotidiana e per ottenere benefici mondani.

Vi fanno parte: Daikokuten Dio dell'abbondanza e ricchezza, Bishamonten Dio della guerra, Benzaiten Dea della bellezza, della musica e di tutto ciò che scorre, Ebisu Dio del cibo quotidiano, Fukurokuju Dio della buona sorte e della lunga vita, Jurōjin Dio della conoscenza e della longevità e Hotei Dio della felicità.

Solo una delle Sette Divinità, Ebisu, è di origine giapponese. Le altre provengono dalla Cina e dall'India: tre di loro fanno parte della tradizione taoista e le restanti tre affondano le loro radici nel Buddismo. Per molto tempo le Sette divinità sono state adorate dai giapponesi singolarmente, per poi essere raccolte nel gruppo degli Shichifukujin, protettore delle arti e delle professioni, come quella dei mercanti, dei dottori, dei pescatori, degli intellettuali, e altre ancora.

Secondo una delle tradizioni più importanti legate a questo culto, durante i primi giorni del nuovo anno le Sette Divinità si trasformano in marinai e discendono dal Paradiso a bordo di una nave, detta Nave del Tesoro, dotata di poteri magici, per approdare nei porti del mondo terreno e portare agli uomini tesori e buona sorte.


Una lettera di Jack Hillier

 

Ligustro Berio era senz’altro destinato a diventare un creatore di stampe, ed in particolare modo di quelle realizzate attraverso incisioni su legno e con successiva stampa a colori, come era in uso nello straordinario “Periodo Edo” nel Giappone del 1615 – 1868 con lo splendore dell’”UCHIYO-E”.

Durante una lunga convalescenza, a seguito di una malattia cardiaca, nel 1972 egli cominciò ad interessarsi alla pittura ad olio, ma non trovò in tale tecnica piena soddisfazione.

Più tardi si perfezionò nel pastello, ma anche questa tecnica non realizzò le sue aspettative: pur tuttavia fu proprio il pastello che lo portò ad uno studio approfondito di moltissime qualità di carta.

Furono, più di ogni altra cosa, la scoperta delle sorprendenti qualità delle carte giapponesi fatte ancora a mano, che condussero “Ligustro” all’antica grafica giapponese.

Abbastanza repentinamente, trovò che non solo era attratto, ma particolarmente portato a cimentarsi nell’incisione dei blocchi dei legni adatti con il fine di stampare nello stile “NISHIKI-E” (il coloratissimo stile detto “Broccato”).

Ma Ligustro aveva altresì un inaspettato talento nel realizzare manualmente questa intricata tecnica orientale.

Avendo così trovato un mezzo che gli permetteva di esprimersi, imparò da autodidatta i laboriosi e difficoltosi processi della stampa a colori ed in questa si perfezionò.

Numerosi sono stati gli artisti occidentali che hanno tentato di realizzare stampe a colori usando i blocchi di legno incisi.

Per esempio Henry Riviere e John Platt, ma nessuno ha raggiunto la maestria di Ligustro, sia nella padronanza della complessità tecnica di incisione che in quella della stampa.

Tra gli antichi artisti giapponesi, gli esempi più eclatanti di questo virtuosismo tecnico furono riservati ad un certo tipo di creazione, usualmente di piccolo formato, denominato “SURIMONO” (letteralmente: una cosa stampata) ma in effetti era usualmente una stampa commemorativa od un mezzo per porgere auguri ed altresì una pubblicazione per l’inaugurazione di un circolo letterario ecc. o semplicemente un mezzo per pubblicare versi.

Sorprendentemente, Ligustro Berio, ha seguito i maestri giapponesi, non solo nelle tecniche dell’incisione delle tavole a colori, ma anche nel creare xilografie policrome ricche di simbolismo con incorporate poesie (HAIKU’, KIOKA) in calligrafia giapponese ed un fantasioso uso d’immagini, di sigilli incisi a mano.

Questi ultimi, possono semplicemente dare “Nomi all’artista” od esprimere, con simboli pittorici, buoni auguri di longevità, felicità od altro.

Ma la più sorprendente dote dell’artista è la sua insuperabile abilità nell’incidere il legno e nel raggiungere effetti di stampa che competono con il virtuosismo degli abilissimi incisori e stampatori del 1600 – 1800 giapponesi.

Nessuna riproduzione a colori può ”Rendere giustizia” all’originale, sia per la brillantezza metallica della patina di oro e argento, sia per la superficie trattata con lacca e mica o per la stampa cieca usata per ottenere effetti di rilievo.

Il “SURIMONO” quadrato delle “LUCCIOLE E LUNA CRESCENTE” dà qualche idea sulla complessità della venatura dell’oro e dell’argento e sulla gradazione del colore nel cielo, dall’indaco al lilla, che serve come sfondo alle lucciole, ognuna con il suo alone di argento e di brillante mica. Un altro “SURIMONO” mostra un ragno su di una ragnatela d’argento di squisita fragilità; esausto tra i papaveri in un campo ed uno spaventapasseri, e sul fondo, come avviene spesso nelle stampe di Ligustro, appare un glorioso sole rosso ed immenso.

Nella serie di stampe “SURIMONO” dedicate ai dodici mesi dell’anno, Febbraio ci porta l’inserzione di un gruppo di anemoni pieni di colore che brillano di rugiada su di un manto nevoso sotto scuri alberi.

Sempre nelle opere di Ligustro, c‘è questo tipo di inaspettata poesia espressa in incisioni su legno con colori di incredibile raffinatezza.

Esse sono uniche tra le grafiche moderne.

                                                        Jack Hillier

Jack Hillier, per 25 anni un consulente sulle arti orientali presso la Sotheby, è l’autore di numerosi libri riguardanti stampe e quadri Giapponesi. Le sue più recenti pubblicazioni sono Japanese Prints and Drawings from the Vever Collection (Sotheby’s, 1976) e The Art of Hokusai in Book Illustration (Sotheby’s and University of California Press, 1980).

                                                       

 

 


Una lettera di Fukuda Kazuhiko

 

 

         In un giorno della prima decade di giugno del 1991, quasi aprissi un piccolo, misterioso recipiente in bambù, schiudevo l’uscio dell’atelier di Ligustro nella città portuale di Imperia, prossima al confine di stato con la Francia.

        

         L’odore dell’inchiostro da stampa e dell’acqua salmastra aleggiava nello studio e, come la chiara luce solare dell’Europa meridionale si riversò all’interno, dapprima io non scorsi nulla, ma nell’aria cantavano, danzavano innumerevoli i colori di xilografie intrise di abbacinanti ori, argenti, rossi, verdi.

La xilografia policroma, sorta in Giappone sotto il nome di “Nishiki-e”, è rinata ad Imperia, ai bordi del Mediterraneo, in forme del tutto nuove.

Nelle xilografie di Ligustro non vi è la poetica amante delle tinte sobrie e del senso della natura alla maniera nipponica, i colori sono invece oltremodo limpidi, vivaci, brillanti: una vera sarabanda cromatica di luce e colore mediterranei.

Le goffrature in rilievo, le sfoglie d’oro e d’argento non hanno i toni delle “stampe di broccato”: hanno la beltà degli arazzi alla Gobelin, densi e sontuosi. Così l’incisione su legno, che ha varcato i confini (del Giappone), lo spazio ed il tempo, hanno ricevuto ora, dalla mano di Ligustro, un soffio vitale artistico di magnificenza barocca.

Le stampe di Ligustro sono un mondo poetico dove la Musa suona l’arpa. Osservatene la grazia immediata; non sarò il solo che si inebri di questa pura bellezza. Prendendo a prestito un’espressione degli antichi cinesi, queste xilografie sono luoghi ameni di un paese incantato, simposio a base di nettare ineffabilmente limpido.

Diverse per concezione dalle xilografie giapponesi, esse gettano un novello bagliore sulla moderna incisione e sono nel contempo il prodotto di un mirabile poeta.

                                                                           Fukuda Kazuhiko

Prof. Kazuhiko Fukuda

Nato ad Osaka. E’ stato professore presso l’Università di Kanazawa.

E’ uno dei massimi studiosi di arte Giapponese. Autore di oltre cento volumi, molti dei quali dedicati alla storia dell’Ukiyo-e, il fantastico mondo delle stampe nipponiche.

 

 

Jack Hillier’s letter

Berio Ligustro seemed destined to become a print-maker, and especially a colour-woodblock print-maker.

In convalescence in 1972, after a heart attack, he began to take an interest in oil painting, but found no inspiration in that medium nor in pastel which he came to later.

But pastel did lead him to a study of a variety of papers.

It was, as much as anything, the amazing qualities of Japanese paper that led him to Japanese graphics, and quite suddenly, he found that not only was he drawn to experiment in cutting woodblocks for prints in the “Nishiki-e” style (the colourful “brocade” manner) but that he had an unexpected flair for handling this intricate oriental technique.

Having found a medium that allowed him to express himself, he taught himself the laborious processes of print production. There have been numbers of western artists who have attempted to make woodblocks colour-prints – Henry Rivière and John Platt for instance – but none has approached Ligustro’s mastery of the complexities of cutting and printing techniques.

Among the Japanese the most extreme examples of this technical virtuosity were reserved for a certain, usually quite small, type of print, called “Surimono” (literally a “printed thing”, but in effect usually a commemorative print, or one of seasonal greetings, or simply a mean of publishing verses).

Amazingly, Berio Ligustro has followed the Japanese not only in colour woodblock techniques, but in creating prints that have symbolism and incorporate poetry, Japanese calligraphy and an imaginative use of images, with lavish use of Hand-carved seals that may simply give “artist names” or even some pictorial elements expressing good wishes for longevity or the like.

But certainly, the most astonishing of the artist’s gifts is his surpassing ability in cutting the blocks and achieving printing effects rivalling the virtuosity of the Japanese craftsmen.

No colour reproduction can do justice to the original, either in the brilliance of the metallic gold and silver overlays or the blind printing that is used for embossing.

The square Surimono of “Fireflies and a crescent moon” gives some ideas of the intricacies of gold and silver veining and the gradation of the colour in the sky, from dark indigo to magical lilac serving as a background to the fireflies, each with its silver halo.

Another Surimono shows a spider in a golden web of exquisite fragility, spun between poppies in a field and a scarecrow.

Behind, as so often in a Ligustro print, looms a glorious red sun.

In a series of prints dedicated to the “Twelve Months”, February bears an inset scene of a group of colourful anemones that light up a snowy waste under dark trees.

Always, in his prints, there is this kind of unexpected poetry, expressed in colour woodblocks of incredible accomplishment.

There are unique among modern graphics.

                                                        Jack Hillier

 

 

Jack Hillier, for twenty-five years a consultant in oriental art to Sotheby’s, is the author of numerous books on Japanese prints and paintings. Among his most recent publications are Japanese Prints and Drawing from the Vever Collection (Sotheby’s, 1976) and The Art of Hokusai in Book Illustration (Sotheby’s and University of California Press, 1980).


 

Fukuda Kazuhiko’s letter

 

 

One day early in 1991, as if I was opening a little, mysterious bamboo container, I opened the door of Ligustro’s workshop in the port town, close to the border with France.

The smell of printer’s ink, and saline permeated the studio and filtered in like the bright sunlight of southern Europe.

At first I could discern nothing, but singing and dancing in the air were the colours without number of wood engraving bathed in dazzling gold, silver, reds, blues and greens.

Coloured woodblock printing, which originated in Japan under the name of Nishiki-e has been reborn in Imperia, on the shores of the Mediterranean, in completely new forms.

Ligustro’s engraving do not depict the sober-tinted poetic lovers and the sense of nature in the Japanese style.

Instead the colours are clear, vivid, brilliant: a real chromatic sarabande of Mediterranean light and colour.

The engraving in relief and the gold and the silver leaf do not have the tones of the “brocade prints”; they have the beauty of Gobelings tapestries, dense and sumptuous.

Thus the art of the woodcut, which has escaped the borders of Japan, of space and of time has now found in the hands of Ligustro in artistic breath of life of baroque magnificence.

Ligustro’s prints create an artistic world where the muse plays the harp.

Look at their immediate grace; I will not be alone in becoming drunk on this pure beauty.

If I may borrow a saying from the ancient Chinese, these engravings are pleasant places in an enchanted country, meeting places ineffably distilled.

Fundamentally different to the Japanese woodcuts, they throw new light on modern engraving and at the same time the product of marvellous poetry.

Fukuda Kazuhiko

 

 

Prof. Kazuhiko Fukuda

Born in Osaka. He has been a teacher by University of Kanazawa.

He’s one of the most important studious of Japanese art. He’s the author of more than one hundreds volumes, most of them dedicated to the history of Ukiyo-e, the fantastic world of Japanese prints.

 

 

Apertura della sala dedicata al Maestro Ligustro

presso la Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia

 

Piazza Edmondo De Amicis, 7 - Imperia

 

In data 9 maggio 2015 si è svolta, presso la sala convegni della Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia, con il patrocinio della Fondazione Italia Giappone e della Fondazione Mario Novaro, l’apertura della sala dedicata al Maestro Giovanni Berio in arte LIGUSTRO quale traguardo successivo dopo l’importante donazione (legni incisi, corrispondenza, calligrafie giapponesi, libri ed opere d’arte personali e di altri autori, l'archivio completo di una vita artistica) del Maestro alla Città di Imperia. La sala è fruibile pubblicamente, come punto di riferimento di eccellenza, per consultare tutto il materiale donato per approfondimenti personali ed eventi divulgativi.

Opening of the room dedicated to Ligustro

at the public library Leonardo Lagorio – Imperia (Italy)

 

Piazza Edmondo De Amicis, 7 - Imperia

 

On 9th May 2015, at the public library Leonardo Lagorio of the city of Imperia, with the sponsorship of the Italy Japan Foundation and Foundation Mario Novaro, took place the opening of the room dedicated to the master Giovanni Berio, alias LIGUSTRO as a goal following the important donation (crafted woods, correspondence, Japanese calligraphies, books and artworks, a complete archive of an entire life dedicated to art) of Ligustro to the city of Imperia. The room is usable from the community, as a point of excellence, to consult all the donated material for personal in-depth analysis and follow up meetings.

ligustro.italia(AT)gmail.com

TITOLO: Stampa Pesci Pesce Carpa in Oro

Xilografia policroma a 32 colori, legni incisi 25, anno 1996

Tirature: 2 con colori e carte diverse

Tecniche impiegate in uso nel periodo EDO in Giappone:

Nishiki-E

Dipinti broccato, termine con il quale si prese ad indicare le xilografie policrome diffusesi a partire dal 1765 (incisioni su legno di pero o di ciliegio).

Bokashi

Stampa a colori sfumati

Karazuri

Stampa con parti realizzate con la sola pressione, senza colore, per ottenere il rilievo ed effetti tridimensionali.

Kindei

Colore dato da polvere d’oro per coprire minime parti della superficie della stampa con motivi decorativi.

Kinpaku

Impiego di foglia d’oro al fine di ricoprire superfici anche estese sulla stampa.

Kirazuri

Stampa a mica consistente nell’applicare particelle di polvere di perla e mica al fine di ottenere effetto argentato e brillante. Per la stampa dell’oro e argento.

Mokkotsu

Tipo di pittura o di stampa di tradizione cinese che consiste nel rappresentare le figure senza contorni.

Sabi-Bori

Metodo di incisione per ottenere nella stampa della calligrafia Giapponese l’effetto del pennello.

Legno: Le incisioni per i contorni e per i cliché sono state eseguite su legno di ciliegio (Sakura)

Carta: carte pregiate Giapponesi

Misura della stampa: Extra Oban (cm 46,5 x 31,5)

Traduzione Versi di Ligustro:      Guizza la carpa

Trasparenze d’acqua

Forza vitale

La poesia di Ligustro è stata tradotta, in metrica Giapponese, dalla calligrafa: Jimbo Keiko

Firma : Ligustro

Koi: origini e simbologia della carpa giapponese

La storia dei pesci giapponesi è affascinante quanto tanto la bellezza delle carpe Koi (La parola koi deriva dal giapponese, ove significa semplicemente "carpa" e nella cultura popolare sono simbolo di amore e amicizia). Le credenze popolari affermano che i Koi sono pesci indigeni del Giappone. In realtà, le loro radici si riscoprono nel Sud della Cina di 20 milioni di anni fa. La carpa koi (Nishikigoi in Giapponese) trova le sue origini nel XIX secolo nella prefettura di Niigata. Oggi è uno dei pesci più diffusi ed apprezzati dell’intero pianeta e non solo per la sua bellezza.

LE ORIGINI

Originariamente importate dalla Cina, le carpe (koi) in Giappone non presentavano nessuna colorazione particolare e venivano denominate Magoi. Il loro principale utilizzo era quello di essere immesse nell’acqua stagnante delle risaie con lo scopo di tenere pulito il fondo così come mangiare insetti e larve che in qualche modo avessero potuto intaccare le coltivazioni.

Tuttavia nelle aree montuose del nord del Giappone caratterizzate da inverni particolarmente lunghi e nevosi, a causa dell’impraticabilità delle poche strade all’epoca presenti, i contadini venivano molto spesso isolati dal resto del paese e sfruttavano la presenza di questi pesci all’interno degli stagni come fonte di cibo. Iniziò così il vero e proprio allevamento della carpa comune che durò fino al 1820 circa quando, nell’area di Yamakoshi e più nello specifico nella città di Ojiya (prefettura di Niigata nel nord-ovest dell’isola di Honshu), alcuni allevatori si accorsero che alcune carpe stavano iniziando a presentare qualche macchia colorata sulla pelle del dorso.

Da quel momento in poi sperimentarono numerosi incroci ed accoppiamenti programmati che dettero luogo ad innumerevoli mutazioni, portando le carpe giapponesi ad essere rinominate come Nishikigoi (letteralmente "carpa broccata") fino a raggiungere, ad oggi, molteplici varietà ufficialmente riconosciute e denominate.

RAPPRESENTAZIONE E SIGNIFICATO

Nella cultura orientale e più nello specifico in quella giapponese, la carpa koi è un animale molto apprezzato e stimato, non solo per la sua bellezza come pesce colorato ma soprattutto per quello che simboleggia ovvero principalmente la perseveranza. La carpa è inoltre evocativa della fedeltà nel matrimonio e buona fortuna in genere.

La carpa (“Koi” in giapponese appunto) è sempre in movimento ed è considerata uno dei pesci con più energia e forza. E’ inoltre in grado di nuotare controcorrente, e ciò viene interpretato sia come una rappresentazione anticonformista (la forza di non seguire la corrente, bensì di seguire la propria via indipendentemente dal resto) che come forza di superare le avversità. Una leggenda cinese (territorio di origine del simbolo della carpa) narra la risalita di una carpa lungo il Fiume Giallo, per arrivare poi alla Porta del Drago, superata la quale si trasforma in un dragone ed acquisendo il dono dell’ immortalità; il significato di questa leggenda è legato alla forza di volontà ed al cambiamento in positivo, e merito, dopo i propri sforzi e sacrifici, sottolineando che chiunque, con la forza di volontà, possa arrivare anche ad importanti risultati compiendo grandi imprese.

In Giappone la carpa si trova in acque calme, ma è sempre rappresentata in movimento contornata da onde di acqua: questo tipo di rappresentazione suggerisce le virtù di un guerriero determinato ed è spesso associata con le qualità auspicabili nei giovani uomini. La carpa, infatti, è utilizzata in forma di aquiloni nella festa dei ragazzi per rappresentare ed auspicare forza e virtù.

Altro importante simbolo rappresentato è il coraggio: la carpa, trovandosi sul tagliere in attesa di essere mutilata ed uccisa, non si muove, ma rimane impassibile, fiera, ricordando l’atteggiamento dei samurai in attesa dell’esecuzione.

Le carpe giapponesi sono anche tra i pesci più longevi esistenti. L’età si può misurare tramite un’analisi di laboratorio di una scaglia. Una famosa koi scarlatta chiamata Hanako visse 226 anni (c.a. 1751- 7 luglio 1977).

Secondo il Museo Nazionale Americano Giapponese, la carpa è stata scelta come simbolo per la “Festa dei Bambini” perché i giapponesi la considerano il pesce più vivace, pieno di energia e potenza da poter lottare tra flussi furiosi e cascate. Grazie alla sua forza e alla determinazione per superare tutti gli ostacoli, rappresenta il coraggio e la capacità di raggiungere obiettivi elevati. Dal momento che questi sono tratti che ogni genitore desidera per i propri ragazzi, pian piano le famiglie giapponesi hanno iniziato a mettere raffigurazioni delle carpe davanti le loro case per onorare e augurare ogni bene ai propri figli. Nel corso del tempo dalle raffigurazioni si è passati alle carpe ondeggianti al vento.

La carpa ha, quindi, ha una connotazione mistico-religiosa, infatti, questi pesci sono sempre presenti nei laghetti dei templi giapponesi, in vari colori e in varie grandezze per ricordare a tutti che l’immortalità alberga in quel luogo. La carpa, inoltre, era anche uno dei segni di Buddha e indicava la libertà dai vincoli.

In Cina è anche simbolo della supremazia intellettuale e offrirla ad uno studente è un augurio di successo agli esami.

Infine troviamo la carpa anche nel simbolo del TAO, che può essere rappresentato con due carpe che s’inseguono in uno stagno circolare, in cui non è possibile capire chi è l’inseguitore e chi è l’inseguito. I due principi (YANG (la capra rossa) sale e YIN (la capra nera) scende) si fondono l’un l’altro senza che nessuno dei due perda la sua identità.

Un celebre apologo taoista narra che un giorno, mentre attraversava un ponte sul fiume Hao, il filosofo cinese Zhuangzi (secolo iv a.C.) si soffermò a guardare le carpe e i pesci rossi che nuotavano e guizzavano beatamente tra alghe e piante acquatiche e, rivoltosi a Huizi che lo accompagnava, osservò: "Guarda come sono a loro agio: questi pesci sono felici".

Huizi allora chiese: «Tu non sei un pesce, come fai a sapere che questi pesci sono felici?» Zhuangzi in risposta chiese: «Anche tu non sei me, come fai a sapere che io non conosco la felicità dei pesci?» Huizi disse: «È vero, io non sono te, ammetto di non sapere quello che tu pensi, però tu non sei mai stato un pesce e non c’è dubbio che tu non possa sapere che cosa è la felicità per i pesci.» Alla fine Zhuangzi disse: «Tornando alla questione originaria, tu mi chiedi come faccio a conoscere la felicità dei pesci e questa tua domanda presuppone già che io possa comprendere la felicità dei pesci. Se vuoi sapere come faccio a conoscerla, la conosco perché oggi sono venuto su questo ponte, sopra il fiume Hao, ho visto i pesci che nuotano in mezzo all’acqua, e allora ho pensato che questi pesci fossero molto felici

Riconosciuti da allora come immagini di benessere, gioia e salute, carpe e pesci rossi divennero gli emblemi di uno stile di vita piacevolmente appartato, ideale esistenziale del filosofo taoista e del letterato anticonformista. L'antichissima tradizione cinese di tenere carpe e pesci di colore dorato e rosso nelle fontane e nei laghetti dei palazzi e delle ville a scopo decorativo si diffuse in Persia e da qui fino nella Roma di età imperiale.

Ripreso in Europa durante il Rinascimento e proseguito nel Barocco, l'uso permane a tutt'oggi nelle ville e nei giardini pubblici moderni d'Occidente

Da appunti di Ligustro presenti nella sala LIGUSTRO

 

 

Apertura della sala dedicata al Maestro Ligustro

presso la Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia

 

Piazza Edmondo De Amicis, 7 - Imperia

In data 9 maggio 2015 si è svolta, presso la sala convegni della Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia, con il patrocinio della Fondazione Italia Giappone e della Fondazione Mario Novaro, l’apertura della sala dedicata al Maestro Giovanni Berio in arte LIGUSTRO quale traguardo successivo dopo l’importante donazione (legni incisi, corrispondenza, calligrafie giapponesi, libri ed opere d’arte personali e di altri autori, l'archivio completo di una vita artistica) del Maestro alla Città di Imperia. La sala è fruibile pubblicamente, come punto di riferimento di eccellenza, per consultare tutto il materiale donato per approfondimenti personali ed eventi divulgativi.

Opening of the room dedicated to Ligustro

at the public library Leonardo Lagorio – Imperia (Italy)

 

Piazza Edmondo De Amicis, 7 - Imperia

 

On 9th May 2015, at the public library Leonardo Lagorio of the city of Imperia, with the sponsorship of the Italy Japan Foundation and Foundation Mario Novaro, took place the opening of the room dedicated to the master Giovanni Berio, alias LIGUSTRO as a goal following the important donation (crafted woods, correspondence, Japanese calligraphies, books and artworks, a complete archive of an entire life dedicated to art) of Ligustro to the city of Imperia. The room is usable from the community, as a point of excellence, to consult all the donated material for personal in-depth analysis and follow up meetings.

 

 

EMAIL:

ligustro.italia(AT)gmail.com

 

 

TITOLO: Stampa EX LIBRIS Gabriele D’Annunzio variante 1

Xilografia policroma a 5 colori, anno 1988

Tirature: 10 con colori e carte diverse

Tecniche impiegate in uso nel periodo EDO in Giappone:

Nishiki-E

Dipinti broccato, termine con il quale si prese ad indicare le xilografie policrome diffusesi a partire dal 1765 (incisioni su legno di pero o di ciliegio).

Bokashi

Stampa a colori sfumati

Gindei

Impiego di polvere d’argento per dare rilievo a particolari finemente ricavati nella stampa.

Karazuri

Stampa con parti realizzate con la sola pressione, senza colore, per ottenere il rilievo ed effetti tridimensionali.

Kimekomi

Stampa con effetto inverso del “karazuri” e con effetto di incisione, avallamento.

Kirazuri

Stampa a mica consistente nell’applicare particelle di polvere di perla e mica al fine di ottenere effetto argentato e brillante. Per la stampa dell’oro e argento.

Sabi-Bori

Metodo di incisione per ottenere nella stampa della calligrafia Giapponese l’effetto del pennello.

Legno: Le incisioni per i contorni e per i cliché sono state eseguite su legno di ciliegio (Sakura)

Carta: Carta pregiata Giapponese

Misura della stampa: cm 31 x cm 46         EX LIBRIS cm 11 x cm 11

Sigilli in cinabro cinese

Nota di Ligustro:    EX LIBRIS PER 50° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI D’ANNUNZIO INSERITO NEL CATALOGO A Pag. 75

 

LIBRO CON PIUMA PER SCRIVERE

 

EX LIBRIS CITTA’ DI PESCARA 1988

 

BANDIERA ITALIANA (SFONDO)

FUOCO, MELOGRANI, CALCO DELLA MANO ESEGUITO DA UNO SCULTORE MENTRE D’ANNUNZIO STAVA MORENDO, VERSI GIAPPONESI DEL POETA, TRADUZIONE: LIBRO: SULLE ORME DELL’IPPOGRIFO, PER DOCUMENTAZIONE VEDERE SU RIVISTA EROICA DI COZZANI

Firma : Sigillo LIGUSTRO


NOTE PER EX LIBRIS GABRIELE D’ANNUNZIO

Scrittori italiani raccontano il Sol Levante

Il conterraneo Jenco tra i divulgatori della poesia giapponese.

di Salvatore Delli Paoli

Mentre si apre a Tokio (sabato 21 aprile) il convegno “Scrittori italiani raccontano il Sol Levante”, promosso dal premio Grinzane Cavour, nell’ambito delle manifestazioni “Italia in Giappone 2001”, non è fuor di luogo ricordare che Napoli ha il merito di aver fatto conoscere, tra le prime città europee, la poesia giapponese in Occidente, attuando, nei primi anni del Novecento, un ideale collegamento con le seduzioni dell’arte orientale del paese del Sol Levante, grazie all’opera di quel grande diffusore della cultura giapponese in Italia che fu Haruchici Shimoi, che trovò entusiastiche adesioni alla sua opera nel gruppo di scrittori raccolti intorno alla rivista “La Diana”, di cui era l’anima Gherardo Marone. Shimoi era impegnato in quegli anni a cavallo della prima guerra mondiale nel lavoro di traduttore in giapponese di Dante. Docente di Iamatologia presso l’ Istituto Universitario Orientale di Napoli, Shimoi aveva conosciuto Gabriele D'Annunzio durante la prima guerra mondiale, alla quale aveva partecipato in qualità di corrispondente di guerra; aveva successivamente seguito il “comandante” nella marcia su Fiume e addirittura dal poeta, che aveva progettato di partecipare al famoso raid Roma-Tokio, era stato nominato caporale d'onore della sua guardia del corpo personale, durante un banchetto svoltosi a Fiume, nel corso del quale il D'Annunzio pronunziò un brindisi in onore di Shimoi che era un inno alla resurrezione asiatica. A Fiume Shimoi, secondo quanto ha scritto recentemente Indro Montanelli, tracciando un formidabile ritratto di questo giapponese che nella Tokio dell’immediato secondo dopoguerra gli parla in napoletano e chiede notizia di Napoli e dell’Italia, veniva impiegato anche come corriere da D’Annunzio dei suoi messaggi indirizzati a Mussolini. A Napoli Shimoi, “nel 1916, fervendo in pieno l’avanguardismo post-vociano della “Diana”, scoprì su quella rivista, a un gruppo di giovani studiosi, le trasparenti meraviglie della poesia giapponese”. A scrivere questo appassionato ricordo è Elpidio Jenco, allora giovane poeta collaboratore della “Diana” di Marone, che conobbe molto bene Shimoi, insieme al quale, di lì a poco, darà vita alla rivista “Sakurà”, che, dopo la chiusura della “Diana”, nel 1917, continuò, sia pure per un breve tempo, a far conoscere la poesia giapponese, soprattutto quella popolare. Ma fu dunque “La Diana” a rivelare in Italia, in maniera corposa, la pressoché sconosciuta lirica giapponese. Anzi le scoperte della “Diana” furono le prime tentate in lingua europea dei poeti del Myojo, raffinatissimi cesellatori dei tanka, la forma breve della versificazione lirica popolare giapponese, che nel giro di appena trentuno sillabe concludeva l’immagine lirica. La quale contribuì non poco ad alimentare quel gusto del frammento lirico e della poesia "pura", verso cui alcuni componenti del composito gruppo di intellettuali dianisti si sentiva naturalmente portato e Jenco con loro: non a caso, dopo la pubblicazione, avvenuta anch’essa a Napoli, delle poesie giapponesi, tradotte da Haruchici Shimoi e Gherardo Marone (Poesie giapponesi di Akiko Yosano, Suikei Maeta, Tekkan Yosano, Nobutsuna Sasaki, Isamu Yoshii, Napoli, Riccardo Ricciardi Editore, 1917), è Jenco stesso che, in veste di traduttore e di interprete, fa conoscere al pubblico il “Sei ga ha” (Onde del mare azzurro) di Yosano Akiko e il “Temba no michi ni” (Sulle orme dell'Ippogrifo) di Tsuchii Bansui, insieme ad altre composizioni dell'antica poesia giapponese apparse sulla rivista Sakurà, “la fresca rassegna di cultura italo-giapponese di interesse europeo, di cui ho l'orgoglio di essere stato, a designazione di Shimoi, il redattore-capo, durante il suo periodo più attivo”, come scrive lo stesso Jenco, a distanza di anni. Quella di Shimoi a Napoli fu dunque una presenza davvero importante, purtroppo ancora poco nota, soprattutto per il lavoro da lui svolto, insieme a Jenco e ad altri, sulle pagine di “Sakurà”, che non fu affatto un bazar orientale di trite curiosità esotiche, ma che, come scrive Jenco, in un tardo ricordo del 1932, “ci aprì la strada a gioie inattese, a scoperte di volti fraterni, a comprensioni di spiriti che avevamo creduto distanti”, una rivista di cui “tracce ed echi e riflessi si trovano, volere o non volere, in certi atteggiamenti della nostra lirica più viva”.

(Testo ripreso dal “Corriere del Mezzogiorno” del 18.4.2001,pag.13)

Bansui TSUCHII (RINKICHI),

Su le orme dell’ippogrifo (Temba no Michi ni),

Traduzione dì H. Shimoi e E. Jenco, con una prefazione di Harukichi Shimoi,

Collana dei rami fioriti di ‘Sakurà’

Napoli, 1920, pp. 53

Passi di un poema in 23 canti, 2100 versi, per Gabriele d’Annunzio,Tokyo, 1920.

Articolo da L’Eroica N. 235/37 Marzo/Maggio 1938

D'ANNUNZIO E UN'ODE GIAPPONESE

I rapporti dei popoli si stabiliscono con le correnti culturali prima ancora che con gli accordi diplomatici. Giuseppe De Lorenzo nelle sue varie opere ci ha fatto conoscere l'essenza della civiltà giapponese. Egli è stato pure un ambasciatore dello spirito italiano in Estremo Oriente. Ogni messaggio, quando penetra nell'anima di colui al quale è diretto, suscita una risposta; il Giappone, che nel nostro paese ha sentito alcun che di simile a sé, ha inviato all'Italia l'espressione della sua simpatia con un canto sgorgato dall'anima di Tsuchii Bansui, uno dei suoi poeti più illustri. L'ode non è di oggi, ma è fresca e vigorosa. Fu scritta nel 1920 per il volo che Gabriele D'Annunzio progettava di fare tra l'Italia e Tokio. D'Annunzio viveva nell'epopea di Fiume e non partecipò all'impresa che fu compiuta da Arturo Ferrarin. L'ode di Tsuchii Bansui fu tradotta da Elpidio Ienco e da Harukiki Shimoi in Sakura, una rassegna che era una fiaccola e che il pubblico spense perché ama di restare al buio. E' intitolata Temba no michi ni che vuol dire Sulle orme dell'Ippogrifo. Si compone di quattrocento sessantaquattro versi; essa sembra un canto di artefice insigne, direi di Pindaro. I nostri aneliti di popolo, predestinato a non essere secondo a nessun altro, sono espressi con una commozione tanto profonda da restar stupefatti nel sentirli risuonare nel cuore di un poeta di razza diversa. Ciò forse prova che l'universalità di quanto è eroico, romano o italiano, ha un fascino particolare ed abbraccia tutte le stirpi.

Sulle orme dell'Ippogrifo comincia con due versi nei quali son contenute le gloria e l'immagine di D'Annunzio, come nella gola di colui che canta c'è l'armonia della musica che esprime:

Sopra la verde fronda del tuo lauro

barlumano le lame delle spade

Il poeta vede colui che sta per spiccare il volo eroico; non è un uomo qualunque chi fenderà i cieli, non ha il peso della carne, ma è la gloria che s'innalza, aria dentro l'aria, canto dentro canto, volontà attiva che si proietta al di là d'ogni vincolo, sopra ogni ostacolo. Era stabilito che dieci apparecchi partecipassero alla trasvolata dall'occidente all'oriente. Tsuchii Bansui non ha bisogno di sentire il rombo delle eliche per seguire la rotta della squadriglia che domina i vertici della terra; egli scorge il volto del comandante, che deve percorrere dodicimila miglia di spazio, fisso alla meta..

Sei tu che vuoi sulle tue dieci ardenti,

cicogne dare l'alalà latino

alle nebbie dell'ultimo Oriente

pontato, in un supremo impeto a volo?

L'aria che sarà attraversata è come

lo sterminato mare senza fondo

che ha le calme del gorgo cilestrino.

Essa talvolta ha le furie dell'urlo degli eroi. Ma ciò non è impedimento a colui che osa. La conquista dell'aria trova nel poeta giapponese accenti di commozione come quelli che palpitano in Vincenzo Monti quando celebra i fratelli Montgolfier. Il mito, la nostalgia, la scienza del volo sono già arrivati a darci le macchine

...che sfiondan rapide, leggere,

nell'aria, come fan le rondinelle.

Ma fra quanti sono riusciti a sollevarsi da terra, chi per primo compierà il volo sui cieli intentati del Pacifico? Quell'eroe sarà un italiano.

Aroma della terra,

lume che irraggia il Mondo con chiarore

novo, si desta la virtù latina.

Vien dal paese dove nacque Polo;

donde, nei tempi ormai remoti, Polo,

migrò verso i misteri d'oriente

velati d'ansiose fantasie;

andò, fissato all'oriente, verso

il sol che nasce superando gialli

deserti, dietro l'ala peregrina

d'uccelli che sorvolano sul vento

versicolore. Viene dal paese

donde Colombo, fibra di buon ferro,

col cuore pieno di barbagli d'oro

delle terre sognate, si affacciò

sulla sfinge del Mare dei tramonti

che lava il sole nei suoi gorghi, a sera.

Il poeta accoglie nella sua coscienza gli sviluppi del nostro divenire, ne sente il fremito ed il vigore; la nostra civiltà è nei suoi sensi come aroma della terra, come luce, come palpito di umanità. Il canto che è profondo, che ha frugato nel nostro essere, che vi si è sommerso, inarca le ali, sale fino alla visione della nostra Patria, trova espressioni che non perdono bellezza anche se confrontate con quelle dei nostri grandi:

Italia ! Italia ! Imperatrice augusta

del mondo, in prima; e poi rivelatrice

sovrana dello spirito del mondo!

Patria dei Creatori, insuperato

fiore latino dai colori eterni,

che hai profumato per millenni il mondo,

come potresti un giorno inaridire?

Tre volte è ripetuta la parola mondo. Il poeta ci rende la visione d’una forza misteriosa, che sale dai gorghi del tempo e dello spazio; essa diventa creatura umana, popolo eletto che invade la terra con la sua volontà, poi l'illumina e quindi la governa con la potenza dell'arte, della legge e della poesia. Ma la gloria d'Italia non è un ricordo storico, è nella vita attuale, è nella universalità del suo genio vivo, che sempre si rinnovella e va più oltre. Colui che volerà, sopra l'ultimo oriente è

la Poesia d'Italia fatta carne

E' un condottiero di un

popolo di sforzo,

fertile in opre e in impeti

Questo popolo ha la caratteristica di lasciare orme di luce nelle sue salite. Ciò costituisce l’essenza della sua personalità. Il poeta rivive la magnanimità del volo su Vienna che si compì senza strage.

Su l'ali delle tue fide cicogne

non folgoravi le città nemiche

di mortifere punte. Ma cadere

lasciavi sui mortali spauriti

la gloria austera delle tue parole,

- sol che si sfalda nei meriggi estivi –

la volontà del tuo certo trionfo.

Più oltre è cantato l'eroico gesto di D'Annunzio, che con un pugno di prodi, uno contro tutti, rivendica Fiume alla patria. Nell'ode giapponese risplende l'atto del comandante, che si ribella al governo, ai nemici esterni americani e inglesi che per bocca di Clemenceau dissero: Fiume c'est la lune.

Fiume fu un sole.

La tua parola risonò, sublime

ricostruttrice della Patria sparsa,

vindice dei Diritti e delle stirpi

sui bari di Versaglia e i concussori

Lo spirito nazionale incarnato in D'Annunzio, che sentiva urgere in sé il pensiero e l'azione, varca ancora una volta l'iniquo confine.

.....balenò la tua parola

come il ferro d'un velite di Roma,

sugli unti pieghi dei bancarottieri.

[lo non m'inchino che alla poesia umana!]

E con un alalà di guerra

precipitasti su la sacra Fiume.

Tsuchii Bansui precorre col desiderio la transvolata eroica verso l'Oriente. Vola anche lui perché i poeti sono anch'essi della famiglia delle aquile. Sotto si distendono il mare, le montagne, i deserti, le città, i fiumi, l'oceano. Ecco un paesaggio cinese:

Sopra un'esile striscia di marina

sottilissimo pende un fil di luna.

Erran, su l'acque in estasi, tristezze

solitarie di flauti boscherecci.

Poi passa il vento in ululo sui dorsi

dei pastori, che cantan pel deserto.

E' un quadro dove non solo le figure vivono con le loro immagini, ma in ciascuna di esse risuona l'armonia della voce detta o pensata.

Non so perché questi mandriani che vanno nelle steppe sconfinate, mentre nel cielo si diffonde il chiarore tenue ed evanescente del novilunio, ricordino il nomade pastore leopardiano; qua come là è l'uomo che si rifugia nel fascino misterioso del canto, che è la voce d'ogni più alta evasione.

L'ode chiude con un congedo dove c'è un vaticinio di cui possiamo intendere il valore soltanto oggi, perché l'umanità è come San Tommaso: ha bisogno della prova dei fatti per riconoscere la potenza profetica dello spirito.

E sarai tu, re degli spazi eterni,

o Poesia d'Italia fatta carne,

a pregare nel nono arco del cielo

ai più distanti popoli la vita.

Tsuchii Bansui colse la peculiarità del vigore del pensiero italico. Oggi i popoli, dopo diciassette anni da quando l'ode fu scritta, se vogliono esistere nella sfera della bellezza e dell'armonia, devono accogliere la filosofia che Roma diffonde.

C'è un momento in cui lo spirito creatore è contro tutto e contro tutti; a questo periodo di rivolta ideale succede l'altro in cui non c'è vita fuori o contro di lui.

BLASCO DELLA CATTOLICA

 

 

MIA NOTA informativa che ho inserito nell’inserimento del testo: Doi Bansui 1871-1952, a volte indicato come Tsuchii Bansui proveniente da una famiglia borghese di Sendai, Doi si laureò in letteratura inglese all’Università Imperiale di T-ky-.

 

 

Apertura della sala dedicata al Maestro Ligustro

presso la Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia

 

Piazza Edmondo De Amicis, 7 - Imperia

 

In data 9 maggio 2015 si è svolta, presso la sala convegni della Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia, con il patrocinio della Fondazione Italia Giappone e della Fondazione Mario Novaro, l’apertura della sala dedicata al Maestro Giovanni Berio in arte LIGUSTRO quale traguardo successivo dopo l’importante donazione (legni incisi, corrispondenza, calligrafie giapponesi, libri ed opere d’arte personali e di altri autori, l'archivio completo di una vita artistica) del Maestro alla Città di Imperia. La sala è fruibile pubblicamente, come punto di riferimento di eccellenza, per consultare tutto il materiale donato per approfondimenti personali ed eventi divulgativi.

Opening of the room dedicated to Ligustro

at the public library Leonardo Lagorio – Imperia (Italy)

 

Piazza Edmondo De Amicis, 7 - Imperia

 

On 9th May 2015, at the public library Leonardo Lagorio of the city of Imperia, with the sponsorship of the Italy Japan Foundation and Foundation Mario Novaro, took place the opening of the room dedicated to the master Giovanni Berio, alias LIGUSTRO as a goal following the important donation (crafted woods, correspondence, Japanese calligraphies, books and artworks, a complete archive of an entire life dedicated to art) of Ligustro to the city of Imperia. The room is usable from the community, as a point of excellence, to consult all the donated material for personal in-depth analysis and follow up meetings.

 

Email:

ligustro.italia(AT)gmail.com

 

 

TITOLO: Stampa Amaterasu La danza della grande dea del sole variante 1

Amaterasu-ō-mi-kami (letteralmente "Grande dea che splende nei cieli"), generalmente abbreviato in Amaterasu, è la dea del Sole (divinità da cui discendono tutte le cose) nella religione shintoista. È considerata la mitica antenata diretta della famiglia imperiale giapponese.

Xilografia policroma a 156 colori, anno 1999

Tirature: 4 con colori e carte diverse

Tecniche impiegate in uso nel periodo EDO in Giappone:

Nishiki-E

Dipinti broccato, termine con il quale si prese ad indicare le xilografie policrome diffusesi a partire dal 1765 (incisioni su legno di pero o di ciliegio).

Bokashi

Stampa a colori sfumati

Gindei

Impiego di polvere d’argento per dare rilievo a particolari finemente ricavati nella stampa.

Karazuri

Stampa con parti realizzate con la sola pressione, senza colore, per ottenere il rilievo ed effetti tridimensionali.

Kinpaku

Impiego di foglia d’oro al fine di ricoprire superfici anche estese sulla stampa.

Kirazuri

Stampa a mica consistente nell’applicare particelle di polvere di perla e mica al fine di ottenere effetto argentato e brillante. Per la stampa dell’oro e argento.

Sabi-Bori

Metodo di incisione per ottenere nella stampa della calligrafia Giapponese l’effetto del pennello.

Ginpaku

Stampa su foglio d’argento

Legno: Le incisioni per i contorni e per i cliché sono state eseguite su legno di ciliegio (Sakura)

Carta: Carta pregiata Giapponese

Misura della stampa: Dai Oban Tate-E (cm 80 x cm 48,5)

Sigilli in cinabro cinese

La poesia di Ligustro è stata tradotta, in metrica Giapponese, dalla calligrafa Jimbo Keiko

Firma : Sigillo in basso a sinistra ZE-CO RICERCATORE DI ARCOBALENI LIGUSTRO,

e in basso a sinistra più in alto LIGUSTRO

 


NOTA DI LIGUSTRO 1:

La figura della stampa è stilizzata con dimensioni non regolari; stavo studiando El Greco, dove le dimensioni della testa sono in proporzione con il corpo, ma ho variato leggermente la proporzione per fare la figura slanciata maggiormente perché rappresenta un kami (vere e proprie divinità nella fede shintoista).

[El Greco: 7 a 1 è la proporzione armonica fra il corpo e la testa dell’uomo, 13 a 1 è invece la proporzione utilizzata abitualmente da El Greco. Lo slancio in verticale è evidente anche dal fatto che egli prediliga spesso tele verticali, molto più alte del normale.]

Nella stampa sono presenti molte farfalle.

In particolare, come la farfalla ci insegna a plasmare e a trasformare la nostra vita in modo intelligente, così noi dovremmo cambiare il nostro approccio per affrontare le sfide alimentari dei prossimi anni.

La forza della farfalla ci aiuta a dare ordine alla nostra vita, a dare un peso alle nostre decisioni, e a realizzare quello in cui si crede.

I nostri avi con le farfalle prevedevano la stagione del raccolto: se bianca, ci sarebbe stata abbondanza di grano; se gialla di granturco, se rossa molta frutta e di buona qualità; con la farfalla nera, uva e vino avrebbero riempito le cantine. Quando invece le farfalle dalle ali scure volteggiavano intorno al contadino, ciò era un segnale di forti temporali che avrebbero movimentato l’estate, mettendo a rischio il raccolto.

…e il pensiero dominante è di una brava ragazza molto povera che con molta fatica andava a scuola. il Giappone, nel 1890 – 1895 circa, era in una situazione molto critica, e questa brava ragazza aveva un’intelligenza molto spiccata, studiava moltissimo ed era molto considerata a scuola. Riesce a vincere un premio per la poesia ed era stata invitata a ricevere il premio, ma lei non sarebbe voluta andare perché priva di un vestito adeguato e non voleva partecipare con i suoi abiti sgualciti. La madre si reca ad un mercatino e compera un vestito, scolorito e consumato, che aveva colori azzurri/viola con disegnati fiori di iris. La ragazza, anche se un po’ dubbiosa, indossa il vestito e si reca a ritirare il premio e al temine della cerimonia torna a casa. I suoi amici, benestanti, con abiti nuovi, si prendevano gioco di lei. Questa ragazza si chiama Ichiyo (può significare anche foglia).

Ho vestito la figura nella stampa circondata da molte foglie, che rappresenta Ichiyo e la dea Amaterasu con un bellissimo kimono colore azzurro/viola con disegnati fiori di iris. Il viola usato è il murasaki (viola in giapponese). Ho ritenuto valido usare questo colore in modo da valorizzare anche l’importantissima figura della scrittrice e poetessa giapponese Murasaki Shikibu.

Le farfalle che uso spesso rappresentano il cammino di un uomo; infatti la farfalla non vola in linea retta, le foglie, come detto, rappresentano Ichiyo.

Ho fatto questa descrizione durante la mostra che ho organizzato a Bruxelles presso l’Ambasciata Giapponese nell’anno 2003 e l’Ambasciatrice Giapponese, che era presente, mi ha accennato in modo confidenziale che l’anno successivo la figura di Ichiyo sarebbe stata presente su una banconota dello yen: la notizia mi ha fatto molto felice, come il successo riscosso dall’opera, stampata in polvere di perla brillantissima, occhi verdi, davanti ad un ricco paravento che la mette in maggiore evidenza, il grande sole.

Anche le altre opere esposte e lo stage organizzato presso l’Ambasciata del Giappone a Bruxelles hanno ottenuto notevole riscontro.

[Murasaki Shikibu (973 circa – 1014 circa o 1025) è stata una scrittrice e poetessa giapponese alla corte imperiale giapponese durante l'epoca Heian. Conosciuta principalmente per il romanzo Genji monogatari ("Storia di Genji"), scritto in giapponese presumibilmente tra l'anno 1000 e il 1012, servì come dama di corte per l'Imperatrice Shōshi. Il nome Murasaki Shikibu è in realtà uno pseudonimo, il suo vero nome resta tuttora sconosciuto. Si presume che l'autrice abbia impiegato almeno una decina d'anni per completarlo. Il Genji monogatari è riconosciuto come un importantissimo classico.]

 


NOTA DI LIGUSTRO 2:

 

Amaterasu-ō-mi-kami (letteralmente "Grande dea che splende nei cieli"), generalmente abbreviato in Amaterasu, è la dea del Sole (divinità da cui discendono tutte le cose) nella religione shintoista. È considerata la mitica antenata diretta della famiglia imperiale giapponese.

Il seguente brano dal I libro del Kojiki, ha particolare importanza perché quel che vi si narra è all'origine delle kagura, come vedremo:

 

…Inorridita a tale spettacolo [delle escandescenze di Susanowo] Amaterasu chiuse la porta della dimora rupestre del cielo, la sprangò e vi si tenne chiusa. Allora tutta quanta la distesa dell'alto cielo fu immersa nell'oscurità, e tutto il Paese fra i campi di giunchi [il Giappone] fu al buio. In conseguenza regnava la notte eterna.

 

Allora, tutto all'intorno, il brusio delle miriadi di [cattive] divinità fu simile al ronzar delle mosche al tempo in cui si pianta il riso, e per tutto si manifestò una quantità di guai.

 

Allora le ottocento miriadi di divinità si radunarono in divina assemblea nel letto del tranquillo fiume del cielo, e dissero al dio Omoki-kane, figlio di Taka-mi-musubi, di escogitare [il partito da prendere]; e cosi presero i galli che cantavano a lungo nella notte senza termine e li fecero cantare; poi presero dal letto tranquillo del fiume del cielo le dure rocce celesti; poi presero del ferro dalle miniere del cielo, fecero venire il fabbro Ama-tsu-mara e incaricarono Ishi-kori-dome di fabbricare uno specchio; poi incaricarono Tamanoya di fare una lunga filza di cinquecento pietre preziose ricurve; poi chiamarono Ama-no-Koyane e Futo-tama e fecero loro estrarre la scapola intera di un magnifico cervo del celeste monte Kagu, e fecero prendere della celeste corteccia di betulla del celeste monte Kagu, ed eseguire la divinazione; poi estirparono con tutte le radici un augusto albero di «sakaki» del celeste monte Kagu con cinquanta rami: ai rami superiori appesero lunghe filze di pietre preziose ricurve, e ai rami inferiori doni votivi di morbida stoffa bianca [di corteccia] e di morbida stoffa verde [di canapa]; poi Futo-tama prese queste diverse cose e le riunì insieme con i grandi augusti doni votivi e Ama-no-Koyane pronunciò, supplicando, le auguste parole rituali.

 

Allora il dio Ta-chikara-wo si appostò vicino alla porta e la dea Uzume si mise attorno al corpo la celeste fascia di fibra muschiata del celeste monte Kagu a guisa di reggi-braccia, e si pose sul capo un ornamento fatto [di foglie] di splendida fusaggine, si fece un mazzo di foglie di bambù del celeste monte Kagu, e, collocata un'assicella risonante davanti alla porta della dimora rupestre del cielo, vi pestò sopra in modo da farla risuonare, e, facendo come se in stato d'estasi avesse una ispirazione divina, trasse fuori i capezzoli delle sue poppe e tirò giù l'orlo della sua veste fino alle pudende. Allora tremò tutta la distesa dell'alto cielo, e tutte insieme risero le ottocento miriadi degli dei.

 

Ciò sorprese assai Amaterasu; onde, aperta un pochino la porta della dimora rupestre del cielo, disse dal di dentro: «In seguito al mio ritiro, la distesa del cielo dovrebbe pur essere, a mio avviso, assolutamente al buio, e anche il Paese fra i campi di giunchi dovrebbe trovarsi nell'oscurità.

 

Come avviene dunque che Uzume sia così allegra e che ridano anche tutte le ottocento miriadi degli dei». Allora Uzume parlò e disse: «Noi godiamo e siamo allegri perché c'è una divinità che è ancora più splendente di Tua Altezza».

 

Mentr'essa parlava, Koyane e Futo-tama tesero lo specchio presentandolo riverentemente ad Amaterasu. Allora Amaterasu, sempre più meravigliata, venne a poco a poco fuori della porta e guardò. In quel momento, Tachikara-wo, che stava in agguato, la prese per la sua augusta mano e la trasse fuori... Essendo dunque Amaterasu uscita fuori, tornarono naturalmente ad essere illuminati la distesa dell'alto cielo e il Paese fra i campi di giunchi.

(Trad. di R. Pettazzoni dalla trad. inglese dell'originale di B. H. Chamberlain. Vedi: R. Pettazzoni, La mitologia giapponese, Bologna, 1929, p. 60)

Pagina 29

La Letteratura Giapponese - La Letteratura Coreana

Marcello Muccioli

Le letterature del mondo Sansoni/Accademia

Febbraio 1969

 

Kojiki: vecchie cose scritte, è la più antica cronaca esistente in Giappone primi anni del VIII sec. 711-712, narra le origini del Giappone dall'era mitologica delle divinità shintoiste “kami”, al regno dell'imperatrice Suiko (592-628)

Kagura:…ma molto più importanti sono le kagura. Non si sa bene cosa significhi veramente questo vocabolo, ma si scrive con due caratteri cinesi che vogliono dire ricreazione degli Dei. Le kagura sono antichissime (affondano le loro radici nella notte della preistoria) e la tradizione le ricollega alla danza eseguita dalla dea Uzume davanti alla grotta in cui si era rinchiusa Amaterasu. Consistevano in pantomime di carattere mitologico accompagnate da musica (flauti e tamburi) e talvolta da canzoni kagura-uta eseguite nei templi o a corte con lo scopo di dilettare gli dei e guadagnarsene il favore (renderle propizie ai desideri umani). Con la graduale adozione della civiltà e della cultura cinesi comparvero forme di spettacolo prima sconosciute.

…Da questi artisti dei templi, che si tramandarono la loro arte di generazione in generazione, dovrà poi nascere il teatro indigeno.

NOTA DI LIGUSTRO 3:

 

Ichiyo (può significare anche foglia) - pseudonimo di Natsuko Higuchi - è la figura scelta da Ligustro, nell’anno 1999, per rappresentare Amaterasu senza sapere che la Banca del Giappone, per la nuova moneta da 5.000 yen, uscita il 1° novembre 2004, avrebbe scelto l’immagine di Higuchi Ichiyo (1872-1896). Fu la più importante scrittrice del periodo Meiji che compose circa tremila tanka.

Fu autodidatta e dimostrò la possibilità di emancipazione delle donne e delle classi modeste attraverso la diffusione della cultura e dell’istruzione. La vita di Higuchi Ichiyo fu molto difficile e sempre accompagnata da difficoltà economiche.

Tra le migliori esponenti della nuova letteratura femminile, sviluppatasi a fine secolo dopo l'apertura del paese all'Occidente, è autrice di racconti che pur ricollegandosi alla corrente romantica del momento ne interpretano in modo del tutto originale temi e linguaggi. Liriche e intense, le sue opere presentano altresì un'immagine fedele della società del suo tempo e dei quartieri popolari della città dove ancora non sembravano avvertirsi i fermenti che stavano rinnovando il Giappone. Inoltre, l'uso della lingua classica accanto a forme colloquiali e la tendenza a rielaborare lo stile ellittico di Ihara Saikaku danno ai suoi racconti una fisionomia del tutto particolare e inimitabile. Fra le sue opere la principale è Take kurabe ("Gara di altezze", 1895).

 

… Come capita alla giovane Midori che nel racconto Take kurabe spera con tutto il cuore di diventare una grande cortigiana, di vestire meravigliosi abiti, di essere adorata e riverita e di avere un protettore milionario. Con la spensieratezza e l’innocenza di una bambina Midori non sospetta nulla del mondo reale che si nasconde dietro all’ abbagliante luccichio della ricchezza e della fama, quel mondo impregnato di tradimenti, affari amorosi, maltrattamenti, debiti e solitudini fisiche ed emotive…

 


NOTA DI LIGUSTRO 4:

Tratto dal libro“ L’immagine e il Segno” Il giapponismo nella cultura europea tra l’800 ed il 900.

di Flavia Arzeni – 1987- (Docente di Letteratura e Cultura tedesca presso l’Università La Sapienza di Roma. Ha vissuto alcuni anni in Giappone)

 

L’oggetto giapponese andava intanto diffondendosi come curiosità e suppellettile nel mondo anglosassone allo stesso modo in cui si era diffuso nel mondo francese. Alla chiusura dell’Esposizione Universale nel 1862 una gran parte degli “exhibits” giapponesi, anziché essere rimpatriata, venne affidata per la vendita alla ditta Farmer & Rogers che creò, per l’occasione, una filiale specializzata in cose orientali.

La diresse un giovane intraprendente, Arthur Lasenby Liberty, che una decina d’anni dopo aprì il negozio che da lui prese il nome. Liberty non tradì la propria originaria vocazione orientale neppure in seguito, quando la sua bottega divenne un punto di riferimento per tutta Europa in materia di arredamento e decorazione, ed accolse tra i propri frequentatori abituali alcuni dei più bei nomi dell’Aesthetic Movement come Ruskin, William Morris e Rossetti. In certo modo, il suo ruolo a Londra fu paragonabile a quello di Samuel Bing, di Hayashi o degli altri grandi mercanti d’arte orientale di Parigi. Il massimo pontefice delle voghe giapponesi in Inghilterra fu James Mc Neill Whistler, un pittore americano di nascita e parigino di filiazione artistica che, trovando difficoltà a farsi spazio negli affollati circoli artistici della capitale francese, decise di passare la Manica e stabilirsi a Londra. A Parigi aveva appreso la lezione di Bracquemond e dei gruppi “japonisants” e a Londra la ripeté con entusiasmo e convinzione; pittore di atmosfere delicate e di attente armonie di colori, più che Degas e Manet – cui pure è strettamente legato – Whistler richiama alla mente l’impressionismo musicale di Debussy e di Saint-Saens. Alle sue opere diede infatti, e non senza qualche ingenuità, titoli in cui si mescolano entrambe le arti: “Sinfonia in bianco, Notturno in blu e argento, Capriccio in porpora e oro”. Collezionista accanito e non troppo discriminante, Whistler fece dei suoi quadri un vero catalogo illustrato di arte giapponese: ventagli, paraventi, bronzi, kimono, ceramiche bianche e blu affollano le sue tele con finalità puramente decorative ma con una insistenza che denota una sincera e non mitigata passione.

 

I materiali giapponesi furono per lui un filo conduttore e, tutto sommato, provvidenziale, conferendo unità e dignità formali a una pittura che cercava in se stessa e nella pura ricerca di equilibri estetici la propria giustificazione. Questo soprattutto nei dipinti della maturità, quando la meccanica ripetizione di elementi esteriori orientali e giapponesi si fece meno assillante e il messaggio appreso dai maestri del “nishiki-e” penetrò più profondamente nella struttura della composizione: come nel famoso “Notturno in blu e oro: il vecchio ponte di Battersea” che a buon diritto è considerato uno dei capolavori del giapponismo inglese, in cui gli elementi architettonici in primo piano, lo scorcio della città al di là del fiume, l’equilibrio asimmetrico delle masse, l’assenza di prospettiva rivelano una meditata assimilazione dell’opera di Hiroshige. Whistler non ebbe allievi di spicco e la sua pittura restò sempre leggermente marginale rispetto alle maggiori correnti del suo tempo, ma non si stancò di pagare il suo tributo alla tradizione estetica giapponese: “La storia del bello è già completa – scolpita nei marmi del Partenone – e ricamata con uccelli sul ventaglio di Hokusai, ai piedi del Fujiyama” disse in una “Lecture at ten o’clock” che tenne a Oxford e a Cambridge nel 1885.

 

Affermazione che suscitò lo sdegno di Swinburne, prima amico, poi detrattore di Whistler, che le smancerie di certo giapponesismo imperante infastidivano oltremisura: “Vattene, farfalla, torna in Giappone” invoca Swinburne in una lirica dedicata “A James Mc Neill Whistler”. Ma – osserva Miner – la farfalla nipponica restò ancora a lungo posata in Inghilterra. Allo spazientito Swinburne risponde indirettamente Kipling, il poeta vittoriano per eccellenza, il narratore dell’Impero e dell’Imperialismo, il militante e cristianissimo Kipling, che in una corrispondenza scritta alla fine degli Anni Ottanta da Kyoto si abbandona a questa per lui singolare professione di umiltà:

 

Il Giappone è un grande paese. I suoi costruttori giocano con i mattoni, i falegnami col legno, i fabbri col ferro e gli artisti con la vita, con la morte e con tutto ciò su cui si posa l’occhio. Fortunatamente al Giappone è stato negato quell’ultimo tocco di fermezza di carattere che gli avrebbe permesso di giocare col mondo intero. Noi possediamo quel tocco – noi, la nazione dei fiori di vetro, delle stuoie di lana rosa, dei cagnolini di porcellana rossi e verdi, degli infami tappeti di Bruxelles. È il nostro compenso.

Libri presenti nell’ ARCHIVIO LIGUSTRO - sala Ligustro - presso la Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia

La Sala Ligustro è fruibile pubblicamente, come punto di riferimento di eccellenza, per consultare tutto il materiale donato per approfondimenti personali ed eventi divulgativi.

per info ligustro.italia(AT)gmail.com

 

Apertura della sala dedicata al Maestro Ligustro

presso la Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia

 

Piazza Edmondo De Amicis, 7 - Imperia

 

In data 9 maggio 2015 si è svolta, presso la sala convegni della Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia, con il patrocinio della Fondazione Italia Giappone e della Fondazione Mario Novaro, l’apertura della sala dedicata al Maestro Giovanni Berio in arte LIGUSTRO quale traguardo successivo dopo l’importante donazione (legni incisi, corrispondenza, calligrafie giapponesi, libri ed opere d’arte personali e di altri autori, l'archivio completo di una vita artistica) del Maestro alla Città di Imperia. La sala è fruibile pubblicamente, come punto di riferimento di eccellenza, per consultare tutto il materiale donato per approfondimenti personali ed eventi divulgativi.

Opening of the room dedicated to Ligustro

at the public library Leonardo Lagorio – Imperia (Italy)

 

Piazza Edmondo De Amicis, 7 - Imperia

 

On 9th May 2015, at the public library Leonardo Lagorio of the city of Imperia, with the sponsorship of the Italy Japan Foundation and Foundation Mario Novaro, took place the opening of the room dedicated to the master Giovanni Berio, alias LIGUSTRO as a goal following the important donation (crafted woods, correspondence, Japanese calligraphies, books and artworks, a complete archive of an entire life dedicated to art) of Ligustro to the city of Imperia. The room is usable from the community, as a point of excellence, to consult all the donated material for personal in-depth analysis and follow up meetings.

 

 

 

per info email ligustro.italia(AT)gmail.com

 

TITOLO: Surimono (Mitate) per fine anno 1987 e per nuovo anno 1988

(MITATE: Stampa di fantasia, parodia, trasposizione di temi iconografici classici. Print of fantasy, parody, transposition of classical iconographic subjects. – Definizione dal Libro: HON di Pietro Gobbi - L’angolo Manzoni Editrice)

Xilografia policroma a 34 colori

Tirature: 4 con colori e carte diverse

Tecniche impiegate in uso nel periodo EDO in Giappone:

Nishiki-E

Dipinti broccato, termine con il quale si prese ad indicare le xilografie policrome diffusesi a partire dal 1765 (incisioni su legno di pero o di ciliegio).

Bokashi

Stampa a colori sfumati

Gindei

Impiego di polvere d’argento per dare rilievo a particolari finemente ricavati nella stampa.

Gin-Sunago

Scaglie e polvere d’argento cosparso sulla superficie al fine di ottenere effetti di luminosità su particolari cliché in modo da ricavare stampe perfettamente simili.

Karazuri

Stampa con parti realizzate con la sola pressione, senza colore, per ottenere il rilievo ed effetti tridimensionali.

Kindei

Colore dato da polvere d’oro per coprire minime parti della superficie della stampa con motivi decorativi.

Kirazuri

Stampa a mica consistente nell’applicare particelle di polvere di perla e mica al fine di ottenere effetto argentato e brillante. Per la stampa dell’oro e argento.

Sabi-Bori

Metodo di incisione per ottenere nella stampa della calligrafia Giapponese l’effetto del pennello.

Urushi-E

Parti coperte con lacca per renderle lucide e brillanti

Gofun

Polvere di madreperla: Utilizzo del pregiatissimo ed antichissimo smalto in uso dal 1751

Legno: Le incisioni per i contorni e per i cliché sono state eseguite su legno di ciliegio (Sakura);

Carte: Pregiate Giapponesi

Misura della stampa: cm 24 x 28

Sigilli in cinabro cinese

NOTA: Ligustro, per tutti i suoi amici, chiede (alle divinità Shichifukujin o Divinità della Fortuna che compongono questo “fortunato” gruppo di dei) le loro grazie affinché concedano:

Saggezza, Longevità, Abbondanza, Bellezza, Ricchezza e Fortuna.

Firma: Sigillo in basso a sinistra Ri-Gu Ligustro RI Il Signore dei ferri GU Il ferro utile


Surimono tipo Mitate

Tecnica di registro: Kento

Descrizione dei Blocchi:

I°       MATRICE (l'immagine del disegno viene ricavata tutta in rilievo)

II°     BLOCCHI per il colore                                                                      N° 34

III°    BLOCCHI Per sovrapposizioni                                                          N°  6

IV°     BLOCCHI Per i rialzi in oro o argento (Kirazuri)                               N° 15

V°      BLOCCHI Per la stampa ceca o goffratura (Karazuri)                      N°   5

VI°     BLOCCHI Per la stampa della mica (tecnica Urushi-e)                    N°   3

VII°   BLOCCHI Per la stampa della povere di conchiglia (Gofun)             N°   1

Per eseguire questa Stampa sono stati necessari N°65 Cliché, e, quindi anche i passaggi sono stati 65

Il lavoro è necessariamente stato fatto totalmente a mano e, la impressione dei colori, delle lacche, delle polveri, dei metalli si ottiene per frottage nella parte posteriore della carta che viene appoggiata sui legni con un apposito strumento chiamato "BAREN".

Questo strumento nei luoghi di origine, veniva costruito con un fondo in bambù, con dello spago di erba intrecciato il tutto ricoperto con foglie di bambù, ricavate da una certa altezza dalla pianta stessa.

Logicamente, non potendo usufruire degli stessi materiali, si è ricorso ad un facsimile, che dopo una infinità di esperimenti, come si vede, ha dato risultati accettabili.

Per concludere, il tempo che è stato impiegato in totale, è così suddiviso:

Squadratura dei blocchi                                                                      Ore    16

Lucidatura                                                                                          Ore      8

Incollatura delle immagini                                                                   Ore     8

Insieme delle incisioni                                                                         Ore    84

Stampa, compresa laccatura, colorazione, Karazuri, Kirazuri, Urushi-e       Ore    41

TOTALE                                                                                            Ore    157

NOTA:

  • …La stampa "Natale" è un altro intenso sforzo tecnico (tour de force)...Apprezzo particolarmente la coda della cometa di Haley che il topo ha rosicchiato.

23 dicembre 1987

 

Jack Hillier, Londra, può essere considerato uno dei maggiori esperti al mondo di Arte giapponese


TITOLO: Surimono (Mitate) per fine anno 1987 e per nuovo anno 1988

 I surimono (lett. "cosa stampata") sono tra gli esempi più raffinati di silografia policroma apparsi dal primo decennio del Settecento. Di formato variabile, realizzati su piccoli fogli quadrati, piuttosto che in sottili strisce di carta verticali, o sviluppati orizzontalmente in grande dimensione (fino ai 57 cm), e dunque ripiegabili, erano perlopiù richiesti da committenze private, circoli letterari o poetici, case da tè, singoli individui. In comune avevano il fatto di essere pensati per un'occasione particolare, oltre che prevedere l'unione di pittura e calligrafia, spesso di versi poetici kyóka. Tuttavia la varietà di stili e soggetti rappresentati rispondeva all'utilizzo per cui erano concepiti, così che un surimono poteva divenire un semplice biglietto augurale, un invito a un concerto o a uno spettacolo teatrale, a un raduno poetico o a una cerimonia del tè, ma poteva anche essere un calendario illustrato, l'immagine da offrire al tempio o la commemorazione di un evento. In pratica una vera e propria forma d'arte grafica, spesso a scopo pubblicitario, a cui artisti come Hokusai si dedicarono con una vasta produzione che andò crescendo tra la fine del Settecento e gli anni sessanta dell'Ottocento, raggiungendo l'apice tra gli anni dieci e trenta dello stesso secolo. Come abbiamo già visto e scritto, Ligustro riprende questa sua insuperabile abilità che gli è propria, la simpatica usanza giapponese


NOTA: Questa rassegna presenta il meglio del lavoro di Ligustro Berio nella xilografia policroma, arte intricatissima e sopraffina nella quale gli incisori giapponesi del periodo Edo, a cominciare dal terzo quarto del secolo XVIII, raggiunsero un'indiscussa maestria. Si tratta di un procedimento denominato nishiki-e, letteralmente "pittura di broccato", consistente nell'incidere numerose matrici lignee, ciascuna corrispondente a una stesura di colore o ad un effetto di stampa: evidentemente la quantità delle matrici è tanto più alta quanto più numerosi sono i colori desiderati, ricercati gli effetti di gauffrage inciso (kimekomi) o a rilievo (karazuri), delicate e fini le sfumature (bokashi), inconsuete le screziature e marmorizzazioni delle tinte, sensibile il baluginio delle polveri di mica e di perla, soavi le lumeggiature di fiocchetti diseguali affioranti da sabbioline d'oro e d'argento. Ligustro profonde generosamente in ciascuna delle sue opere una tale bravura ed un livello talmente elevato. di raffinatezza tecnica da farci pensare a un inaudito accumulo di esperienze straordinarie - come se nella sua sola vita si fossero ricongiunti, per una rara evenienza combinatoria, gli orditi creativi, i talenti manuali e le invenzioni di molte generazioni di artisti lontani nel tempo e nello spazio. É perciò davvero sorprendente considerare che Ligustro si avvicinò alla "pittura di broccato" soltanto poco più di vent'anni addietro, dopo una malattia che plasmò in profondità i suoi sentimenti tramutando la sua sofferenza in uno slancio di energia espansiva e amorevole e guidandolo sempre più addentro a quel gagliardo e inesausto appetito d'illustrare il mondo e le sue immagini che il grande Hokusai chiamava “follia del disegno" - un'ispirazione intensa e pervasiva, una felice mania. Uno tra i massimi studiosi dell'arte della xilografia policroma e delle produzioni a stampa del Giappone, il compianto Jack Hillier, ebbe a dire che tra gli artisti occidentali che si sono cimentati con la xilografia nishiki-e Ligustro è quello che ha raggiunto il massimo livello di padronanza delle complicatissime tecniche di incisione e stampa.

Ligustro ha inoltre il merito di avere colto e meditato i significati di una particolare classe di opere a stampa, i surimono, squisiti fogli di piccolo formato tirati in numero limitatissimo, usati come biglietti d'auguri, d'invito o commemorazione: la delicata complessità dei surimono risiede nella qualità evocativa e allusiva dei soggetti rappresentati, che riuniscono temi figurativi, calligrafici e poetici in accordi ricchi di sottili richiami simbolici. Anche Edoardo Chiossone, fondatore del nostro museo, era incisore di straordinaria bravura e intraprendenza: come noto, Chiossone risiedette in Giappone per 23 anni tra il 1875 e il 1898 ricoprendo l'incarico di professore d'incisione e direttore dell'Officina Carte e Valori della Stamperia Imperiale di Tokyo presso il Ministero delle Finanze. Grazie alla sua competenza specifica ed alla sua posizione di prestigio egli fu in grado di formare la magnifica collezione d'arte giapponese oggi appartenente al Comune di Genova, che comprende una importante raccolta di stampe policrome nishiki-e. Questa occasione sembra perciò particolarmente felice e privilegiata per il Museo Chiossone, sia perché le opere bellissime di Ligustro rispondono alla principale vocazione artistica di Chiossone e ad una sua predilezione collezionistica, sia perché esse ci comunicano, con la loro vibrante complessità di forma e contenuto, un modo sincero, poetico e soave di guardare il mondo.

Donatella Failla Curatore del Museo d’Arte Orientale E. Chiossone Genova

Donatella Failla è direttrice del Museo d'Arte Orientale “Edoardo Chiossone” di Genova e professore di Storia dell'Arte dell'Asia Orientale presso la Facoltà di Lettere dell'Università di Genova. Nel 2014 ha ottenuto dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca l'Abilitazione Scientifica Nazionale come professore associato. Ha ricevuto due importanti affiliazioni di ricerca da parte della Japan Foundation, la prima nel 1995, la seconda nel 2012-2013 presso l'Art Research Center dell'Università Ritsumeikan di Kyōto.

Nel 2016 è stata nominata membro dell'Accademia Ambrosiana in Classe Asiatica. Le sue 180 pubblicazioni comprendono cataloghi di mostre, monografie e articoli in Italiano, Inglese, Francese, Spagnolo e Giapponese. Nel corso di questi ultimi vent'anni, in collaborazione con enti pubblici e fondazioni private giapponesi, tra cui il Tōkyō National Research Institute for Cultural Properties e la Sumitomo Foundation, ha varato un programma di conservazione e restauro del patrimonio artistico del Museo Chiossone che ha fruttato la riqualificazione di 76 dipinti e alcune centinaia di stampe. Partecipa regolarmente in qualità di relatrice alle conferenze internazionali di studi giapponesi. (Informazioni aggiornate al mese di Ottobre 2015)

 

 

 

NOTA: Questa stampa di tipo Surimono è stata eseguita per gli amici intimi. Nel Giappone del tardo periodo Edo, c’era l’uso di produrre uno speciale surimono per festeggiare particolari ricorrenze nell’attività di circoli culturali o eventi simili di livello. Questi oggetti, da qualcuno definiti kubarimono (stampe omaggio pregiate) erano xilografie a tiratura molto limitata, come i nostri esemplari numerati, eseguite su cara pregiata ed arricchite con le più preziose raffinatezze incisorie; fuori commercio, venivano distribuite a membri e sostenitori di circoli o a famigliari. Ligustro riprende con questa sua insuperabile abilità che gli è propria, la simpatica usanza giapponese.

(Estratto relazione Prof. Adriano Vantaggi, nato a Genova nel 1949 dove vive e lavora. Ha vissuto in Giappone dal 1973 al 1975 con borsa di studio del Ministero della Pubblica Istruzione. Si è laureato in lingue e civiltà orientali presso l’Istituto Orientale di Napoli e tra i migliori allievi del Prof. Adolfo Tamburello. E’ un “Yamatologo” molto quotato. Già consulente del Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova, autore di numerose pubblicazioni e traduzioni dal giapponese. Accanto ad altri studi, si dedica da anni allo studio della storia dell’antica xilografia giapponese. Collabora inoltre con associazioni culturali dedite all’insegnamento delle arti, della storia e della letteratura orientali)

NOTE:

 

  • …mi fa veramente piacere constatare che, grazie a voi e alle vostre opere, la tradizione del Giappone è salvaguardata in Italia, dirò di più, meravigliosamente trasformata

 Daini Tsugahara direttore del Centro culturale e informazione dell’’Ambasciata del Giappone a Bruxelles

 

  • …attraverso le sue opere ritrovo il simbolo del gioioso connubio tra due grandi civiltà e culture, quella del Giappone e dell’Italia…

 Atzuko Nishimura Ambasciatore del Giappone a Bruxelles

 

  • Ampia commistione di arti; quella ligure e quella orientale. Le tecniche sono puramente giapponesi ma anche con dei perfezionamenti assolutamente innovativi ed abbastanza strabilianti dal punto di vista del virtuosismo tecnico e poi c’è anche una commistione delle iconografie perché il mondo del Maestro Ligustro è sicuramente una sintesi del mondo ligure: il sole, il mare, i colori e le atmosfere caratteristiche della riviera ...prevalentemente anche i verdi del Maestro Ligustro sono particolarmente evocativi perché sono dei verdi squisitamente liguri”.

 Dott.ssa Donatella Failla, direttrice del Museo d’Arte Orientale E. Chiossone - Genova

 

  • Il quadro di Ligustro presenta una ricca simbologia, la cui comprensione credo possa contribuire ad accrescere l’emozione immediata che suscita. Esso raffigura in maniera concentrata e potente quell’unità profonda degli esseri viventi tra di loro e con la natura che la ricerca filosofica tenta sempre, attraverso il discorso, di afferrare e giustificare. E’ una immagine del raro connubio tra arte e pensiero, tra ragione e sentimento, tra intuizione e riflessione che rende possibile cogliere, in un istante e con assoluta chiarezza, un momento della nostra storia che ci appare, forse perché vi siamo immersi, confuso e problematico

Silvio Zaghi professore di filosofia Liceo Classico De Amicis di Imperia

Presentazione la stampa di Ligustro “Migrazioni terzo millennio” presso Circolo ARCI

 

  • “Ligustro all’inizio ha “resuscitato” una tecnica che in Giappone era ormai desueta ed abbandonata. Così la sua mediazione ha attraversato i tempi, i secoli e la storia. La “stanza dell’Oriente”, nella quale Ligustro si è venuto introducendo, a passi lievi, è divenuta la sua casa, senza che per questo egli dovesse abbandonare la nativa Oneglia”.

Prof. Marzio Dall’Acqua, docente e storico

 

 

  • Ligustro, ha avuto il grande merito, con le sue opere, aldilà delle sue indubbie e straordinarie capacità di artista, di “zoomare”, se è concesso il termine, su questa dimensione sconosciuta e lontana. Di questa focalizzazione ne è testimone lo scrittore Basilio Cadoni, il quale scrive all’artista dicendo: “I suoi surimono mi dicono non soltanto come le sue realizzazioni implichino, in prima misura pazienza e passione, ma soprattutto mi inducono a riflettere sul senso degli infiniti mondi dell’arte. Mi inducono a riflettere, in particolare su una matrice di una antica, diversa, misteriosa civiltà e a confessare a me stesso quanto sia esile la mia cognizione della cultura dell’Estremo Oriente, della quale conosco qualche poeta. A me, e forse non soltanto a me, è certamente dato percepire la bellezza, la ricercatezza dei suoi surimono, ma non, con mio grande rammarico, il sub-stratum profondo, la segreta linfa concettuale-storico-filosofica che è il referente delle sue opere, e me ne dolgo. Perché se fossi più cognito potrei maggiormente onorare la sua arte. Tuttavia la bellezza delle sue stampe mi affascina, perché, anche se difetto degli strumenti di riscontro, ne sento tutto il segreto, luminoso, suadente incanto”

 Basilio Cadoni scrittore - Margherita Faustini, intervista in Ex libris Rivista italiana di xilografia, ex libris e piccola grafica n.12, ottobre 1989 febbraio 1990

 

  • Questi anni trascorsi a stretto contatto con il mondo di Ligustro, respirando la sua arte, ascoltando attraverso i nostri colloqui ciò che pensava e viveva per poi vederlo realizzato nel suo linguaggio figurativo, mi permettono oggi di capire l’atteggiamento estremamente positivo e l’ottimismo che lo hanno sempre contraddistinto, qualità che gli hanno permesso di trasformare le sue aspettative in certezze e di vedere anche le speranze altrui potenzialmente realizzabili. Il segreto del successo e del raggiungimento di ogni suo obiettivo, sta proprio nella costante e incrollabile volontà di non discernere il pensare dall’agire, dove l’idea, il pensiero geniale, deve necessariamente portare attraverso la sperimentazione ai risultati positivi prefissati.

Tesi 110 e Lode Monica Ramò Imperia insegnante

 

  • Il Maestro Ligustro non è solo un maestro d’arte ma anche di vita, dolce, sereno e così delicato nella sua umanità…complimenti, questi sono i veri maestri… Io ho incontrato molti “maestri”, ma quelli davvero grandi sono pochi…

Fabiola Mercandetti Roma Artista e ricercatrice nel campo del non tossico per le incisioni

 

 

STRALCIO DI ALCUNE LETTERE DI JACK HILLIER A LIGUSTRO

Ligustro ha tenuto una fitta corrispondenza con l’amico Jack Hillier di Londra

  • La tua stampa è cosi incantevole, cosi squisitamente intagliata e stampata, che penso di non aver nulla da insegnarti …A giudicare dalla stampa che mi hai mandato, non hai bisogno di ulteriore istruzione…Penso che tu disponga di tutte le tecniche necessarie per il tipo di stampa riccamente ornato che il surimono” richiede.

10 luglio 1987

  • (Le stampe) sono molto cariche di simbolismo, e richiamano il "surimono" giapponese, una volta di più, nella compenetrazione fra la parte poetica e i motivi pittorici ……non mi hai spiegato una cosa: come ottieni un cosi perfetto allineamento dei blocchi? Ancora, come raggiungi una così meravigliosa fusione dei colori come, ad esempio nello sfondo di "Agosto" e nel cielo di "Luglio"? Essi paiono essere il risultato di un modo di stampare incredibilmente sofisticato.

8 settembre 1987

  • La stampa "Natale" è un altro intenso sforzo tecnico (tour de force)...Apprezzo particolarmente la coda della cometa di Haley che il topo ha rosicchiato.

23 dicembre 1987

  • Il tuo dono è un capolavoro, frutto d'un intenso sforzo tecnico. Devo congratularmi con te per la calligrafia, eccellente e leggibile, del testo poetico (haiku)

19 gennaio 1988

  • Il "tanzaku” di merli neri nella neve è la tua trasposizione della stampa di Seitei, come una trasposizione di Liszt d'un lied di Schubert. Apprezzo la perizia delle tre prove separate di "Alba e fiori di pruno", e non riesco ancora a comprendere come tu abbia raggiunto una tale abilità nell'intaglio dei blocchi…Non conosco alcun altro artista occidentale che possa rivaleggiare a tal punto con i giapponesi in questo particolare campo.

9 aprile 1988

  • …un vario assortimento di “hashira-e" e “shikishi", che mostrano tutte le tue tecniche sorprendenti. È sbalorditivo che tu, un italiano, abbia dovuto produrre uno ''shikishi" accompagnato da un "haiku". Tuttavia il risultato è assai armonioso e toccante.

24 settembre 1988

  • È delizioso trovare il motivo di "Hotei a cavallo di un asino" che ritorna di volta in volta…Esso è molto efficace sulla "marezzatura" (effetto marmoreo) della carta decorativa - un altro trionfo della tua tecnica. I due “hashirakake” sono eccezionali imprese di stampa …le stampe d'un artista che è come la reincarnazione d'un disegnatore di “surimono” del diciannovesimo secolo, ma che, a differenza del suo “antenato” giapponese, intaglia i blocchi e li stampa.

10 luglio 1989

  • L’“e-goyomi” per l'anno dei cavalli una delle tue stampe più riuscite…la colorazione è squisita, e mi ricorda certe miniature islamiche.

21 marzo 1990

  • Il mondo adesso è malato, e ci serve qualcosa di luminoso e speranzoso, come le sue stampe.

8 febbraio 1991

  • È affascinante vedere il tuo personale trattamento della poesia erotica…penso che la base dei tuoi disegni sia lo "shunga" di Hokusai, e tuttavia i tuoi ornamenti sono del tutto originali, e creano un genere interamente nuovo.

4 agosto 1993

Jack Hillier può essere considerato uno dei maggiori esperti al mondo di Arte giapponese

NOTA:

 

I preziosi biglietti “giapponesi” AUGURI SI DICE “SURIMONO”

 

Nulla di più esatto dell’affermare che i surimono sono i più bei biglietti d’auguri e di circostanza mai realizzati. Queste “cose stampate” (è la traduzione letterale) venivano prodotte in Giappone tra la metà del Sette e la metà dell’Ottocento in occasioni molto particolari e non per il mercato, ma per circolazione privata.

C'era a quei tempi una gran passione per i circoli letterari patrocinati da ricchi mercanti; samurai, editori. Ci si riuniva periodicamente e si facevano gare di poesia e calligrafia. In queste occasioni un pittore, a volte anche un poeta o un calligrafo, creavano una silografia a commemorazione dell'evento. In poche copie, impressa con tecnica raffinatissima e costosa, a molti colori, con aggiunta di polvere d'oro, argento, mica, a volte con l'inserzione di schegge di madreperla o altro materiale prezioso, era riservata alla diffusione fra i membri del circolo.

L'inizio dell'anno, corrispondente, secondo l'antico calendario lunare, al primo giorno di primavera e, grosso modo, alla metà di febbraio era il momento più propizio. Vi si facevano coincidere altre occasioni da immortalare coi surimono: la fondazione di un nuovo circolo, il mutamento di un nome d'arte, il passaggio di un attore a ruoli più importanti, secondo la rigida gerarchia teatrale di allora come di oggi, con l'assunzione di un nuovo nome-titolo.

I soggetti sono tutti impregnati di metafore e allusioni come le poesie che li accompagnano e i 'più .grandi artisti vi si sono cimentati. Alcuni, anzi, non hanno prodotto che surimono nella loro carriera grafica.

Pressoché ignorati dal grande collezionismo per molto tempo sono divenuti ormai uno degli argomenti di studio più appassionanti nel settore della silografia nipponica, anche per il gran numero di falsi d'epoca che sono stati individuati. In Italia hanno raggiunto l'apice della notorietà con la mostra che Helena Markus ha curato per il Centro Piemontese di Studi sul Medio ed Estremo Oriente a Torino due anni fa.

Roger Keyes è senz'altro lo studioso che, negli ultimi anni, ha maggiormente approfondito le ricerche su queste affascinanti opere dell'incisione. La pubblicazione, ora, per i tipi di Philip Wilson del monumentale The Art of Surimono costituisce un punto miliare non solo nella loro conoscenza in senso tecnico ma in rapporto ai vari ambienti letterari oltre che artistici e al peso esercitato nel mondo culturale in genere del Giappone proto-moderno.

The Art of Surimono è basato sullo studio della raccolta nella Chester Beatty Library di Dublino, una delle più importanti del settore non solo, per la rappresentatività, ma per la qualità e condizione delle prove. Sir Chester Beatty, che principiò la collezione nel 1954, affidandone la costituzione al massimo esperto vivente del settore, Jack Hillier, pose una condizione fondamentale e inderogabile: la perfetta condizione delle incisioni da acquisire.

Ma il lavoro di Roger Keyes non si limita, come del resto si può notare anche dall'altro volume di poco anteriore a questo: Surimono, a uno studio testuale delle singole opere. Lo storico dell'arte americano è invece preoccupato di fornire strumenti preziosi sull'intricato mondo dei circoli letterari, sulla loro implicazione con quello dei pittori e degli editori d'arte. Il libro contiene, oltre alla dettagliata catalogazione di centinaia di opere e alla lussuosa riproduzione di parte di esse, una appendice sui poeti (in alcuni casi sarebbe più equo dire scrittori di poesie) che iscrissero i loro versi, sul surimono.

Preziosissimo è l'accurato, specifico capitolo sulle copie d'epoca dei surimono quadrati di cui l'Autore ha ricostruito pazientemente i modi e i luoghi di provenienza sulla base di molta ricerca e di documenti rinvenuti in Giappone.        

prof. Gian Carlo Calza

Roger S. Keyes, The Art of Surimono. Privately published Japanese woodblock prints and books, 2 vv. Sotheby, sterline 150.oo

Idem, Surimono. Privately printed Japanese prints, pp. 199 ill. Kodansha. Internationa, US 50.oo.

Laureato all'Università di Pavia. Tesi: L'influenza dell'India nella formazione dell'Inghilterra moderna. Harkness Fellow del Commonwealth Fund of New York (1966-68). Vincitore della Fulbright scholarship del Governo americano (1966). Professore di Storia dell'arte dell'Asia Orientale presso l'Università di Venezia (dal 1971). Direttore dello Hokusai Centre for Japanese Arts dal 1990. Fellow della Japan Foundation (1975, 1995).Visiting Scholar - Columbia University (1989-90). Direttore dell'Hokusai Paintings Project - Università di Venezia e dell'Italian National Research Council (Catalogazione delle opere di Hokusai nelle collezioni europee). Consulente per la XIX Esposizione Internazionale Identità differenze, Triennale di Milano, 1996. Dal 1°novembre 2000 è membro del Senato Accademico dell'Università "Ca Foscari di Venezia", nonché Presidente del Corso di Diploma Universitario per Traduttori e Interpreti, sede di Treviso.

 

 

NOTA:

 

Le Sette Divinità della Fortuna “Shichifukujin” presenti nella mitologia e nel folclore giapponese sono un gruppo di divinità venerate per ricevere aiuto nella vita quotidiana e per ottenere benefici mondani.

Vi fanno parte: Daikokuten Dio dell'abbondanza e ricchezza, Bishamonten Dio della guerra, Benzaiten Dea della bellezza, della musica e di tutto ciò che scorre, Ebisu Dio del cibo quotidiano, Fukurokuju Dio della buona sorte e della lunga vita, Jurōjin Dio della conoscenza e della longevità e Hotei Dio della felicità.

Solo una delle Sette Divinità, Ebisu, è di origine giapponese. Le altre provengono dalla Cina e dall'India: tre di loro fanno parte della tradizione taoista e le restanti tre affondano le loro radici nel Buddismo. Per molto tempo le Sette divinità sono state adorate dai giapponesi singolarmente, per poi essere raccolte nel gruppo degli Shichifukujin, protettore delle arti e delle professioni, come quella dei mercanti, dei dottori, dei pescatori, degli intellettuali, e altre ancora.

Secondo una delle tradizioni più importanti legate a questo culto, durante i primi giorni del nuovo anno le Sette Divinità si trasformano in marinai e discendono dal Paradiso a bordo di una nave, detta Nave del Tesoro, dotata di poteri magici, per approdare nei porti del mondo terreno e portare agli uomini tesori e buona sorte.


Una lettera di Jack Hillier

 

Ligustro Berio era senz’altro destinato a diventare un creatore di stampe, ed in particolare modo di quelle realizzate attraverso incisioni su legno e con successiva stampa a colori, come era in uso nello straordinario “Periodo Edo” nel Giappone del 1615 – 1868 con lo splendore dell’”UCHIYO-E”.

Durante una lunga convalescenza, a seguito di una malattia cardiaca, nel 1972 egli cominciò ad interessarsi alla pittura ad olio, ma non trovò in tale tecnica piena soddisfazione.

Più tardi si perfezionò nel pastello, ma anche questa tecnica non realizzò le sue aspettative: pur tuttavia fu proprio il pastello che lo portò ad uno studio approfondito di moltissime qualità di carta.

Furono, più di ogni altra cosa, la scoperta delle sorprendenti qualità delle carte giapponesi fatte ancora a mano, che condussero “Ligustro” all’antica grafica giapponese.

Abbastanza repentinamente, trovò che non solo era attratto, ma particolarmente portato a cimentarsi nell’incisione dei blocchi dei legni adatti con il fine di stampare nello stile “NISHIKI-E” (il coloratissimo stile detto “Broccato”).

Ma Ligustro aveva altresì un inaspettato talento nel realizzare manualmente questa intricata tecnica orientale.

Avendo così trovato un mezzo che gli permetteva di esprimersi, imparò da autodidatta i laboriosi e difficoltosi processi della stampa a colori ed in questa si perfezionò.

Numerosi sono stati gli artisti occidentali che hanno tentato di realizzare stampe a colori usando i blocchi di legno incisi.

Per esempio Henry Riviere e John Platt, ma nessuno ha raggiunto la maestria di Ligustro, sia nella padronanza della complessità tecnica di incisione che in quella della stampa.

Tra gli antichi artisti giapponesi, gli esempi più eclatanti di questo virtuosismo tecnico furono riservati ad un certo tipo di creazione, usualmente di piccolo formato, denominato “SURIMONO” (letteralmente: una cosa stampata) ma in effetti era usualmente una stampa commemorativa od un mezzo per porgere auguri ed altresì una pubblicazione per l’inaugurazione di un circolo letterario ecc. o semplicemente un mezzo per pubblicare versi.

Sorprendentemente, Ligustro Berio, ha seguito i maestri giapponesi, non solo nelle tecniche dell’incisione delle tavole a colori, ma anche nel creare xilografie policrome ricche di simbolismo con incorporate poesie (HAIKU’, KIOKA) in calligrafia giapponese ed un fantasioso uso d’immagini, di sigilli incisi a mano.

Questi ultimi, possono semplicemente dare “Nomi all’artista” od esprimere, con simboli pittorici, buoni auguri di longevità, felicità od altro.

Ma la più sorprendente dote dell’artista è la sua insuperabile abilità nell’incidere il legno e nel raggiungere effetti di stampa che competono con il virtuosismo degli abilissimi incisori e stampatori del 1600 – 1800 giapponesi.

Nessuna riproduzione a colori può ”Rendere giustizia” all’originale, sia per la brillantezza metallica della patina di oro e argento, sia per la superficie trattata con lacca e mica o per la stampa cieca usata per ottenere effetti di rilievo.

Il “SURIMONO” quadrato delle “LUCCIOLE E LUNA CRESCENTE” dà qualche idea sulla complessità della venatura dell’oro e dell’argento e sulla gradazione del colore nel cielo, dall’indaco al lilla, che serve come sfondo alle lucciole, ognuna con il suo alone di argento e di brillante mica. Un altro “SURIMONO” mostra un ragno su di una ragnatela d’argento di squisita fragilità; esausto tra i papaveri in un campo ed uno spaventapasseri, e sul fondo, come avviene spesso nelle stampe di Ligustro, appare un glorioso sole rosso ed immenso.

Nella serie di stampe “SURIMONO” dedicate ai dodici mesi dell’anno, Febbraio ci porta l’inserzione di un gruppo di anemoni pieni di colore che brillano di rugiada su di un manto nevoso sotto scuri alberi.

Sempre nelle opere di Ligustro, c‘è questo tipo di inaspettata poesia espressa in incisioni su legno con colori di incredibile raffinatezza.

Esse sono uniche tra le grafiche moderne.

                                                        Jack Hillier

Jack Hillier, per 25 anni un consulente sulle arti orientali presso la Sotheby, è l’autore di numerosi libri riguardanti stampe e quadri Giapponesi. Le sue più recenti pubblicazioni sono Japanese Prints and Drawings from the Vever Collection (Sotheby’s, 1976) e The Art of Hokusai in Book Illustration (Sotheby’s and University of California Press, 1980).

                                                       

 

Una lettera di Fukuda Kazuhiko

  

         In un giorno della prima decade di giugno del 1991, quasi aprissi un piccolo, misterioso recipiente in bambù, schiudevo l’uscio dell’atelier di Ligustro nella città portuale di Imperia, prossima al confine di stato con la Francia.

        

         L’odore dell’inchiostro da stampa e dell’acqua salmastra aleggiava nello studio e, come la chiara luce solare dell’Europa meridionale si riversò all’interno, dapprima io non scorsi nulla, ma nell’aria cantavano, danzavano innumerevoli i colori di xilografie intrise di abbacinanti ori, argenti, rossi, verdi.

La xilografia policroma, sorta in Giappone sotto il nome di “Nishiki-e”, è rinata ad Imperia, ai bordi del Mediterraneo, in forme del tutto nuove.

Nelle xilografie di Ligustro non vi è la poetica amante delle tinte sobrie e del senso della natura alla maniera nipponica, i colori sono invece oltremodo limpidi, vivaci, brillanti: una vera sarabanda cromatica di luce e colore mediterranei.

Le goffrature in rilievo, le sfoglie d’oro e d’argento non hanno i toni delle “stampe di broccato”: hanno la beltà degli arazzi alla Gobelin, densi e sontuosi. Così l’incisione su legno, che ha varcato i confini (del Giappone), lo spazio ed il tempo, hanno ricevuto ora, dalla mano di Ligustro, un soffio vitale artistico di magnificenza barocca.

Le stampe di Ligustro sono un mondo poetico dove la Musa suona l’arpa. Osservatene la grazia immediata; non sarò il solo che si inebri di questa pura bellezza. Prendendo a prestito un’espressione degli antichi cinesi, queste xilografie sono luoghi ameni di un paese incantato, simposio a base di nettare ineffabilmente limpido.

Diverse per concezione dalle xilografie giapponesi, esse gettano un novello bagliore sulla moderna incisione e sono nel contempo il prodotto di un mirabile poeta.

                                                                           Fukuda Kazuhiko

Prof. Kazuhiko Fukuda

Nato ad Osaka. E’ stato professore presso l’Università di Kanazawa.

E’ uno dei massimi studiosi di arte Giapponese. Autore di oltre cento volumi, molti dei quali dedicati alla storia dell’Ukiyo-e, il fantastico mondo delle stampe nipponiche.

  

Jack Hillier’s letter

Berio Ligustro seemed destined to become a print-maker, and especially a colour-woodblock print-maker.

In convalescence in 1972, after a heart attack, he began to take an interest in oil painting, but found no inspiration in that medium nor in pastel which he came to later.

But pastel did lead him to a study of a variety of papers.

It was, as much as anything, the amazing qualities of Japanese paper that led him to Japanese graphics, and quite suddenly, he found that not only was he drawn to experiment in cutting woodblocks for prints in the “Nishiki-e” style (the colourful “brocade” manner) but that he had an unexpected flair for handling this intricate oriental technique.

Having found a medium that allowed him to express himself, he taught himself the laborious processes of print production. There have been numbers of western artists who have attempted to make woodblocks colour-prints – Henry Rivière and John Platt for instance – but none has approached Ligustro’s mastery of the complexities of cutting and printing techniques.

Among the Japanese the most extreme examples of this technical virtuosity were reserved for a certain, usually quite small, type of print, called “Surimono” (literally a “printed thing”, but in effect usually a commemorative print, or one of seasonal greetings, or simply a mean of publishing verses).

Amazingly, Berio Ligustro has followed the Japanese not only in colour woodblock techniques, but in creating prints that have symbolism and incorporate poetry, Japanese calligraphy and an imaginative use of images, with lavish use of Hand-carved seals that may simply give “artist names” or even some pictorial elements expressing good wishes for longevity or the like.

But certainly, the most astonishing of the artist’s gifts is his surpassing ability in cutting the blocks and achieving printing effects rivalling the virtuosity of the Japanese craftsmen.

No colour reproduction can do justice to the original, either in the brilliance of the metallic gold and silver overlays or the blind printing that is used for embossing.

The square Surimono of “Fireflies and a crescent moon” gives some ideas of the intricacies of gold and silver veining and the gradation of the colour in the sky, from dark indigo to magical lilac serving as a background to the fireflies, each with its silver halo.

Another Surimono shows a spider in a golden web of exquisite fragility, spun between poppies in a field and a scarecrow.

Behind, as so often in a Ligustro print, looms a glorious red sun.

In a series of prints dedicated to the “Twelve Months”, February bears an inset scene of a group of colourful anemones that light up a snowy waste under dark trees.

Always, in his prints, there is this kind of unexpected poetry, expressed in colour woodblocks of incredible accomplishment.

There are unique among modern graphics.

                                                        Jack Hillier

 

 

Jack Hillier, for twenty-five years a consultant in oriental art to Sotheby’s, is the author of numerous books on Japanese prints and paintings. Among his most recent publications are Japanese Prints and Drawing from the Vever Collection (Sotheby’s, 1976) and The Art of Hokusai in Book Illustration (Sotheby’s and University of California Press, 1980).

 

Fukuda Kazuhiko’s letter

  

One day early in 1991, as if I was opening a little, mysterious bamboo container, I opened the door of Ligustro’s workshop in the port town, close to the border with France.

The smell of printer’s ink, and saline permeated the studio and filtered in like the bright sunlight of southern Europe.

At first I could discern nothing, but singing and dancing in the air were the colours without number of wood engraving bathed in dazzling gold, silver, reds, blues and greens.

Coloured woodblock printing, which originated in Japan under the name of Nishiki-e has been reborn in Imperia, on the shores of the Mediterranean, in completely new forms.

Ligustro’s engraving do not depict the sober-tinted poetic lovers and the sense of nature in the Japanese style.

Instead the colours are clear, vivid, brilliant: a real chromatic sarabande of Mediterranean light and colour.

The engraving in relief and the gold and the silver leaf do not have the tones of the “brocade prints”; they have the beauty of Gobelings tapestries, dense and sumptuous.

Thus the art of the woodcut, which has escaped the borders of Japan, of space and of time has now found in the hands of Ligustro in artistic breath of life of baroque magnificence.

Ligustro’s prints create an artistic world where the muse plays the harp.

Look at their immediate grace; I will not be alone in becoming drunk on this pure beauty.

If I may borrow a saying from the ancient Chinese, these engravings are pleasant places in an enchanted country, meeting places ineffably distilled.

Fundamentally different to the Japanese woodcuts, they throw new light on modern engraving and at the same time the product of marvellous poetry.

Fukuda Kazuhiko

  

Prof. Kazuhiko Fukuda

Born in Osaka. He has been a teacher by University of Kanazawa.

He’s one of the most important studious of Japanese art. He’s the author of more than one hundreds volumes, most of them dedicated to the history of Ukiyo-e, the fantastic world of Japanese prints.

 

---------------------------------------------------

Apertura della sala dedicata al Maestro Ligustro

presso la Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia

 

Piazza Edmondo De Amicis, 7 - Imperia

 

In data 9 maggio 2015 si è svolta, presso la sala convegni della Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia, con il patrocinio della Fondazione Italia Giappone e della Fondazione Mario Novaro, l’apertura della sala dedicata al Maestro Giovanni Berio in arte LIGUSTRO quale traguardo successivo dopo l’importante donazione (legni incisi, corrispondenza, calligrafie giapponesi, libri ed opere d’arte personali e di altri autori, l'archivio completo di una vita artistica) del Maestro alla Città di Imperia. La sala è fruibile pubblicamente, come punto di riferimento di eccellenza, per consultare tutto il materiale donato per approfondimenti personali ed eventi divulgativi.

Opening of the room dedicated to Ligustro

at the public library Leonardo Lagorio – Imperia (Italy)

 

Piazza Edmondo De Amicis, 7 - Imperia

 

On 9th May 2015, at the public library Leonardo Lagorio of the city of Imperia, with the sponsorship of the Italy Japan Foundation and Foundation Mario Novaro, took place the opening of the room dedicated to the master Giovanni Berio, alias LIGUSTRO as a goal following the important donation (crafted woods, correspondence, Japanese calligraphies, books and artworks, a complete archive of an entire life dedicated to art) of Ligustro to the city of Imperia. The room is usable from the community, as a point of excellence, to consult all the donated material for personal in-depth analysis and follow up meetings.

 

 

Email: 

ligustro.italia(AT)gmail.com