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TITOLO: Stampa Amaterasu La danza della grande dea del sole variante 1

Amaterasu-ō-mi-kami (letteralmente "Grande dea che splende nei cieli"), generalmente abbreviato in Amaterasu, è la dea del Sole (divinità da cui discendono tutte le cose) nella religione shintoista. È considerata la mitica antenata diretta della famiglia imperiale giapponese.

Xilografia policroma a 156 colori, anno 1999

Tirature: 4 con colori e carte diverse

Tecniche impiegate in uso nel periodo EDO in Giappone:

Nishiki-E

Dipinti broccato, termine con il quale si prese ad indicare le xilografie policrome diffusesi a partire dal 1765 (incisioni su legno di pero o di ciliegio).

Bokashi

Stampa a colori sfumati

Gindei

Impiego di polvere d’argento per dare rilievo a particolari finemente ricavati nella stampa.

Karazuri

Stampa con parti realizzate con la sola pressione, senza colore, per ottenere il rilievo ed effetti tridimensionali.

Kinpaku

Impiego di foglia d’oro al fine di ricoprire superfici anche estese sulla stampa.

Kirazuri

Stampa a mica consistente nell’applicare particelle di polvere di perla e mica al fine di ottenere effetto argentato e brillante. Per la stampa dell’oro e argento.

Sabi-Bori

Metodo di incisione per ottenere nella stampa della calligrafia Giapponese l’effetto del pennello.

Ginpaku

Stampa su foglio d’argento

Legno: Le incisioni per i contorni e per i cliché sono state eseguite su legno di ciliegio (Sakura)

Carta: Carta pregiata Giapponese

Misura della stampa: Dai Oban Tate-E (cm 80 x cm 48,5)

Sigilli in cinabro cinese

La poesia di Ligustro è stata tradotta, in metrica Giapponese, dalla calligrafa Jimbo Keiko

Firma : Sigillo in basso a sinistra ZE-CO RICERCATORE DI ARCOBALENI LIGUSTRO,

e in basso a sinistra più in alto LIGUSTRO

 


NOTA DI LIGUSTRO 1:

La figura della stampa è stilizzata con dimensioni non regolari; stavo studiando El Greco, dove le dimensioni della testa sono in proporzione con il corpo, ma ho variato leggermente la proporzione per fare la figura slanciata maggiormente perché rappresenta un kami (vere e proprie divinità nella fede shintoista).

[El Greco: 7 a 1 è la proporzione armonica fra il corpo e la testa dell’uomo, 13 a 1 è invece la proporzione utilizzata abitualmente da El Greco. Lo slancio in verticale è evidente anche dal fatto che egli prediliga spesso tele verticali, molto più alte del normale.]

Nella stampa sono presenti molte farfalle.

In particolare, come la farfalla ci insegna a plasmare e a trasformare la nostra vita in modo intelligente, così noi dovremmo cambiare il nostro approccio per affrontare le sfide alimentari dei prossimi anni.

La forza della farfalla ci aiuta a dare ordine alla nostra vita, a dare un peso alle nostre decisioni, e a realizzare quello in cui si crede.

I nostri avi con le farfalle prevedevano la stagione del raccolto: se bianca, ci sarebbe stata abbondanza di grano; se gialla di granturco, se rossa molta frutta e di buona qualità; con la farfalla nera, uva e vino avrebbero riempito le cantine. Quando invece le farfalle dalle ali scure volteggiavano intorno al contadino, ciò era un segnale di forti temporali che avrebbero movimentato l’estate, mettendo a rischio il raccolto.

…e il pensiero dominante è di una brava ragazza molto povera che con molta fatica andava a scuola. il Giappone, nel 1890 – 1895 circa, era in una situazione molto critica, e questa brava ragazza aveva un’intelligenza molto spiccata, studiava moltissimo ed era molto considerata a scuola. Riesce a vincere un premio per la poesia ed era stata invitata a ricevere il premio, ma lei non sarebbe voluta andare perché priva di un vestito adeguato e non voleva partecipare con i suoi abiti sgualciti. La madre si reca ad un mercatino e compera un vestito, scolorito e consumato, che aveva colori azzurri/viola con disegnati fiori di iris. La ragazza, anche se un po’ dubbiosa, indossa il vestito e si reca a ritirare il premio e al temine della cerimonia torna a casa. I suoi amici, benestanti, con abiti nuovi, si prendevano gioco di lei. Questa ragazza si chiama Ichiyo (può significare anche foglia).

Ho vestito la figura nella stampa circondata da molte foglie, che rappresenta Ichiyo e la dea Amaterasu con un bellissimo kimono colore azzurro/viola con disegnati fiori di iris. Il viola usato è il murasaki (viola in giapponese). Ho ritenuto valido usare questo colore in modo da valorizzare anche l’importantissima figura della scrittrice e poetessa giapponese Murasaki Shikibu.

Le farfalle che uso spesso rappresentano il cammino di un uomo; infatti la farfalla non vola in linea retta, le foglie, come detto, rappresentano Ichiyo.

Ho fatto questa descrizione durante la mostra che ho organizzato a Bruxelles presso l’Ambasciata Giapponese nell’anno 2003 e l’Ambasciatrice Giapponese, che era presente, mi ha accennato in modo confidenziale che l’anno successivo la figura di Ichiyo sarebbe stata presente su una banconota dello yen: la notizia mi ha fatto molto felice, come il successo riscosso dall’opera, stampata in polvere di perla brillantissima, occhi verdi, davanti ad un ricco paravento che la mette in maggiore evidenza, il grande sole.

Anche le altre opere esposte e lo stage organizzato presso l’Ambasciata del Giappone a Bruxelles hanno ottenuto notevole riscontro.

[Murasaki Shikibu (973 circa – 1014 circa o 1025) è stata una scrittrice e poetessa giapponese alla corte imperiale giapponese durante l'epoca Heian. Conosciuta principalmente per il romanzo Genji monogatari ("Storia di Genji"), scritto in giapponese presumibilmente tra l'anno 1000 e il 1012, servì come dama di corte per l'Imperatrice Shōshi. Il nome Murasaki Shikibu è in realtà uno pseudonimo, il suo vero nome resta tuttora sconosciuto. Si presume che l'autrice abbia impiegato almeno una decina d'anni per completarlo. Il Genji monogatari è riconosciuto come un importantissimo classico.]

 


NOTA DI LIGUSTRO 2:

 

Amaterasu-ō-mi-kami (letteralmente "Grande dea che splende nei cieli"), generalmente abbreviato in Amaterasu, è la dea del Sole (divinità da cui discendono tutte le cose) nella religione shintoista. È considerata la mitica antenata diretta della famiglia imperiale giapponese.

Il seguente brano dal I libro del Kojiki, ha particolare importanza perché quel che vi si narra è all'origine delle kagura, come vedremo:

 

…Inorridita a tale spettacolo [delle escandescenze di Susanowo] Amaterasu chiuse la porta della dimora rupestre del cielo, la sprangò e vi si tenne chiusa. Allora tutta quanta la distesa dell'alto cielo fu immersa nell'oscurità, e tutto il Paese fra i campi di giunchi [il Giappone] fu al buio. In conseguenza regnava la notte eterna.

 

Allora, tutto all'intorno, il brusio delle miriadi di [cattive] divinità fu simile al ronzar delle mosche al tempo in cui si pianta il riso, e per tutto si manifestò una quantità di guai.

 

Allora le ottocento miriadi di divinità si radunarono in divina assemblea nel letto del tranquillo fiume del cielo, e dissero al dio Omoki-kane, figlio di Taka-mi-musubi, di escogitare [il partito da prendere]; e cosi presero i galli che cantavano a lungo nella notte senza termine e li fecero cantare; poi presero dal letto tranquillo del fiume del cielo le dure rocce celesti; poi presero del ferro dalle miniere del cielo, fecero venire il fabbro Ama-tsu-mara e incaricarono Ishi-kori-dome di fabbricare uno specchio; poi incaricarono Tamanoya di fare una lunga filza di cinquecento pietre preziose ricurve; poi chiamarono Ama-no-Koyane e Futo-tama e fecero loro estrarre la scapola intera di un magnifico cervo del celeste monte Kagu, e fecero prendere della celeste corteccia di betulla del celeste monte Kagu, ed eseguire la divinazione; poi estirparono con tutte le radici un augusto albero di «sakaki» del celeste monte Kagu con cinquanta rami: ai rami superiori appesero lunghe filze di pietre preziose ricurve, e ai rami inferiori doni votivi di morbida stoffa bianca [di corteccia] e di morbida stoffa verde [di canapa]; poi Futo-tama prese queste diverse cose e le riunì insieme con i grandi augusti doni votivi e Ama-no-Koyane pronunciò, supplicando, le auguste parole rituali.

 

Allora il dio Ta-chikara-wo si appostò vicino alla porta e la dea Uzume si mise attorno al corpo la celeste fascia di fibra muschiata del celeste monte Kagu a guisa di reggi-braccia, e si pose sul capo un ornamento fatto [di foglie] di splendida fusaggine, si fece un mazzo di foglie di bambù del celeste monte Kagu, e, collocata un'assicella risonante davanti alla porta della dimora rupestre del cielo, vi pestò sopra in modo da farla risuonare, e, facendo come se in stato d'estasi avesse una ispirazione divina, trasse fuori i capezzoli delle sue poppe e tirò giù l'orlo della sua veste fino alle pudende. Allora tremò tutta la distesa dell'alto cielo, e tutte insieme risero le ottocento miriadi degli dei.

 

Ciò sorprese assai Amaterasu; onde, aperta un pochino la porta della dimora rupestre del cielo, disse dal di dentro: «In seguito al mio ritiro, la distesa del cielo dovrebbe pur essere, a mio avviso, assolutamente al buio, e anche il Paese fra i campi di giunchi dovrebbe trovarsi nell'oscurità.

 

Come avviene dunque che Uzume sia così allegra e che ridano anche tutte le ottocento miriadi degli dei». Allora Uzume parlò e disse: «Noi godiamo e siamo allegri perché c'è una divinità che è ancora più splendente di Tua Altezza».

 

Mentr'essa parlava, Koyane e Futo-tama tesero lo specchio presentandolo riverentemente ad Amaterasu. Allora Amaterasu, sempre più meravigliata, venne a poco a poco fuori della porta e guardò. In quel momento, Tachikara-wo, che stava in agguato, la prese per la sua augusta mano e la trasse fuori... Essendo dunque Amaterasu uscita fuori, tornarono naturalmente ad essere illuminati la distesa dell'alto cielo e il Paese fra i campi di giunchi.

(Trad. di R. Pettazzoni dalla trad. inglese dell'originale di B. H. Chamberlain. Vedi: R. Pettazzoni, La mitologia giapponese, Bologna, 1929, p. 60)

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La Letteratura Giapponese - La Letteratura Coreana

Marcello Muccioli

Le letterature del mondo Sansoni/Accademia

Febbraio 1969

 

Kojiki: vecchie cose scritte, è la più antica cronaca esistente in Giappone primi anni del VIII sec. 711-712, narra le origini del Giappone dall'era mitologica delle divinità shintoiste “kami”, al regno dell'imperatrice Suiko (592-628)

Kagura:…ma molto più importanti sono le kagura. Non si sa bene cosa significhi veramente questo vocabolo, ma si scrive con due caratteri cinesi che vogliono dire ricreazione degli Dei. Le kagura sono antichissime (affondano le loro radici nella notte della preistoria) e la tradizione le ricollega alla danza eseguita dalla dea Uzume davanti alla grotta in cui si era rinchiusa Amaterasu. Consistevano in pantomime di carattere mitologico accompagnate da musica (flauti e tamburi) e talvolta da canzoni kagura-uta eseguite nei templi o a corte con lo scopo di dilettare gli dei e guadagnarsene il favore (renderle propizie ai desideri umani). Con la graduale adozione della civiltà e della cultura cinesi comparvero forme di spettacolo prima sconosciute.

…Da questi artisti dei templi, che si tramandarono la loro arte di generazione in generazione, dovrà poi nascere il teatro indigeno.

NOTA DI LIGUSTRO 3:

 

Ichiyo (può significare anche foglia) - pseudonimo di Natsuko Higuchi - è la figura scelta da Ligustro, nell’anno 1999, per rappresentare Amaterasu senza sapere che la Banca del Giappone, per la nuova moneta da 5.000 yen, uscita il 1° novembre 2004, avrebbe scelto l’immagine di Higuchi Ichiyo (1872-1896). Fu la più importante scrittrice del periodo Meiji che compose circa tremila tanka.

Fu autodidatta e dimostrò la possibilità di emancipazione delle donne e delle classi modeste attraverso la diffusione della cultura e dell’istruzione. La vita di Higuchi Ichiyo fu molto difficile e sempre accompagnata da difficoltà economiche.

Tra le migliori esponenti della nuova letteratura femminile, sviluppatasi a fine secolo dopo l'apertura del paese all'Occidente, è autrice di racconti che pur ricollegandosi alla corrente romantica del momento ne interpretano in modo del tutto originale temi e linguaggi. Liriche e intense, le sue opere presentano altresì un'immagine fedele della società del suo tempo e dei quartieri popolari della città dove ancora non sembravano avvertirsi i fermenti che stavano rinnovando il Giappone. Inoltre, l'uso della lingua classica accanto a forme colloquiali e la tendenza a rielaborare lo stile ellittico di Ihara Saikaku danno ai suoi racconti una fisionomia del tutto particolare e inimitabile. Fra le sue opere la principale è Take kurabe ("Gara di altezze", 1895).

 

… Come capita alla giovane Midori che nel racconto Take kurabe spera con tutto il cuore di diventare una grande cortigiana, di vestire meravigliosi abiti, di essere adorata e riverita e di avere un protettore milionario. Con la spensieratezza e l’innocenza di una bambina Midori non sospetta nulla del mondo reale che si nasconde dietro all’ abbagliante luccichio della ricchezza e della fama, quel mondo impregnato di tradimenti, affari amorosi, maltrattamenti, debiti e solitudini fisiche ed emotive…

 


NOTA DI LIGUSTRO 4:

Tratto dal libro“ L’immagine e il Segno” Il giapponismo nella cultura europea tra l’800 ed il 900.

di Flavia Arzeni – 1987- (Docente di Letteratura e Cultura tedesca presso l’Università La Sapienza di Roma. Ha vissuto alcuni anni in Giappone)

 

L’oggetto giapponese andava intanto diffondendosi come curiosità e suppellettile nel mondo anglosassone allo stesso modo in cui si era diffuso nel mondo francese. Alla chiusura dell’Esposizione Universale nel 1862 una gran parte degli “exhibits” giapponesi, anziché essere rimpatriata, venne affidata per la vendita alla ditta Farmer & Rogers che creò, per l’occasione, una filiale specializzata in cose orientali.

La diresse un giovane intraprendente, Arthur Lasenby Liberty, che una decina d’anni dopo aprì il negozio che da lui prese il nome. Liberty non tradì la propria originaria vocazione orientale neppure in seguito, quando la sua bottega divenne un punto di riferimento per tutta Europa in materia di arredamento e decorazione, ed accolse tra i propri frequentatori abituali alcuni dei più bei nomi dell’Aesthetic Movement come Ruskin, William Morris e Rossetti. In certo modo, il suo ruolo a Londra fu paragonabile a quello di Samuel Bing, di Hayashi o degli altri grandi mercanti d’arte orientale di Parigi. Il massimo pontefice delle voghe giapponesi in Inghilterra fu James Mc Neill Whistler, un pittore americano di nascita e parigino di filiazione artistica che, trovando difficoltà a farsi spazio negli affollati circoli artistici della capitale francese, decise di passare la Manica e stabilirsi a Londra. A Parigi aveva appreso la lezione di Bracquemond e dei gruppi “japonisants” e a Londra la ripeté con entusiasmo e convinzione; pittore di atmosfere delicate e di attente armonie di colori, più che Degas e Manet – cui pure è strettamente legato – Whistler richiama alla mente l’impressionismo musicale di Debussy e di Saint-Saens. Alle sue opere diede infatti, e non senza qualche ingenuità, titoli in cui si mescolano entrambe le arti: “Sinfonia in bianco, Notturno in blu e argento, Capriccio in porpora e oro”. Collezionista accanito e non troppo discriminante, Whistler fece dei suoi quadri un vero catalogo illustrato di arte giapponese: ventagli, paraventi, bronzi, kimono, ceramiche bianche e blu affollano le sue tele con finalità puramente decorative ma con una insistenza che denota una sincera e non mitigata passione.

 

I materiali giapponesi furono per lui un filo conduttore e, tutto sommato, provvidenziale, conferendo unità e dignità formali a una pittura che cercava in se stessa e nella pura ricerca di equilibri estetici la propria giustificazione. Questo soprattutto nei dipinti della maturità, quando la meccanica ripetizione di elementi esteriori orientali e giapponesi si fece meno assillante e il messaggio appreso dai maestri del “nishiki-e” penetrò più profondamente nella struttura della composizione: come nel famoso “Notturno in blu e oro: il vecchio ponte di Battersea” che a buon diritto è considerato uno dei capolavori del giapponismo inglese, in cui gli elementi architettonici in primo piano, lo scorcio della città al di là del fiume, l’equilibrio asimmetrico delle masse, l’assenza di prospettiva rivelano una meditata assimilazione dell’opera di Hiroshige. Whistler non ebbe allievi di spicco e la sua pittura restò sempre leggermente marginale rispetto alle maggiori correnti del suo tempo, ma non si stancò di pagare il suo tributo alla tradizione estetica giapponese: “La storia del bello è già completa – scolpita nei marmi del Partenone – e ricamata con uccelli sul ventaglio di Hokusai, ai piedi del Fujiyama” disse in una “Lecture at ten o’clock” che tenne a Oxford e a Cambridge nel 1885.

 

Affermazione che suscitò lo sdegno di Swinburne, prima amico, poi detrattore di Whistler, che le smancerie di certo giapponesismo imperante infastidivano oltremisura: “Vattene, farfalla, torna in Giappone” invoca Swinburne in una lirica dedicata “A James Mc Neill Whistler”. Ma – osserva Miner – la farfalla nipponica restò ancora a lungo posata in Inghilterra. Allo spazientito Swinburne risponde indirettamente Kipling, il poeta vittoriano per eccellenza, il narratore dell’Impero e dell’Imperialismo, il militante e cristianissimo Kipling, che in una corrispondenza scritta alla fine degli Anni Ottanta da Kyoto si abbandona a questa per lui singolare professione di umiltà:

 

Il Giappone è un grande paese. I suoi costruttori giocano con i mattoni, i falegnami col legno, i fabbri col ferro e gli artisti con la vita, con la morte e con tutto ciò su cui si posa l’occhio. Fortunatamente al Giappone è stato negato quell’ultimo tocco di fermezza di carattere che gli avrebbe permesso di giocare col mondo intero. Noi possediamo quel tocco – noi, la nazione dei fiori di vetro, delle stuoie di lana rosa, dei cagnolini di porcellana rossi e verdi, degli infami tappeti di Bruxelles. È il nostro compenso.

Libri presenti nell’ ARCHIVIO LIGUSTRO - sala Ligustro - presso la Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia

La Sala Ligustro è fruibile pubblicamente, come punto di riferimento di eccellenza, per consultare tutto il materiale donato per approfondimenti personali ed eventi divulgativi.

per info ligustro.italia(AT)gmail.com

 

Apertura della sala dedicata al Maestro Ligustro

presso la Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia

 

Piazza Edmondo De Amicis, 7 - Imperia

 

In data 9 maggio 2015 si è svolta, presso la sala convegni della Biblioteca Civica Leonardo Lagorio di Imperia, con il patrocinio della Fondazione Italia Giappone e della Fondazione Mario Novaro, l’apertura della sala dedicata al Maestro Giovanni Berio in arte LIGUSTRO quale traguardo successivo dopo l’importante donazione (legni incisi, corrispondenza, calligrafie giapponesi, libri ed opere d’arte personali e di altri autori, l'archivio completo di una vita artistica) del Maestro alla Città di Imperia. La sala è fruibile pubblicamente, come punto di riferimento di eccellenza, per consultare tutto il materiale donato per approfondimenti personali ed eventi divulgativi.

Opening of the room dedicated to Ligustro

at the public library Leonardo Lagorio – Imperia (Italy)

 

Piazza Edmondo De Amicis, 7 - Imperia

 

On 9th May 2015, at the public library Leonardo Lagorio of the city of Imperia, with the sponsorship of the Italy Japan Foundation and Foundation Mario Novaro, took place the opening of the room dedicated to the master Giovanni Berio, alias LIGUSTRO as a goal following the important donation (crafted woods, correspondence, Japanese calligraphies, books and artworks, a complete archive of an entire life dedicated to art) of Ligustro to the city of Imperia. The room is usable from the community, as a point of excellence, to consult all the donated material for personal in-depth analysis and follow up meetings.

 

 

 

per info email ligustro.italia(AT)gmail.com