Associazione Liguri nel Mondo

 

Ligustro: un ligure illustre nato a Oneglia (Imperia) di cui dobbiamo essere fieri ed onorati.

 

http://www.ligurinelmondo.it/ligustro-un-ligure-illustre-nato-a-oneglia/

 

10 gennaio 2019

Se la musica è l’arte dei suoni che risvegliano i sentimenti dell’anima, i colori di Ligustro sono un mondo poetico dove la musa ne canta le lodi per alimentare i sentimenti. Ma chi è Ligustro? Già, Ligustro, vediamolo con ordine.

Giovanni Berio, nato nel 1924, proviene da una famiglia di Oneglia (oggi Imperia) attiva nel settore della produzione di olio d’oliva, gli studi si fermano dopo qualche anno di istituto secondario superiore per entrare nel mondo del lavoro. Giovane, brillante e pieno di entusiasmo, si inserisce nell’industria olearia fino a diventare uno dei migliori esperti nella produzione dell’olio. Senza risparmiarsi, dedica così tutta la sua vita alla gestione di costruzioni di impianti di lavorazione dell’olio nei paesi mediterranei fino all’età di 63 anni, quando viene colpito da un grave infarto da cui ne esce completamente trasformato. Nel mezzo di questo evento ci racconta che, al culmine della crisi fisica, la sua mente fu colpita da un susseguirsi di colori, tanto da fargli nascere il dubbio d’essere entrato in un’altra dimensione. Così, nel 1986, inizia come autodidatta a ricostruirsi una seconda vita. L’armonia dei colori è entrata come per incanto nella sua anima e rappresenta il dono della vita e della natura attraverso le infinite sfumature di colori, quasi fosse una danza di luce. E’ così che Giovanni Berio diventa in arte Ligustro.

Giovanni Berio, ancor prima della malattia, si divertiva a dipingere ad olio ed acquerello, ma la grande opera iniziò dopo il grave infarto, dedicandosi allo studio della xilografia policroma giapponese e delle sue tecniche Nishiki-e in uso nel periodo Edo (1603-1868), quella parte della storia del Giappone in cui la famiglia Tokugawa detenne il massimo potere politico e militare del paese, realizzando le stampe a mano sulle prestigiose carte giapponesi con antichi metodi artigianali e utilizzando molteplici colori. Questi ultimi, auto preparati, si ottengono dalla miscelazione di polveri d’oro, argento, perle di fiume, frammenti micacei, conchiglie di ostriche macinate, terre colorate e altri procedimenti che solo il Maestro conosce. Ma solamente i colori non bastano, per portare a compimento un’opera xilografica con le tecniche Nishiki-e sono necessarie decine, e a volte centinaia, di matrici scolpite a mano con altissima precisione su legno di ciliegio o pero, che vengono poi allineate con altrettanta accuratezza nella fase di stampa manuale.

Le opere di Ligustro, rappresentate da un tripudio di colori, derivano dall’approfondimento della cultura giapponese, come la donna del periodo Kamakuraindirizzata verso un’elevata istruzione, ma anche dalla bellezza della natura, dai ricordi d’infanzia come i palloncini e le farfalle che troviamo su varie sue opere, dall’esaltazione della luce, dall’amicizia, dalla vita, dalla felicità dalla famiglia e la sua armonia, dall’educazione e dalla sua Oneglia (oggi Imperia) dove nasce tutta la sua produzione artistico-letteraria. E l’interpretazione esplicita del mondo di Ligustro la troviamo in una meravigliosa stampa dal titolo “IL MIO MONDO”: “Il topo rappresenta la società odierna che provoca inquinamento, non solo ambientale, ma altresì culturale. Essa tende dalla sua oscurità a distruggere questo mio mondo, la cui incantevole visione è rappresentata da un’immensa sfera di cristallo inserita nell’universo con: Sole – Stelle – Musica – Fiori – Insetti - Animali (il mio mondo della natura, secondo la concezione ZEN) di Barche dei Sogni, che solcano questo mio mare di “Risplendente zaffiro”. Dall’immensa ferita, sgorga la linfa vitale di cui l’immondo “Uomo - Topo” si nutre. La farfalla “YIN-YANG” di concezione orientale, ne rappresenta il contrario: Spiritualità, Visioni, dai mille Colori, Ebbrezza, di un mondo illuminato da un “SOLE - FIORE”.

La produzione artistica di Ligustro è frutto dell’amore per quello che definisce “IL MIO MONDO”, tanto che in un nostro incontro precisa: “Realizzo poche tirature per ogni opera, generalmente quattro, che tengo per me e per i miei figli, non sono interessato al mercato e le poche opere uscite dal mio studio sono state donate; d’altra parte, a quale prezzo dovrebbero essere vendute tenuto conto dei mesi di lavoro che ognuna richiede?”.

La rinascita delle tecniche Nishiki-e per opera di Ligustro stimola il mondo artistico tanto da animare una fertile corrispondenza e interesse a livello mondiale, in particolare in Giappone, ponendolo sul podio dei più grandi maestri e forse come ultimo artista che realizzi stampe da incisioni su legno secondo le classiche tecniche giapponesi.

Numerose sono state le mostre, le conferenze e gli incontri con personalità artistiche e culturali per diffondere “l’arte senza tempo”, e non sono mancati riconoscimenti importanti come il premio Mario Novaro per la cultura ligure nel 2009 e il premio regionale ligure per l’arte nel 2003.

Negli ultimi anni Ligustro, ripercorrendo mentalmente tutta la sua vita artistica, si ritrova con un patrimonio notevole composto dalle sue opere e dai preziosi legni incisi: un tesoro di inestimabile valore. E si pone una domanda: “Dove, e come, sistemarlo?”. Alla parte di catalogazione di tutta la produzione artistica pensa il figlio Francesco, abile informatico dall’approccio meticoloso e preciso: la quantità di opere, legni incisi e documentazione è notevole, così inizia un’attività impegnativa, durata anni e ancora in essere, di archiviazione informatica del patrimonio artistico di Ligustro.

Dopo un’attenta analisi delle varie opportunità offerte dai molti enti interessati, si decide di donare un importante lascito alla biblioteca civica “Leonardo Lagorio” di Imperia, la città natale dell’artista Giovanni Berio in arte Ligustro: tra le molte ipotesi credo sia stata fatta la scelta migliore.

La biblioteca Lagorio è la medesima dove precedentemente hanno trovato spazio le donazioni di Edmondo De Amicis, di Giovanni Boine, dell’onorevole Alessandro Natta e di Francesco Biga, tutte personalità legate alla stessa città d’origine.

L’atto ufficiale della donazione si è svolto il 31 gennaio 2015 presso la sala convegni della biblioteca civica Leonardo Lagorio” di Imperia, con il patrocinio della Fondazione Italia Giappone, della Fondazione Mario Novaro e della città di Imperia, alla presenza di Giuseppe Enrico (dirigente cultura, manifestazioni e protezione civile), Paolo Strescino (assessore alla cultura, turismo e sport del comune di Imperia), Silvia Bonjean (direttrice della biblioteca civica), Fabiola Bortolini (ufficio cultura), Vittorio Coletti (docente di storia della lingua italiana presso l’università di Genova), del Maestro Ligustro e di suo figlio Francesco Berio, relatore e presentatore della donazione.

Nell’occasione il numeroso pubblico ha potuto incontrare il Maestro, visitare la sala con le opere esposte ed ammirare una particolare xilografia, detta surimono (i surimono sono i più bei biglietti d’auguri e di circostanza mai realizzati, prodotti in Giappone tra la metà del Settecento e la metà dell’Ottocento in occasioni molto particolari e non per il mercato, ma per circolazione privata [prof. Gian Carlo Calza]) dal titolo: “Imperia la città che sale” appositamente preparata per l’evento.

La donazione di Ligustro consiste in 5000 legni incisi, 2000 libri d’arte e di letteratura italiana, giapponese, cinese ed araba, 20 faldoni di corrispondenza con illustri esponenti di fama internazionale, varie calligrafie giapponesi, l’archivio completo di una vita artistica e varie opere d’arte personali e di altri autori.

Ligustro, presente alla donazione con i suoi 91 anni e brillante come sempre, mi raccontava con entusiasmo i suoi futuri progetti, ed era un piacere ascoltarlo; l’avevo già incontrato nel suo studio, ma così ho avuto la conferma che, incontrando Ligustro, non si incontra soltanto un grande artista, ma anche colui che con sapienza e saggezza trasmette cultura, gioia, speranza, bellezza, insomma ci si trova davanti all’incarnazione delle sue opere.

Vorrei concludere con una breve riflessione su quanto, a mio avviso, emerge dal pensiero di Ligustro dopo alcuni incontri con lui.

Ligustro profondo analista di culture occidentali e orientali, oserei dire globali, mette in evidenza il più potente equilibrio in gestione al genere umano: “l’equilibrio della natura”, in quanto è la natura il riferimento delle nostre azioni e delle nostre scelte, è la natura, e non l’uomo, che ha determinato le leggi della nostra vita, semmai l’uomo scopre quelle leggi e sceglie le regole per  utilizzarle. E’ la natura la grande regista della nostra vita.

Così Ligustro ci suggerisce una cultura legata alle leggi della natura come unica fonte di salvezza del mondo.

Ligustro si spegne serenamente l'11 dicembre 2015, circondato dall'affetto dei suoi cari e dei molti amici: dal suo amato Giappone, racchiuso nel piccolo studio di Imperia Oneglia, Ligustro lascia straordinarie idee da intuire e fantastiche opere da ammirare.

                                                               Daniele Paltanin

Marcallo con Casone (Milano, Italia)

                                                               7 gennaio 2019

Per approfondimenti e curiosità su Ligustro, ecco qualche riferimento:

www.ligustro.it

http://ligustro.blogspot.it/

 

per richiedere articolo completo con foto scrivere a :

ligustro.italia(AT)gmail.com

TITOLO: Surimono Sogno di Chuang-tzu farfalla oro

Xilografia policroma a 160 colori, Anno del cavallo 1990

 

Tirature: 5 con colori e carte diverse

Tecniche impiegate in uso nel periodo EDO in Giappone:

Nishiki-E

Dipinti broccato, termine con il quale si prese ad indicare le xilografie policrome diffusesi a partire dal 1765 (incisioni su legno di pero o di ciliegio).

Bokashi

Stampa a colori sfumati

Kimekomi

Stampa con effetto inverso del “karazuri” e con effetto di incisione, avallamento.

Kinpaku

Impiego di foglia d’oro al fine di ricoprire superfici anche estese sulla stampa.

Kirazuri

Stampa a mica consistente nell’applicare particelle di polvere di perla e mica al fine di ottenere effetto argentato e brillante. Per la stampa dell’oro e argento.

Sabi-Bori

Metodo di incisione per ottenere nella stampa della calligrafia Giapponese l’effetto del pennello.

Urushi-E

Parti coperte con lacca per renderle lucide e brillanti

Legno: Le incisioni per i contorni e per i cliché sono state eseguite su legno di ciliegio (Sakura)

Carta: Carte Pregiate Giapponesi

Misura della stampa: cm 54 x cm 41,5

Aneddoto: Io, Chuang-tzu, sognai una volta che ero una farfalla, una farfalla che volava qua e là felice, e nulla sapevo di Chuang-tzu. A un tratto mi svegliai, e fui di nuovo io, il vero Chuang-tzu. Ma non so se era Chuang-tzu che sognava di essere una farfalla o se sono ora una farfalla che sogna di essere Chuang-tzu. Ci deve essere una differenza tra Chuang-tzu e una farfalla. La mutazione delle cose l’annulla.

In questo aneddoto di Chuang-tzu è tratto il motivo della composizione del presente surimono.

Poesia, stampata sempre con tecnica Nishiki-e; Calligrafa Jimbo Keyko

Nulla si sa

Tutto si immagina

Firma: firma a destra LIGUSTRO


NOTA 1:

Ho approfondito gli studi di Mario Novaro su Chuang-tzu, e sono rimasto molto colpito dal volo della farfalla.

Aneddoto: Io, Chuang-tzu, sognai una volta che ero una farfalla, una farfalla che volava qua e là felice, e nulla sapevo di Chuang-tzu. A un tratto mi svegliai, e fui di nuovo io, il vero Chuang-tzu. Ma non so se era Chuang-tzu che sognava di essere una farfalla o se sono ora una farfalla che sogna di essere Chuang-tzu. Ci deve essere una differenza tra Chuang-tzu e una farfalla. La mutazione delle cose l’annulla.

In questo aneddoto di Chuang-tzu è tratto il motivo della composizione del presente surimono. Lungo pensiero filosofico di Chuang-tzu, sino ad arrivare al cavallo bianco. Per trasmettere i suoi concetti, Chuang-tzu utilizzava spesso degli aneddoti simili a storielle, affinché il messaggio fosse recepito meglio dall'ascoltatore. Chuang-tzu pensava infatti che se avesse parlato direttamente delle sue intenzioni, gli studenti non le avrebbero mai accettate perché generalmente nessuno vuole sentirsi dare dei consigli su come vivere la propria vita. La filosofia di Chuang-tzu fu molto influente nel Buddhismo cinese, specialmente Chán e Zen, che assimilò in particolare i suoi precetti sulla limitatezza del linguaggio umano e sull'importanza della spontaneità.

Questo ideale del soggettivismo e della relatività è trattato anche nell'episodio chiamato Quello che piace ai pesci e anche per questo ho realizzato una stampa sulla felicità dei pesci.

Questa incisone è stata eseguita in maniera particolare: come si vede, infatti, da un lato il bordo è grafico mentre dall’altra parte rappresenta un drago che con 5 artigli tiene in mano la perla; avrei dovuto fare 3 speroni mentre ne ho fatto 5 perché il drago rappresenta il cielo e l’imperatore era raffigurato sempre con 5 artigli.

Ho inteso Chuang-tzu con immensità del sapere del cielo e una grandezza di un imperarore ed ho inserito la perla tra i 5 artigli.

Sullo sfondo della stampa si vede l’immagine del mio viso che sono al di là o al di qua di qesto pensiero

NOTA 2:

Come si può notare nella stampa è rappresentato un drago molto particolare: infatti nessun drago ha 5 artigli. L’immagine del drago potrebbe essere antica quanto l’umanità e le prime storie sui draghi risalgono agli Ittiti all’incirca nel 1500 a.C. e per convenzione si usa datare, con buona precisione, la nascita del drago moderno nel 1260 a.C.. Ampia, molto rara e pregiatissima documentazione si trova ad esempio nel MS Harley 3244 presso la British Library di Londra, o anche nel famoso Bodley 764 presso la Biblioteca Bodleiana di Oxford per la sua incommensurabile influenza sulla storia della letteratura (Estratto dal libro Storia della memoria  - Tesoro e custode di tutte le cose - di Michael S. Malone pagg. 347 [professore aggregato alla Santa Clara University e uno dei più noti technology writers degli Stati Uniti] presente nella sala di Ligustro presso la Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia.

Il drago, infatti è stato per lungo tempo un simbolo di buon auspicio nel folclore cinese, in contrasto con il drago occidentale che ha invece sempre avuto, anche prima della diffusione del Cristianesimo, dei connotati negativi. Questo perché il drago cinese è l'incarnazione del concetto di Yang, il Bene/Spirito-Fecondo, associato all'acqua. Il drago è quindi la creatura portatrice di pioggia, nutrimento per le messi e gli armenti, e non il mostro distruttore sputa veleno/fuoco della tradizione occidentale. I cinesi pregavano il drago nei momenti di siccità e lo consideravano il padre della loro civiltà. Il drago era inoltre simbolo dell'Ime e si riteneva che, al momento della morte, l'imperatore stesso rivelasse la sua vera natura di drago liberando il proprio spirito di drago ora svincolato dalle catene terrene e libero di ascendere al cielo e/o di vigilare sulla città. I dragoni cinesi si riproducono fecondando una perla (nelle loro raffigurazioni la tengono spesso nelle fauci), che in seguito si schiude dando alla luce un nuovo drago. Questa perla o gemma è l'essenza dello spirito del drago.

NOTA 3:

LA FARFALLA: in particolare, come la farfalla ci insegna a plasmare e a trasformare la nostra vita in modo intelligente, così noi dovremmo cambiare il nostro approccio per affrontare le sfide alimentari dei prossimi anni.

La forza della farfalla ci aiuta a dare ordine alla nostra vita, a dare un peso alle nostre decisioni, e a realizzare quello in cui si crede.

I nostri avi con le farfalle prevedevano la stagione del raccolto: se bianca, ci sarebbe stata abbondanza di grano; se gialla di granturco, se rossa molta frutta e di buona qualità; con la farfalla nera, uva e vino avrebbero riempito le cantine. Quando invece le farfalle dalle ali scure volteggiavano intorno al contadino, ciò era un segnale di forti temporali che avrebbero movimentato l’estate, mettendo a rischio il raccolto.

Alcune specie di farfalle di colore chiaro, divenute scure nell'Inghilterra fumosa del XIX secolo, stanno ritornando all'aspetto primitivo con il diminuire dell'inquinamento.

Le farfalle sono gli insetti più conosciuti ed amati, sia per il loro piacevole aspetto che per il fatto di essere completamente prive di difese: infatti non pungono, non mordono, non infastidiscono. La loro delicata bellezza è il simbolo estivo del calore e della tranquillità mentre la loro metamorfosi ha da sempre affascinato gli uomini divenendo fonte inesauribile di ispirazione per poeti, scrittori, pittori e fotografi. Le farfalle, oltre a far parte del nostro patrimonio naturale, sono oramai anche un patrimonio culturale, e in alcune popolazioni viene loro attribuito un profondo significato spirituale e religioso legato alla loro completa trasformazione durante le ultime fasi del ciclo vitale. È molto semplice vedere una farfalla grazie alle sue ali colorate ma oggi è un evento abbastanza raro: in Italia ben 55 specie sono infatti minacciate o considerate vulnerabili. Le farfalle sono i primi indicatori dello stato di salute degli ambienti: se una specie vive e si riproduce in un determinato habitat significa che l’ambiente è sano. Infatti i Lepidotteri, avendo un alto tasso riproduttivo e posizionandosi nelle parti basse della catena alimentare, sono in grado di rispondere velocemente agli stress ed ai cambiamenti, per cause naturali ed antropiche, degli ecosistemi; per cui la presenza/assenza di determinate specie è indice delle condizioni ecologiche, microclimatiche e vegetali dell’ecosistema analizzato. Altro aspetto che le rende ottimi bioindicatori è il fatto che molte farfalle sono legate ad una specifica pianta sia per la deposizione delle uova che per il nutrimento. Le farfalle sono molto sensibili ai cambiamenti inadatti o contrari alle esigenze del loro ciclo vitale e molte delle cause che hanno reso e rendono un habitat ostile sono state conseguenza di azioni dell’uomo ed avvengono in modo troppo rapido e radicale per permettere alle farfalle di adattarvisi.

Cambiamento dell’uso del suolo. È la causa più immediata, più comune e devastante che distrugge in modo diretto e permanente il loro habitat. È dovuto all’aumento rapido della popolazione umana e degli standard di vita che hanno causato una insaziabile richiesta di suolo per l’espansione edilizia, i trasporti, per scopi sociali, ricreativi e produttivi. Tale sviluppo costituisce una distruzione permanente di centinaia di ettari di habitat naturali i quali diventano inutilizzabili per le farfalle e per molte altre specie di animali e piante. Pochissime specie di farfalle riescono a sopravvivere in aree urbane se vengono mantenuti piccoli appezzamenti di terra incolta e se sono presenti alcuni giardini naturali. Soltanto negli ultimi anni sono stati seriamente presi in considerazione gli effetti sull’ambiente della perdita degli habitat.

Agricoltura intensiva e uso di sostanze chimiche. La maggior parte della terra utilizzata per scopi agricoli e per il pascolo, a causa dei metodi di conduzione dell’agricoltura moderna, oggi costituisce l’habitat più ostile alla vita delle farfalle. Il cambiamento verso una maggiore efficienza della produzione e del massimo sfruttamento della terra hanno condotto inevitabilmente al deterioramento e alla perdita di habitat naturali.

Alcune pratiche, come l’uso intensivo, qualche volta anche indiscriminato di insetticidi chimici, diserbanti e fertilizzanti, le manipolazioni genetiche di piante ed animali, la rimozione di siepi, il livellamento dei terreni, da un lato contribuiscono al ritorno più rapido dell’investimento agricolo mentre dall’altro provocano la distruzione di animali e piante selvatiche divenuti oggi rari e a rischio di estinzione. L’uso di sostanze chimiche (pesticidi, concimi e diserbanti) avvelena direttamente le farfalle e gli altri animali e li priva anche di risorse alimentari in quanto distruttori delle piante alimentari per le loro larve e delle fioriture spontanee, che costituiscono fonte di nettare nello stadio adulto.

Rimboschimenti con conifere. Nel nostro territorio molti rimboschimenti di conifere hanno sostituito i boschi decidui che una volta ospitavano ricche popolazioni di farfalle. Le conifere inoltre creano habitat ostili alle farfalle: mentre nelle fasi iniziali di crescita permettono anche la crescita di altre piante, dopo circa 5-10 anni dall’impianto la loro natura dominante preclude la luce alle altre piante che non riescono ad attecchire in un terreno ricoperto gradualmente di aghifoglie.

Gestione del ceduo. La maggior parte degli habitat adatti alle farfalle può deteriorarsi rapidamente se avvengono modifiche nella gestione del suolo. La negligenza e la mancanza di conoscenze possono condurre ad una propagazione di piante non autoctone (vegetazione estranea) e quindi inadatte alla vita della nostre specie. E’ anche possibile che cambiamenti appena percettibili (come la scomparsa di radure, l’eliminazione di siepi e di bordure naturali causate da una cattiva gestione del bosco) possano far superare il punto di tolleranza critico di una determinata specie, soprattutto durante lo sviluppo dei bruchi.

Frammentazione degli habitat. E’ la causa che indebolisce le colonie di farfalle causandone l’estinzione. L’habitat frammentato in piccole porzioni, con colonie tra loro troppo distanti, ospita popolazioni che non possono evitare le naturali fluttuazioni e che hanno pochissime opportunità di stabilizzarsi.

Inquinamento dell’aria. Costituisce una seria minaccia all’equilibrio naturale e alla sopravvivenza di molti animali e specie di piante e le farfalle sono estremamente sensibili agli inquinanti chimici nell’ambiente e nell’aria e quindi hanno bisogno di aria pulita e non contaminata. L’inquinamento atmosferico ha un effetto diretto e disastroso ma il maggior allarme viene dato per gli effetti a lungo termine, che non possono essere previsti e che non sono visibili nell’immediato.

Cambiamenti climatici e riscaldamento globale. Il riscaldamento globale può costituire una minaccia per le farfalle e gli habitat naturali esistenti anche se l’effetto più visibile è quello di influenzare la distribuzione delle specie. Le specie migratrici possono spostarsi per colonizzare nuovi habitat più adatti alle loro esigenze mentre le specie sedentarie resteranno in colonie distinte ed isolate fino ad un limite di tolleranza critico che, con il tempo, le porterà all’estinzione.

Collezionismo e raccolta di esemplari vivi. Un ulteriore saccheggio da parte di una minoranza di raccoglitori, che a diverso titolo depredano anche specie rare o appartenenti a colonie piccole o isolate, possono causare l’estinzione di specie rare o far scendere alla soglia critica il numero di esemplari della colonia. La raccolta di esemplari vivi dovrebbe essere scoraggiata fortemente se non per scopi seriamente scientifici volti alla loro tutela e conservazione. L’uccisione non necessaria di creature innocue per gratificazione personale è moralmente inaccettabile e fortemente contestabile in quanto riduce il numero di esemplari presenti.

Per fortuna il progredire della tecnologia fotografica nel corso degli ultimi vent’anni ha fatto sì che la macchina fotografica potesse sostituire efficientemente la rete del raccoglitore divenendo un passatempo positivo e alla portata di tutti, mentre le farfalle, che spesso vengono uccise dagli autoveicoli senza riportare danni estetici alle ali, possono costituire una collezione fatta senza dar luogo a danni seri per la specie. Se non viene invertita la rotta, riducendo la pressione dell’uomo sugli habitat naturali, il consumo e lo sfruttamento delle risorse naturali, sarà impossibile salvare molte specie dall’estinzione. Solo la determinazione, la perseveranza e l’ingegnosità di tutti noi possono continuare a fare della Terra una casa per le farfalle e far sì che le generazioni future possano ammirale anch’esse dal vivo.

 

NOTA 4 : SURIMONO

…Ora, un genere che divenne molto di moda dalla seconda metà del Settecento e si ricollegava alla tradizione delle stampe cinesi di "nuovo anno" fu quella che i giapponesi chiamarono dei surimono, letteralmente "stampati", "stampe", fogli con grafica, pittura e testi scritti destinati ad esprimere auguri o rallegramenti, rivolgere inviti, presentare creazioni artistiche o poetiche: insomma, solo in parte un equivalente dei nostri cartoncini augurali, ma, a differenza di questi, di solito di elevato valore artistico. Erano artisti esimi, quando non addirittura illustri, che li componevano; erano poeti di buona stoffa, quando non di fama o di grido, che ne dettavano le odi, se non erano i poeti stessi a concepirli e a comporli. Una presentazione di surimono in Italia ha avuto luogo quasi dieci anni fa a Torino su patrocinio del CeSMEO, il Centro Piemontese di Studi sul Medio ed Estremo Oriente, che ne patrocinò un catalogo a cura di Helena Markus (Surimono - Stampe augurali nel Giappone del '700 e '800, Firenze, Mario Luca Giusti, 1983).

Giovanni Berio sembra abbia specialmente di questi surimono sentito il fascino. Da un lato, forse perché erano state le più preziose produzioni in cui si era cimentata, anche fuori del circuito commerciale, la stampa d'arte giapponese che padroneggiava la piena policromia del nishiki-e, la cosiddetta "pittura broccato", le cui tecniche erano, nel secondo Settecento, da poco sbarcate dalla Cina e perfezionate in Giappone; dall'altro, perché i surimono rappresentavano qualcosa di più sul piano artistico della stampa e della pittura del "mondo fluttuante", "effimero", "della transitorietà", legata al nome dell'ukiyo-e. Perciò per rendere merito al nostro Ligustro, che la sua ispirazione non è anche tecnicamente soltanto nel campo della stampa come, penso, sia stato forse detto, nella stampa dell’ukiyo-e, ma più in generale di tutto il discorso di stampa, ed io direi di stampa estremo orientale e oggi non parlerei più di stampa giapponese ma anche di stampa cinese. Ma questo io l’ho potuto vedere ed apprezzare soltanto oggi; ieri, quando ho scritto la relazione, molte cose non le sapevo; diciamo che vorrei essere come voi, una persona in crescita nella conoscenza del nostro Ligustro….

…Giovanni Berio ha la tempra che avevano questi ultimi: per questo si definisce, e lo possiamo riconoscere, come “xilopoetografo". Poi vedremo che anche lui si avvale della collaborazione di altri. In primo luogo, padroneggia magistralmente l'incisione e l'intaglio del legno, nonché le tecniche d'inchiostrazione, di colorazione e di stampa ad un grado veramente sofisticato di raffinatezza. Le sue opere ne danno un saggio tecnico eloquente. Se molti artisti occidentali di scuola preraffaellita ed impressionistica, non imitarono espressamente le tecniche dell'ukiyo-e, ma ne ebbero solo influenze per il disegno, lo stile e il colore, non mancarono artisti che si cimentarono nelle stesse tecniche giapponesi: citiamo Henri Rivière, John Platt, Félix Vallotton. Ora, uno dei più autorevoli esperti di xilografia giapponese, Jack Hillier, ha dichiarato che nessuno si è avvicinato alla maestria con cui il nostro Ligustro padroneggia, sono parole di Jack Hillier, le “complessità delle tecniche d'intaglio e di stampa". Nelle composizioni v'è poi eleganza formale e compositiva, come potete vedere tutti, ora con una caratteristica disposizione diagonale delle immagini; ora con un ritmo e movimento di linee sottili, fluide e leggere che danno vita al disegno; ora con la purezza e la brillantezza dei colori, accostati con armonia ed eleganza su un'ampia scala cromatica.

Ci piace richiamare che uno dei grandi artisti che apprezzò i colori giapponesi, li usò rendendoli quasi "ornamentali", donò loro tonalità dorate, entusiasmandosi per la brillantezza ed il chiarore della luce, fu alla fine del secolo scorso Vincent Van Gogh. Questi scriveva del paesaggio di Arles all'amico Emile Bernard:

...la regione, con quell'aria tersa e i colori così chiari, mi sembra bella come il Giappone. L'acqua forma macchie verde smeraldo e blu intenso nel paesaggio, così come le conosciamo dalle xilografie. I tramonti di un pallido arancio, fanno apparire il terreno blu. Sole magnificamente giallo.

Interveniva evidentemente con Van Gogh un'interpretazione europea della "cromaticità" giapponese ed anche per il Nostro artista questo discorso si pone.

Un esperto giapponese di ukiyo-e, Fukuda Kazuhiko, si è così pronunciato:

Nelle xilografie di Ligustro non vi è la poetica amante delle tinte sobrie e del senso della natura alla maniera nipponica. I colori sono invece oltremodo limpidi, vivaci, brillanti: una vera sarabanda cromatica di luce e colore mediterranei. Le goffrature in rilievo, le sfoglie d'oro e d'argento non hanno i toni delle "stampe di broccato": hanno la beltà degli arazzi alla Gobelin, densi e sontuosi. Così l'incisione su legno, che ha varcato i confini (del Giappone), lo spazio ed il tempo, ha ricevuto ora, dalla mano di Ligustro, un soffio vitale artistico di Magnificenza barocca.

(...) Diverse per concezione dalle xilografie giapponesi, esse gettano un novello bagliore sulla moderna incisione e sono nel contempo il prodotto di un mirabile poeta.

Nella sua qualità di xilopoetografo, Ligustro correda le sue opere di versi che, creati e composti nella sua lingua, sono tradotti e trascritti sui suoi surimono. La loro ispirazione si concilia con le annotazioni di sentimenti e stati d'animo e le descrizioni bozzettistiche di aspetti di natura e di vita della poesia breve giapponese ed, al pari di questa, si presta ad integrarsi felicemente con l'immagine grafica.

Prof. Adolfo Tamburello

Ordinario di Storia e Civiltà dell’Estremo Oriente

Facoltà di Lettere e Filosofia

Istituto Universitario Orientale di Napoli

Genova, 3 Maggio 1992 - Museo Chiossone

La corposa ed erudita relazione completa potrà essere consultata anche in formato audio o PDF presso la Sala Ligustro situata nella Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia o potrà essere richiesta, via posta elettronica, ai gestori dell’archivio ligustro.italiaATgmail.com

La Sala Ligustro è fruibile pubblicamente, come punto di riferimento di eccellenza, per consultare tutto il materiale donato per approfondimenti personali ed eventi divulgativi.

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NOTA: Questa stampa di tipo Surimono è stata eseguita per gli amici intimi. Nel Giappone del tardo periodo Edo, c’era l’uso di produrre uno speciale surimono per festeggiare particolari ricorrenze nell’attività di circoli culturali o eventi simili di livello. Questi oggetti, da qualcuno definiti kubarimono (stampe omaggio pregiate) erano xilografie a tiratura molto limitata, come i nostri esemplari numerati, eseguite su cara pregiata ed arricchite con le più preziose raffinatezze incisorie; fuori commercio, venivano distribuite a membri e sostenitori di circoli o a famigliari. Ligustro riprende con questa sua insuperabile abilità che gli è propria, la simpatica usanza giapponese.

(Estratto relazione Prof. Adriano Vantaggi, nato a Genova nel 1949 dove vive e lavora. Ha vissuto in Giappone dal 1973 al 1975 con borsa di studio del Ministero della Pubblica Istruzione. Si è laureato in lingue e civiltà orientali presso l’Istituto Orientale di Napoli e tra i migliori allievi del Prof. Adolfo Tamburello. E’ un “Yamatologo” molto quotato. Già consulente del Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova, autore di numerose pubblicazioni e traduzioni dal giapponese. Accanto ad altri studi, si dedica da anni allo studio della storia dell’antica xilografia giapponese. Collabora inoltre con associazioni culturali dedite all’insegnamento delle arti, della storia e della letteratura orientali).

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I surimono (lett. "cosa stampata") sono tra gli esempi più raffinati di silografia policroma apparsi dal primo decennio del Settecento. Di formato variabile, realizzati su piccoli fogli quadrati, piuttosto che in sottili strisce di carta verticali, o sviluppati orizzontalmente in grande dimensione (fino ai 57 cm), e dunque ripiegabili, erano perlopiù richiesti da committenze private, circoli letterari o poetici, case da tè, singoli individui. In comune avevano il fatto di essere pensati per un'occasione particolare, oltre che prevedere l'unione di pittura e calligrafia, spesso di versi poetici kyóka. Tuttavia la varietà di stili e soggetti rappresentati rispondeva all'utilizzo per cui erano concepiti, così che un surimono poteva divenire un semplice biglietto augurale, un invito a un concerto o a uno spettacolo teatrale, a un raduno poetico o a una cerimonia del tè, ma poteva anche essere un calendario illustrato, l'immagine da offrire al tempio o la commemorazione di un evento. In pratica una vera e propria forma d'arte grafica, spesso a scopo pubblicitario, a cui artisti come Hokusai si dedicarono con una vasta produzione che andò crescendo tra la fine del Settecento e gli anni sessanta dell'Ottocento, raggiungendo l'apice tra gli anni dieci e trenta dello stesso secolo. Come abbiamo già visto e scritto, Ligustro riprende questa sua insuperabile abilità che gli è propria, la simpatica usanza giapponese.

I preziosi biglietti “giapponesi” AUGURI SI DICE “SURIMONO”

 

Nulla di più esatto dell’affermare che i surimono sono i più bei biglietti d’auguri e di circostanza mai realizzati. Queste “cose stampate” (è la traduzione letterale) venivano prodotte in Giappone tra la metà del Sette e la metà dell’Ottocento in occasioni molto particolari e non per il mercato, ma per circolazione privata.

C'era a quei tempi una gran passione per i circoli letterari patrocinati da ricchi mercanti; samurai, editori. Ci si riuniva periodicamente e si facevano gare di poesia e calligrafia. In queste occasioni un pittore, a volte anche un poeta o un calligrafo, creavano una silografia a commemorazione dell'evento. In poche copie, impressa con tecnica raffinatissima e costosa, a molti colori, con aggiunta di polvere d'oro, argento, mica, a volte con l'inserzione di schegge di madreperla o altro materiale prezioso, era riservata alla diffusione fra i membri del circolo.

L'inizio dell'anno, corrispondente, secondo l'antico calendario lunare, al primo giorno di primavera e, grosso modo, alla metà di febbraio era il momento più propizio. Vi si facevano coincidere altre occasioni da immortalare coi surimono: la fondazione di un nuovo circolo, il mutamento di un nome d'arte, il passaggio di un attore a ruoli più importanti, secondo la rigida gerarchia teatrale di allora come di oggi, con l'assunzione di un nuovo nome-titolo.

I soggetti sono tutti impregnati di metafore e allusioni come le poesie che li accompagnano e i 'più .grandi artisti vi si sono cimentati. Alcuni, anzi, non hanno prodotto che surimono nella loro carriera grafica.

Pressoché ignorati dal grande collezionismo per molto tempo sono divenuti ormai uno degli argomenti di studio più appassionanti nel settore della silografia nipponica, anche per il gran numero di falsi d'epoca che sono stati individuati. In Italia hanno raggiunto l'apice della notorietà con la mostra che Helena Markus ha curato per il Centro Piemontese di Studi sul Medio ed Estremo Oriente a Torino due anni fa.

Roger Keyes è senz'altro lo studioso che, negli ultimi anni, ha maggiormente approfondito le ricerche su queste affascinanti opere dell'incisione. La pubblicazione, ora, per i tipi di Philip Wilson del monumentale The Art of Surimono costituisce un punto miliare non solo nella loro conoscenza in senso tecnico ma in rapporto ai vari ambienti letterari oltre che artistici e al peso esercitato nel mondo culturale in genere del Giappone proto-moderno.

 

The Art of Surimono è basato sullo studio della raccolta nella Chester Beatty Library di Dublino, una delle più importanti del settore non solo, per la rappresentatività, ma per la qualità e condizione delle prove. Sir Chester Beatty, che principiò la collezione nel 1954, affidandone la costituzione al massimo esperto vivente del settore, Jack Hillier, pose una condizione fondamentale e inderogabile: la perfetta condizione delle incisioni da acquisire.

Ma il lavoro di Roger Keyes non si limita, come del resto si può notare anche dall'altro volume di poco anteriore a questo: Surimono, a uno studio testuale delle singole opere. Lo storico dell'arte americano è invece preoccupato di fornire strumenti preziosi sull'intricato mondo dei circoli letterari, sulla loro implicazione con quello dei pittori e degli editori d'arte. Il libro contiene, oltre alla dettagliata catalogazione di centinaia di opere e alla lussuosa riproduzione di parte di esse, una appendice sui poeti (in alcuni casi sarebbe più equo dire scrittori di poesie) che iscrissero i loro versi, sul surimono.

Preziosissimo è l'accurato, specifico capitolo sulle copie d'epoca dei surimono quadrati di cui l'Autore ha ricostruito pazientemente i modi e i luoghi di provenienza sulla base di molta ricerca e di documenti rinvenuti in Giappone.        

prof. Gian Carlo Calza

Laureato all'Università di Pavia. Tesi: L'influenza dell'India nella formazione dell'Inghilterra moderna. Harkness Fellow del Commonwealth Fund of New York (1966-68). Vincitore della Fulbright scholarship del Governo americano (1966). Professore di Storia dell'arte dell'Asia Orientale presso l'Università di Venezia (dal 1971). Direttore dello Hokusai Centre for Japanese Arts dal 1990. Fellow della Japan Foundation (1975, 1995).Visiting Scholar - Columbia University (1989-90). Direttore dell'Hokusai Paintings Project - Università di Venezia e dell'Italian National Research Council (Catalogazione delle opere di Hokusai nelle collezioni europee). Consulente per la XIX Esposizione Internazionale Identità differenze, Triennale di Milano, 1996. Dal 1°novembre 2000 è membro del Senato Accademico dell'Università "Ca Foscari di Venezia", nonché Presidente del Corso di Diploma Universitario per Traduttori e Interpreti, sede di Treviso.

 

 

 

PER INFO

ligustro.italia(AT)gmail.com

 

In data 9 maggio 2015 si è svolta, presso la sala convegni della Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia, con il patrocinio della Fondazione Italia Giappone e della Fondazione Mario Novaro, l’apertura della sala dedicata al Maestro Giovanni Berio in arte LIGUSTRO quale traguardo successivo dopo l’importante donazione (legni incisi, corrispondenza, calligrafie giapponesi, libri ed opere d’arte personali e di altri autori, l'archivio completo di una vita artistica) del Maestro alla Città di Imperia. La sala è fruibile pubblicamente, come punto di riferimento di eccellenza, per consultare tutto il materiale donato per approfondimenti personali ed eventi divulgativi.

 

On 9th May 2015, at the public library Leonardo Lagorio of the city of Imperia, with the sponsorship of the Italy Japan Foundation and Foundation Mario Novaro, took place the opening of the room dedicated to the master Giovanni Berio, alias LIGUSTRO as a goal following the important donation (crafted woods, correspondence, Japanese calligraphies, books and artworks, a complete archive of an entire life dedicated to art) of Ligustro to the city of Imperia. The room is usable from the community, as a point of excellence, to consult all the donated material for personal in-depth analysis and follow up meetings.

 

 

 

TITOLO: Stampe haiku di Bashō

Questa stampa simile a quelle inserite nel pregiatissimo libro realizzato da Ligustro dei 12 haiku illustrati di Bashō composto da 24 xilografie, con 70 tavole incise e 180 tavole incise per i colori; copertina in pelle. Queste opere si possono acquistare.

Xilografia policroma a da 18 a 45 colori, Anno 1997 - 2000

Tirature: 3 con colori, carte pregiate giapponesi e su seta cinese

Tecniche impiegate in uso nel periodo EDO in Giappone:

Nishiki-E

Dipinti broccato, termine con il quale si prese ad indicare le xilografie policrome diffusesi a partire dal 1765 (incisioni su legno di pero o di ciliegio).

Bokashi

Stampa a colori sfumati

Gindei

Impiego di polvere d’argento per dare rilievo a particolari finemente ricavati nella stampa.

Gin-Sunago

Scaglie e polvere d’argento cosparso sulla superficie al fine di ottenere effetti di luminosità su particolari cliché in modo da ricavare stampe perfettamente simili.

Karazuri

Stampa con parti realizzate con la sola pressione, senza colore, per ottenere il rilievo ed effetti tridimensionali.

Kimekomi

Stampa con effetto inverso del “karazuri” e con effetto di incisione, avallamento.

Kindei

Colore dato da polvere d’oro per coprire minime parti della superficie della stampa con motivi decorativi.

Kinpaku

Impiego di foglia d’oro al fine di ricoprire superfici anche estese sulla stampa.

Kin-Sunago

Scaglie e polvere d’oro cosparso sulla superficie al fine di ottenere effetti di luminosità su particolari cliché in modo da ricavare stampe perfettamente simili.

Kirazuri

Stampa a mica consistente nell’applicare particelle di polvere di perla e mica al fine di ottenere effetto argentato e brillante. Per la stampa dell’oro e argento.

Mokkotsu

Tipo di pittura o di stampa di tradizione cinese che consiste nel rappresentare le figure senza contorni.

Sabi-Bori

Metodo di incisione per ottenere nella stampa della calligrafia Giapponese l’effetto del pennello.

Kira-E

Stampa in mica

Legno: Le incisioni per i contorni e per i cliché sono state eseguite su legno di ciliegio (Sakura)

Misura della stampa: cm. 21 x cm 32

Sigilli in cinabro cinese:

 

NOTA: Il personaggio nell’ultima stampa Ligustro ha voluto rappresentare Hokusai in suo omaggio.

Si tenga presente, inoltre, che alcune figure rappresentate nelle stampe sono uguali, ma sono stati incisi legni distinti; uno per la stampa di destra ed uno per la stampa di sinistra

Firma: In basso a destra LIGUSTRO


NOTA SU BASHŌ:

 

…Fu Bashō (1643/44-1694) il vero innovatore dello haikai. Formatosi da giovane alla scuola Teimon e in seguito a quella Danrin, Bashō gradualmente superò tali correnti ormai in declino e affermò il suo stile personale. Per lui lo haikai non era né gioco, né mestiere, ma un'arte alla quale dedicarsi totalmente. Isolatosi dal chiasso del mondo materiale, all'inizio il suo stile risentiva di una certa rigidità e ricercatezza, ma la sua maturità come poeta e come uomo lo condusse ad uno stile più libero e leggero. Fu proprio la 'leggerezza' uno dei suoi ideali negli ultimi anni della carriera: leggerezza nel senso di capacità di rinnovarsi costantemente, di cogliere in piccoli oggetti o avvenimenti della vita quotidiana un'ispirazione più fresca ed esprimerla con immagini concrete dai contorni netti. Alla base di ciò, c'è il concetto dell'universo come infinita metamorfosi, in cui il poeta deve immergersi.

Con Bashō lo haikai raggiunse l'alto livello artistico e la dote di questo poeta eccelso si nota anche nelle sue prose, soprattutto nelle cronache di viaggio.

Se Bashō, scendendo dal, per così dire, parnassiano isolamento, alla fine fece ritorno alla realtà della vita quotidiana, Buson (1716-83) sostenne la necessità del distacco da quest'ultima. Per questo, secondo lui, bisogna purificare lo spirito immergendolo nel mondo delle lettere, soprattutto nella poesia cinese. Diversamente dalla fusione di vita e arte di Bashō, in Buson riscontriamo la netta separazione tra la dimensione della vita quotidiana e la sfera dell'arte, che costituisce un marchio distintivo……

articolo di Ikuko Sagiyama dicembre 1995, estratto dalla pubblicazione CIPANGU MONOGATARI Il Giappone raccontato dai libri

Museo Nazionale D’Arte Orientale

a cura di Teresa Ciapparoni La Rocca Consigliere AISTUGIA

Prefazione al volume di: Prof. Nishimoto Kôji Direttore dell’Istituto Giapponese di Cultura in Roma, Donatella Mazzeo Direttore del Museo d’Arte Orientale di Roma, Raniero Gnoli Direttore del Dipartimento di Studi Orientali Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

presente nell’ ARCHIVIO LIGUSTRO - sala Ligustro - presso la Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia

per info ligustro.italia(AT)gmail.com

 

NOTA SU BASHŌ:

 

Libro: L’ANGUSTO SENTIERO DEL NORD

di Matsuo Bashō

La poesia giapponese nasce nel primo millennio dalla grande esperienza cinese. Ma l’hai-kai (o haiku, o hokku) è un’espressione esclusiva dell’arcipelago. Sono sempre tre linee di cinque, sette, cinque sillabe, alcuni sono vere miniature, altri offrono audaci accostamenti, ma ve ne sono di puramente fantastici. Queste poesie furono coltivate principalmente da Basho e ancor oggi, dopo trecento anni, nell’anniversario della sua morte, il 12 ottobre si svolge il Bashō-ki, festival dell’haikai, in un padiglione dove il ritratto del poeta è esposto su un altare, viene bruciato incenso in suo onore e si svolge una gara di poesia.

Il poeta Matsuo Bashō viaggiava per ampliare gli orizzonti della sua poesia e avere una visione più profonda della realtà. Da Edo, sua città natale, compì tre pellegrinaggi poetici. Nel 1684-85 si diresse verso ovest, visitando Nagoya, Nara e Kyoto. Questo viaggio è descritto in un diario intitolato Nozarashi-kiko (Relazione di viaggio sotto la pioggia e il vento, 1685). Più tardi scrisse il breve Kashima-kiko (Una visita al santuario di Kashima, 1687).

E nello stesso anno il poeta ripartì per un lungo viaggio a occidente; questa volta visitò Suma e Akashi sul Mare Interno, Sendai e rientrò ad Edo attraversando le montagne, passando per Sarashima, nelle Alpi giapponesi. Questo viaggio è descritto in due diari poetici, Oi-no-kobumi (Frammenti di fagotto, 1688) e Sarashina-kiko (Una visita al villaggio di Sarashina, 1688). Nella primavera del 1689 Bashō partì per il suo viaggio di poesia più lungo e creativo nelle zone del Giappone settentrionale. Percorse 2.500 chilometri in 156 giorni. Dal viaggio nacquero alcuni dei suoi haiku più belli raccolti nell’Oku-no-hosomichi (Lo stretto sentiero nel profondo del paese, che noi traduciamo:

L’angusto sentiero del Nord, 1694)……….

…Questa pubblicazione è il risultato di una fusione perfetta tra prosa e poesia…

ESTRATTO dal libro completo presente nell’ARCHIVIO LIGUSTRO - sala Ligustro - presso la Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia

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NOTA SU BASHŌ:

 

…Nessuno dei creatori giapponesi occupa, non solo nella vicenda artistica del suo paese ma in quella universale, un luogo così alto e così puro come quello occupato da Bashō. Davvero, nella breve parabola di questo maestro, c'è qualcosa di miracoloso, di inusuale perfino rispetto a una tradizione tutta tesa, in ogni modo, a distillare perfezione e bellezza dalle forme. In punta di piedi, con la dolcezza (verrebbe da dire) di un flâneur walseriano, Bashō sa attraversare la vita e il linguaggio facendo del suo cammino una continua devozione di ringraziamento: un canto al mondo tanto più dispiegato quanto meno esibito, tanto più ricco di stupore e di spazi quanto più refrattario ai voli del pensiero, e degli stessi affetti.

Pare che più di una volta egli dicesse ai suoi discepoli: «Chi crea dai tre ai cinque haiku nella sua vita è un poeta di haiku. Chi ne crea dieci è un maestro». Ma assai più di dieci sono gli haiku da lui concepiti in spirito di assoluta verità, e che ci è possibile ripercorrere sul filo dei suoi passi incantati.

Per Bashō, non c'è differenza tra poesia e vita - ma ciò non comporta alcuna forma di estetismo. Semplicemente, tutto per lui può essere poesia, cioè luce, cioè risveglio. Assai raro - forse impossibile - è sentire, leggendo qualche altro poeta, lo stesso senso di libertà che i versi di Bashō ci comunicano. Mai la Grande Mente dello Zen ci è apparsa così autenticamente incarnata in figure: mai l’indicibile è stato così limpidamente detto. Senza alcuna scelta di esemplarità, disegnandosi in una lingua quotidiana e comune, benché «intensificata», ogni haiku di Bashō ha la forza di una parabola, di un invito incomparabile a riscoprire il miracolo supremo: la vastità dell'esserci.

Assolutamente concentrico - capace di ritrovare il centro della propria esperienza ovunque - lo sguardo di Bashō è insieme assolutamente centrifugo, espansivo. Nessuna occasione è da lui tralasciata per perdersi fra le cose del mondo, per fare di sé una cosa: puro suono di cicale notturne, pura freschezza di un melone all'alba, pura luce di un lampo nel buio... In questi istanti di fusione totale il tempo sembra realmente abolirsi. Eppure nessuno più di Bashō ha il sentimento dell'impermanenza: del tempo che vibra, che pulsa, che batte attraverso la fluida corrente dell'essere, istante per istante, senza sosta, senza fine.

Il fatto è che nessuno più di Bashō ha capito la verità del dolore: o meglio, la verità attraverso il dolore. Senza mai temere le notti di freddo, di pioggia e di abbandono su strade autunnali o in povere locande, su miseri giacigli fitti di pulci, il pellegrino Bashō continua a parlarci dal fondo di un tempo immensamente gioioso proprio perché capace di misurarsi, senza risparmio, con la tristezza: immensamente quieto proprio perché scandito, fino all'estremo, sul battito del cuore.

ESTRATTO dal libro IL MUSCHIO E LA RUGIADA a cura di Mario Riccò e Paolo Lagazzi completo presente nell’ARCHIVIO LIGUSTRO - sala Ligustro - presso la Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia

 

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NOTA SU BASHŌ:

 

…Era dunque naturale che la poesia giapponese che fino ad allora era stata caratterizzata principalmente dalla sua sobrietà e ritenutezza, dovesse diventare più gaia e capricciosa, e che lo spostarsi del centro di attività creativa dalla Corte ai ritrovi dei mercanti si dovesse riflettere anche sul suo tono. La cosa che più sorprende è che proprio in quel tempo vivesse nella capitale degli shoguns un uomo che viene spesso considerato il più grande poeta del Giappone, i cui versi sono di squisita cesellatura e che condusse vita così intemerata da essere reputato santo. Questi fu Bashō (1644-94), il maestro della “libera” poesia a catena e del haiku di 17 sillabe che ne fu il sottoprodotto.

Nelle dissertazioni coi suoi discepoli Bashō dichiarava che i due princìpi sui quali posava la sua scuola poetica erano la mutevolezza e la stabilità. Questa affermazione si può meglio intendere conoscendo due pericoli dai quali la poesia giapponese era sempre minacciata. Il primo, e più grave, era di diventare vieta e sterile per l'eccesso di studio e imitazione degli antichi capolavori. Bashō insisté perché il suo stile poetico, come egli disse, “mutasse col mutare di ogni anno e rinverdisse ad ogni mese”: aggiunse inoltre “io non cerco di ricalcare le orme dei predecessori: io ricerco quello che essi ricercavano”, vale a dire che egli non voleva accettare ed imitare le soluzioni degli eterni problemi suggerite dagli antichi, ma cercava invece una soluzione sua. Questo è quanto egli voleva dire col suo secondo principio, quello della stabilità. Però quando per l'influenza dei movimenti di rinnovamento letterario del XVII secolo tutte le tradizioni vennero poste da parte ed i poeti giapponesi godevano per la conquistata libertà, i risultati furono spesso caotici. Per Bashō mutevolezza e stabilità dovevano essere entrambe presenti nei suoi haiku. In alcune delle sue poesie più famose troviamo questi elementi presenti non solo nell'esatto significato ma, se i termini si possono definire geometricamente, come espressione del punto in cui il momentaneo, il fuggevole, s'incontra col costante e l’eterno. Lo troviamo per esempio nel suo forse più celebre haiku:

L'antico stagno

Una rana vi salta dentro

Il rumore dell'acqua.

Nel primo verso Bashō ci offre la componente eterna della sua poesia: le acque immote, senza tempo, dello stagno. Il secondo ci dà il senso del momentaneo, personificato dal movimento della rana. Il loro punto d'incontro è il rumore che fa l'acqua al salto della rana. Interpretata in modo formale la componente eterna è la percezione del vero, soggetto di innumerevoli poesie giapponesi; il nuovo apporto di Bashō è l'adoprare la rana per il suo subitaneo movimento invece che per il suo gracidio piacevole, immagine poetica abusata dai suoi predecessori…

Articolo estratto dal libro LETTERATURA GIAPPONESE di Donald Keene materiale servito in origine per lezioni tenute nell’Università di Cambridge durante i corsi del 1952. (pagg. 53-55)

Il volume che è stato pubblicato da Sansoni – Firenze - nel 1958 e nel 1962 è presente nell’ARCHIVIO LIGUSTRO - sala Ligustro - presso la Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia

 

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NOTA SU BASHŌ:

“...comporre un haiku vuol dire esprimere con parole la luce in cui le cose o il mondo vi appaiono. Questo va fatto prima che quella luce si spenga nella nostra mente e nel vostro cuore…altrimenti  versi frutto della vostra costruzione mentale…” Bashō

…Lo stesso termine haiku significa, alla lettera, “poesia del viandante”. Dei due ideogrammi che lo compongono, il primo (hai) ha in origine il senso di “girare”, “pellegrinare”, “viaggiare” mentre il secondo (ku) vuol dire “frase” o “poesia”.

Appunti di Ligustro

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LA POESIA GIAPPONESE

…Uno dei primi e più noti giudizi sulla poesia giapponese fu espresso nel 905 d. C. da Ki no Tsurayuki nella sua prefazione alla Raccolta di poesia antica e moderna.

Comincia così:

La poesia giapponese ha per seme il cuore umano, e si espande in innumeri foglie di parole. Molte cose di questa vita toccano l'uomo, che cerca quindi di esprimere i suoi sentimenti attraverso immagini tratte da quello che vede o sente. Chi mai fra gli uomini non compone poesie ascoltando l'usignuolo che canta tra i fiori, o il gracidare della rana che vive nell'acqua?

È poesia ciò che senza sforzo alcuno commuove e terra e cielo: ciò che muove a pietà gli dei ed i dèmoni invisibili, che ingentilisce i legami tra uomo e donna e può confortare il cuore dei feroci guerrieri.

A prima vista queste parole potranno apparire poco più di una affermazione convenzionale sulla potenza della poesia: ma in realtà nelle parole di Tsurayuki v'è più di un richiamo ad antiche osservazioni cinesi.

Ma sotto la piana veste retorica vi sono cose dette e cose taciute che non possono non interessare il lettore occidentale.

Anzitutto giova notare che Tsurayuki afferma che la poesia ha in sé la forza di muovere gli esseri soprannaturali e non, secondo il pensiero occidentale, che siano questi esseri a parlare per voce del poeta il quale altro non è che l'ispirato interprete delle loro parole. I giapponesi possono avere creduto che la poesia come ogni altra cosa fosse nata con gli dei, ma i poeti giapponesi non si sono mai rivolti alle Muse o ad altri esseri divini perché porgessero aiuti al loro poetare.

L'arte, per meravigliosa che fosse la potenza che le si attribuiva, non era posta al di là del talento umano. Tsurayuki noverò alcuni dei casi nei quali gli umani cercarono consolazione nella poesia:

Quando videro una distrutta fiorita primaverile, quando udirono il cader delle foglie in una sera d'autunno, quando sospirarono mirando nel loro specchio e neve e rughe portate da ogni anno che passa: quando la rugiada sull'erba o la spuma sull'onda li richiamò bruscamente alla brevità della lor vita, o quando, ancor ieri splendidi e orgogliosi caddero nella miseria e nella solitudine o quando dopo essere stati teneramente amati, furono abbandonati.

Questi rimasero tra i soggetti principali della poesia giapponese senza che alcuno avesse bisogno di un'ardente musa….

Articolo estratto dal libro LETTERATURA GIAPPONESE di Donald Keene materiale servito in origine per lezioni tenute nell’Università di Cambridge durante i corsi del 1952. (pagg. 35-36)

Il volume che è stato pubblicato da Sansoni – Firenze - nel 1958 e nel 1962 è presente nella sala Ligustro presso la Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia

 

 

LE OPERE DI LIGUSTRO SONO ACQUISTABILI

 

LIGUSTRO'S ARTWORKS ARE ON SALE

 

PREMIO ALBERO DELLA FRATELLANZA 
A GIOVANNI BERIO "LIGUSTRO"

il 28 gennaio 2007. presso la sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso a Imperia, al nostro cittadino è stato consegnato il premio in oggetto. Riporto la motivazione per la scelta del premiato.

 

"AI NOSTRI CONCITTADINI CHE HANNO SAPUTO LASCIARE TRACCIA IN ITALIA E NEL MONDO DEL LORO SAPERE, DEL LORO LAVORO, DEL LORO IMPEGNO CULTURALE, CIVILE, MORALE"

 

Dopo un'introduzione veramente sentita del Presidente Sig. Languasco, la parola è passata al Sig. Franco Carli che ha tenuto viva l'attenzione del numeroso pubblico tanta era la chiarezza, la proprietà di linguaggio, il tono pacato senza punte elevate usati per descrivere l'arte del nostro concittadino.

Eccovi alcuni stralci del suo discorso:

"Mi sono chiesto molte volte per quali ragioni mi sento così affascinato dai lavori di Ligustro. Ho cercato di darmi delle risposte Prima di tutto gioca a favore di questo fascino l'elemento così insolito, per noi quanto meno, che anima i suoi lavori.
Quello che più mi affascina di Ligustro è proprio l 'aspetto tecnico non tanto le evocazioni che hanno a che fare col nostro immaginario. E' una tecnica così, per noi appunto, insolita e così poco frequentata da altri e ne fa un caso unico non soltanto un nostro concittadino, di cui possiamo essere fieri, ma anche un esponente a tutto campo di una attività figurativa che ha delle connotazioni particolarissime. Ora questa tecnica mi fa venire in mente una cosa, che più è forte l'impatto tecnico e più, molto spesso, è alto il valore delle cose fatte.
Altra cosa che mi affascina in Ligustro è la capacità di stare dentro la bottega dove si costruisce in virtù di tecnica un fatto d'arte. Aggiungerò ancora una breve cosa , che in questi casi la tecnica non è mai una cosa fuori di sé, asettica, s'imparenta inevitabilmente col proprio vissuto, diventa anche strumento per capire il mondo non soltanto per fare un certo oggetto. Se esaminiamo quali siano stati i grandi fatti d'arte della nostra storia, vedremo che tutti hanno alle spalle una grande e altissima bottega artigiana.
Ed è per questo che Ligustro non è soltanto il portatore di una tecnica più visibile di altre perché più insolita, ma è anche lui persona tutto questo."

Dopo altri interventi molto chiarificativi, la parola è passata alla Dott.ssa Donatella Failla del Museo Chiossone di Genova.
La Dottoressa era visibilmente commossa per il tributo di affetto che tutti i presenti dimostravano al premiato.
Riporto una piccola ma significativa parte del discorso:

"Le cose che ho ascoltato mi hanno trovato concorde. Tutti gli aspetti delle prolusioni che mi hanno preceduto hanno presentato degli stimoli interessantissimi. Il Dr. Carli ha dato una rappresentazione del lavoro dell'artista come la rappresentazione di un uomo che si trovi in un avamposto della civiltà, in una particolare solitudine e questo a volte è vero.
Naturalmente si parla di autenticità di ispirazione e penso che questa autenticità senz'altro riguardi molto il lavoro di Ligustro.
Ci sono altri aspetti che sono già stati sfiorati nella realtà circa le vie misteriose per le quali alcune tecniche artistiche che sono d'accordo sul fatto che una padronanza notevole del mezzo espressivo sia fondamentale naturalmente per rendere quella che è l'ispirazione e l'idea originaria dell'artista. Questa padronanza che il maestro Ligustro esprime nella sua arte, nel suo lavoro è veramente sorprendente."

Infine Ligustro, calmo, posato anche se in fondo ai suoi occhi luccicava la commozione, ci ha deliziato con una gustosa dissertazione.

Un grande applauso e un ottimo brindisi hanno chiuso gioiosamente un incontro di notevole importanza dove l'arte, ancora una volta, ha aperto le sue grandi ali ed è volata in cielo.

CELESTINA

Domenica, 28 gennaio 2007 ore 10,30

SURIMONO Eseguito da Ligustro per il ricevimento del premio (dell’albero della fratellanza)
Xilografia policroma a 10 colori, anno 2007
Tecniche impiegate in uso nel periodo EDO in Giappone:

Versi: Un uomo può perire nel nulla senza lasciare un nome distinto che si tramandi per sempre?

di “Yamanoue-No-Okura” il nobile principe che nel VII° secolo è la “Tanka che in punto di morte lasciò ai posteri”

 

NOTA: Questa stampa di tipo Surimono è stata eseguita per gli amici intimi. Nel Giappone del tardo periodo Edo, c’era l’uso di produrre uno speciale surimono per festeggiare particolari ricorrenze nell’attività di circoli culturali o eventi simili di livello. Questi oggetti, da qualcuno definiti kubarimono (stampe omaggio pregiate) erano xilografie a tiratura molto limitata, come i nostri esemplari numerati, eseguite su cara pregiata ed arricchite con le più preziose raffinatezze incisorie; fuori commercio, venivano distribuite a membri e sostenitori di circoli o a famigliari. Ligustro riprende con questa sua insuperabile abilità che gli è propria, la simpatica usanza giapponese.

(Estratto relazione Prof. Adriano Vantaggi, nato a Genova nel 1949 dove vive e lavora. Ha vissuto in Giappone dal 1973 al 1975 con borsa di studio del Ministero della Pubblica Istruzione. Si è laureato in lingue e civiltà orientali presso l’Istituto Orientale di Napoli e tra i migliori allievi del Prof. Adolfo Tamburello. E’ un “Yamatologo” molto quotato. Già consulente del Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova, autore di numerose pubblicazioni e traduzioni dal giapponese. Accanto ad altri studi, si dedica da anni allo studio della storia dell’antica xilografia giapponese. Collabora inoltre con associazioni culturali dedite all’insegnamento delle arti, della storia e della letteratura orientali)

 

Da alcuni anni la SOMS (Società Operaia di Mutuo Soccorso) ha istituito un premio biennale che conferisce ai concittadini che hanno saputo lasciare traccia in Italia e nel mondo del loro sapere, del loro lavoro, del loro impegno culturale, civile, morale, nonché di aver operato per l'affermarsi di quei valori quali la fratellanza e la solidarietà che sono propri delle Società di Mutuo Soccorso.

Soci onorari ai quali è stato assegnato l'Albero della Fratellanza sono ad esempio Mons. Ismaele Castellano, il maestro Luciano Berio ed il premio Nobel Renato Dulbecco. Ognuno di loro, pur nella diversità del loro impegno e delle loro attività, ha manifestamente dimostrato la validità degli ideali della solidarietà, del mutuo soccorso, della fratellanza, ma soprattutto li ha messi in pratica. Mons. Ismaele Castellano, Vescovo di Siena, indubbiamente sostenuto e ispirato dalla sua vocazione di fede e di servizio, si è costantemente prodigato nell'opera di soccorso verso le genti del Terzo Mondo.

Il Maestro Luciano Berio, percorrendo la via dell'arte ha concorso alla diffusione di quei valori culturali che sono essenziali alla crescita ed all'affermazione della solidarietà del vivere civile; non pago di ciò egli ha altresì donato la propria casa alla SOMS, affinché venisse destinata a fini culturali e didattici.

Ultimo tra essi, ma solo in ordine di tempo il premio Nobel Renato Dulbecco ha portato avanti con impegno di uomo e di scienziato la silente ma dura battaglia per sconfiggere il male del secolo, e quindi far dono all'intero genere umano di conquiste utili a migliorare la qualità della vita.

Con l'Albero della Fratellanza non si è certo pensato di istituire un premio di fama altisonante: semplicemente si è voluto dare consistenza ad un gesto, ad un momento di incontro attraverso il quale esprimere consenso, solidarietà, amicizia ed ammirazione a delle persone che per la SOMS, ma non solo per essa, sono l'espressione più alta dell'impegno civile, morale e culturale che appunto ha le sue radici e la sua linfa vitale nei principi della solidarietà e della fratellanza.

 

 

9 OTTOBRE 2018

A 3 ANNI DALLA SCOMPARSA DELL'ARTISTA IMPERIESE. LE INIZIATIVE

 

Il ricordo di Ligustro sulla rivista "Cantarena"

 

STEFANO DELFINO IMPERIA

   Un numero speciale della rivista culturale «Cantarena» (e un altro già in preparazione con gli atti del convegno dello scorso aprile all'Università di Genova) e due capitoli di un libro dedicati a lui e alla sua arte: a quasi tre anni dalla scomparsa, Giovanni Berio, conosciuto come Ligustro, resta un personaggio ai centro dell'attenzione, e non solo a Imperia, di quanti lo hanno frequentato, e ne hanno apprezzato l'inesauribile attività di studio e di recupero delle antiche, tecniche giapponesi di stampa e di incisione, ormai dimenticate.

   Intitolato «Le opere di Ligustro Berio: uno studio sulla composizione», il secondo volume di «Cantarena» fa parte di un progetto che riguarda il Premo Ligustro, patrocinato da Città di Imperia, Fondazione Italia-Giappone, Centro Internazionale Antinoo per l'Arte Centro documentazione Marguerite Yourcenar e Fondazione Mario Novaro, e in oltre 200 pagine raccoglie decine di riproduzioni di stampe, xilografie policrome a più colori (anche 150), surimono, biglietti augurali, ed ex libris realizzati dal Maestro.

   Spiega il figlio Francesco Berio, che sta catalogando i documenti del padre: «Questa pubblicazione può essere un valido supporto per studiare le tecniche usate da Ligustro, la moltitudine dei colori e le matrici incise, dare una lettura critica sulle possibilità espressive della xilografia policroma contemporanea in relazione alle innovazioni da lui introdotte, e analizzare la poesia giapponese e cinese racchiusa nelle sue opere, oltre ai molteplici significati simbolici e filosofici».

   Il momento di studio e di ricerca sarà incentivato dalla possibilità di accedere al materiale presente nella sala Ligustro della Civica Biblioteca Lagorio, alla quale l'artista ha donato 4.000 legni incisi, 2.000 libri e 20 faldoni di corrispondenza, il suo archivio completo, e disponibile anche in formato digitale. Lo scopo del premio è quello di far conoscere ai giovani studenti l'antica tecnica nishiki-e riscoperta da Ligustro, «evidenziandone la complessità e la perfezione».

   A Ligustro si è interessata Angelina Merlo di Loano, che nel suo libro «Domeniche nel Ponente ligure» (Edizioni del Delfino Moro di Albenga), ne parla in due capitoli: «Ottobre: Oriente-Occidente», dove racconta affascinata la visita all'atelier del Maestro, «un mondo magico» che si affacciava in via Des Geneys a Oneglia, e che ora non esiste più; e «Comunicazione», in cui ricorda Ligustro al lavoro «nel suo regno di pace», diventato anche un luogo di incontro di tanti amici e intellettuali. —